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Frode da 166 milioni nella logistica Conad: 18 cooperative-serbatoio nel mirino della GdF

Sequestro da 30 milioni nella logistica al servizio della GDO campana. Coinvolta la PAC2000A, prima consorziata Conad. La GdF di Napoli l’accusa di aver utilizzato 18 cooperative-serbatoio: appalti illeciti di manodopera mascherati da contratti di servizio e Iva evasa per coprire il costo del personale

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Dopo i casi che negli ultimi anni scoperti dalla Procura di Milano, il fronte degli appalti irregolari nella logistica si sposta al Sud. La Guardia di Finanza di Napoli, su delega della Procura di Napoli Nord (procuratore Domenico Airoma; coordinamento del procuratore aggiunto Mariella Di Mauro e del sostituto procuratore Mariacristina Bonomo), ha notificato un sequestro preventivo per oltre 30 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge 29 indagati tra persone fisiche e società del settore della grande distribuzione organizzata.

Al centro c’è PAC2000A, la più grande consorziata del sistema Conad per dimensioni e fatturato, e in particolare il centro di distribuzione di Carinaro (Caserta). Secondo gli inquirenti, la società si sarebbe formalmente avvalsa di 18 cooperative prive di reale autonomia imprenditoriale, utilizzate come «serbatoi» di manodopera per i servizi di logistica e movimentazione merci. Le prestazioni venivano fatturate come appalti di servizi, ma – è la tesi accusatoria che sostanzialmente ricalca quella messa a punto a Milano dal PM Paolo Storari – dietro i contratti si nascondeva una somministrazione illecita di personale: i lavoratori, pur assunti dalle cooperative, operavano stabilmente sotto la direzione e il controllo del committente, con istruzioni impartite e monitoraggio in tempo reale tramite sistemi informatici avanzati. 

Il meccanismo avrebbe generato fatture false per 166 milioni di euro e un sistematico mancato versamento dell’Iva da parte delle cooperative, i cui «risparmi» servivano a sostenere il costo del lavoro. La regia, secondo l’accusa, era affidata a consulenti fiscali, con cooperative intestate a prestanome e trasferimenti «in blocco» dei lavoratori da un soggetto all’altro per garantire la continuità operativa nonostante i debiti accumulati con il fisco.

Nel corso dell’indagine, PAC2000A ha regolarizzato la propria posizione per gli anni 2019-2024, versando oltre 14,4 milioni di imposte più 6,2 milioni tra interessi e sanzioni: una scelta che le ha consentito di uscire dal perimetro del sequestro – che ha colpito gli altri soggetti per circa 14,5 milioni – ma non dalla contestazione della responsabilità amministrativa ex d.lgs. 231/2001.

Per le aziende del settore l’inchiesta è un nuovo monito: il confine tra appalto genuino e somministrazione illecita passa da chi esercita davvero potere direttivo e di controllo sui lavoratori. E nei magazzini di oggi, dove ogni movimento è tracciato, è sufficiente una traccia software a dimostrarlo.

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