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Accise, nuova proroga ma sconto dimezzato: per l’autotrasporto si assottiglia la rete di protezione

Il Governo proroga il taglio delle accise fino al 3 luglio 2026, ma riduce ulteriormente lo sconto sul gasolio. Una scelta che riflette non solo esigenze di bilancio, ma anche il nuovo orientamento europeo: più risorse per la transizione energetica, meno spazio agli aiuti sui carburanti fossili

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Il taglio delle accise sui carburanti non si ferma al 6 giugno. Con il nuovo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze la misura viene prorogata fino al 3 luglio 2026, ma con un ulteriore ridimensionamento del beneficio per chi utilizza gasolio.
Per la benzina resta confermato lo sconto di 5 centesimi al litro. Per il diesel, invece, il taglio viene dimezzato: dagli attuali 10 centesimi si passa a 5 centesimi al litro, che diventano circa 6,1 centesimi considerando anche l’effetto dell’Iva.
In pratica il Governo mantiene l’intervento ma ne riduce progressivamente l’intensità. Una scelta che consente di evitare un ritorno immediato alle aliquote piene, ma che lascia una quota crescente dell’aumento dei costi a carico di imprese e consumatori.

Per le flotte il conto torna a salire

Per una vettura privata la differenza può apparire marginale. Per una flotta di autotrasporto il ragionamento cambia completamente.
Anche pochi centesimi al litro, moltiplicati per migliaia di litri consumati ogni mese, finiscono per incidere in modo significativo sui costi operativi. Il dimezzamento dello sconto non annulla il sostegno pubblico, ma riduce la capacità della misura di assorbire le oscillazioni del mercato energetico.
Le imprese che negli ultimi mesi hanno beneficiato di una parziale attenuazione dei rincari dovranno quindi tornare a fare i conti con margini più stretti, soprattutto nei contratti dove i meccanismi di adeguamento carburante non riescono a trasferire immediatamente gli aumenti sui committenti.

Dietro la scelta c’è anche il nuovo orientamento europeo

La riduzione degli sconti non dipende soltanto dalle esigenze di finanza pubblica. Negli stessi giorni Bruxelles ha riconosciuto all’Italia nuovi margini di spesa per circa 14 miliardi di euro destinati alle politiche energetiche. Si tratta però di risorse legate alla sicurezza energetica, alle energie rinnovabili e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
In altre parole, l’Europa continua a concedere spazio agli investimenti per la transizione energetica, ma guarda con crescente cautela agli interventi che sostengono direttamente il consumo di carburanti tradizionali.
È una distinzione che per l’autotrasporto pesa. Le flotte italiane continuano infatti a essere alimentate in larga maggioranza da motori diesel e qualsiasi riduzione degli aiuti sul carburante produce effetti immediati sui costi di esercizio. Al contrario, i benefici degli investimenti nella transizione energetica richiedono tempi molto più lunghi per tradursi in vantaggi concreti per le imprese.

Una direzione ormai evidente

Il gasolio non è ancora tornato al pieno carico fiscale, ma la direzione appare chiara. La proroga fino al 3 luglio evita uno strappo improvviso, tuttavia conferma il progressivo ridimensionamento degli sconti. Parallelamente, le risorse europee vengono orientate sempre più verso decarbonizzazione, rinnovabili ed elettrificazione.
Per l’autotrasporto significa entrare in una fase nuova: da un lato diminuiscono gli strumenti emergenziali che hanno contenuto il costo del carburante negli ultimi anni; dall’altro le alternative tecnologiche non sono ancora diffuse a sufficienza per sostituire il diesel nel trasporto pesante.
La conseguenza è che, almeno nel breve periodo, il costo energetico è destinato a tornare uno dei principali fattori di pressione sui bilanci delle imprese e, inevitabilmente, sulle tariffe della logistica.

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