C’è un numero che dice tutto: il 77% delle aziende che acquistano servizi logistici chiede oggi al proprio fornitore un’integrazione digitale. Lo rilevano i «100 Numeri per capire l’autotrasporto», il volume curato dalla redazione di Uomini e Trasporti che sarà presentato il prossimo 15 maggio a Milano, durante Transpotec, alle ore 14. Il motivo è semplice quanto urgente: coordinare flussi, gestire scorte, ottimizzare rotte e ridurre la burocrazia non si fa più con carta e telefonate. Si fa con dati, standard e connessioni digitali stabili tra sistemi informativi.
A dare concretezza e misura a questa esigenza arriva oggi una ricerca che quantifica il valore reale della digitalizzazione nella filiera del Largo Consumo: l’Osservatorio EDI nel Largo Consumo, realizzato dall’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano in collaborazione con GS1 Italy, presentato al convegno “Connettere per competere: l’EDI nel Largo Consumo nel 2026”.
Che cos’è l’EDI e perché conta
L’Electronic Data Interchange (EDI) è lo scambio automatizzato e standardizzato di documenti commerciali – ordini, fatture, avvisi di spedizione, documenti di trasporto – tra i sistemi informatici di due aziende. Non è una novità tecnologica: esiste da decenni. Ma la ricerca del PoliMi e di GS1 Italy ne misura per la prima volta l’impatto economico in modo sistematico, e i numeri sono difficili da ignorare.
I numeri del risparmio: tempi e costi
Nel processo analogico tradizionale, la gestione di un ciclo ordine-consegna richiede in media 93 minuti e costa 35 euro per ordine. L’introduzione di soluzioni OCR (riconoscimento ottico dei caratteri) riduce già i tempi a 59 minuti e il costo a 22 euro. Ma è con la piena adozione dell’EDI che il salto diventa strutturale: 20 minuti per ciclo (-78% rispetto all’analogico) e 8 euro per ordine (-77%).
L’effetto è ancora più netto sulla fase di ordinazione, che da sola registra una riduzione dei tempi del 92% rispetto al processo analogico. E non si tratta di un vantaggio distribuito in modo asimmetrico: i benefici si dividono in modo equilibrato tra produttori e retailer. Nel processo analogico i 93 minuti totali si ripartiscono in 56 minuti a carico del produttore e 37 del retailer; con l’EDI scendono rispettivamente a 11 e 9 minuti.
Su scala di filiera, i numeri diventano ancora più significativi. Le 8.042 aziende attive con standard GS1 nel 2024 hanno scambiato circa 55 milioni di messaggi. Se anche solo una parte di questi scambi avviene in modalità analogica, il risparmio potenziale complessivo dell’EDI si misura in milioni di ore lavoro e decine di milioni di euro.
Un plateau preoccupante
Eppure, la ricerca registra anche un segnale di allarme: dopo anni di crescita, nel 2024 l’adozione dell’EDI nel Largo Consumo ha raggiunto un plateau. Le aziende attive sono calate dell’1% rispetto al 2023, i messaggi scambiati del 6%, le transazioni attive del 7%. Il sistema è maturo – il 91% di chi usava l’EDI nel 2023 lo usa ancora nel 2024 – ma fatica ad allargarsi, soprattutto verso le PMI della filiera.
Il problema non è tecnologico. Le barriere sono culturali, organizzative e relazionali. Molte aziende adottano l’EDI solo su pressione dei partner commerciali più grandi, con un utilizzo ridotto e spesso abbandonato alle prime difficoltà. In più, il 64% delle relazioni tra aziende si basa sullo scambio di un solo tipo di documento – quasi sempre la fattura – senza sfruttare il potenziale dell’EDI per ordini, avvisi di spedizione e altri flussi logistici. Solo il 36% delle relazioni coinvolge due o più tipologie di messaggi; appena 474 relazioni prevedono lo scambio di almeno quattro tipologie documentali.
L’EDI come infrastruttura, non come adempimento
«L’EDI rappresenta oggi una leva strategica imprescindibile per affrontare la crescente complessità delle supply chain», dichiara Riccardo Mangiaracina, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital B2b del PoliMi. «Tuttavia, il suo pieno potenziale resta ancora in parte inespresso, frenato più da barriere culturali e organizzative che tecnologiche».
La prospettiva futura è quella di un’evoluzione verso l’integrazione con cloud, API e intelligenza artificiale, che trasformerebbe l’EDI da sistema di scambio documentale a vera infrastruttura dati della supply chain. Un’evoluzione già tracciata anche dal quadro normativo europeo: il regolamento EUDR sulla tracciabilità e il regolamento eFTI sulla logistica digitale rendono la strutturazione dei flussi informativi non più opzionale, ma necessaria per la compliance.
Il nodo dei dati di prodotto
Un ecosistema EDI maturo richiede però anche un elemento complementare spesso sottovalutato: la sincronizzazione dei dati di prodotto tra partner commerciali, garantita da standard come il GS1 GDSN (Global Data Synchronisation Network). Senza coerenza informativa a monte – sui prodotti, sui codici, sulle caratteristiche – anche le implementazioni EDI più accurate rischiano di perdere efficacia. La qualità del dato è la fondamenta su cui costruisce valore ogni integrazione digitale.
Un dato che parla anche alla logistica
Il 77% delle aziende che comprano logistica chiede integrazione digitale. La ricerca del PoliMi e GS1 Italy spiega perché quella richiesta ha senso: perché l’EDI non è solo un sistema per scambiare fatture, ma un motore di efficienza operativa che taglia i tempi di tre quarti e i costi di quasi altrettanto. Per chi opera nella logistica e nel trasporto merci, ignorare questo strumento significa perdere competitività nei confronti di chi lo usa già. E per chi vuole approfondire lo scenario complessivo del settore, l’appuntamento è il 15 maggio a Transpotec, dove i «100 Numeri per capire l’autotrasporto» di Uomini e Trasporti offriranno la mappa più aggiornata del mondo del trasporto e della logistica italiana.


