Cosa deve aspettarsi l’autotrasporto dall’incontro del 22 maggio? Secondo il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi, la risposta è già scritta: un nuovo decreto sul carburante, correttivi sugli aiuti e un cambio di approccio alla transizione ecologica.
Parlando al Logistic Village del Transpotec Logitec 2026, ospite di FIAP, Rixi ha messo in fila una lunga serie di criticità che oggi comprimono il settore: caro gasolio, regole europee, valichi alpini intermittenti, infrastrutture lente e una transizione energetica che, a suo dire, rischia di essere raccontata più che costruita.
Il primo messaggio è politico: alla riunione con le associazioni dell’autotrasporto che si svolgerà a palazzo Chigi, vorrebbe partecipare anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Poi in termini operativi, Rixi sostiene che sarà approvato un decreto per contenere le misure che il governo starebbe preparando per sterilizzare almeno in parte gli effetti dell’aumento del carburante sulle imprese di trasporto.
Il bersaglio polemico è il precedente meccanismo di riduzione delle accise, che secondo Rixi ha prodotto un paradosso: lo sconto è stato considerato aiuto di Stato e molte aziende hanno perso altri contributi compensativi, finendo per assorbire integralmente l’aumento del gasolio. Tradotto: il beneficio si è dissolto nei meccanismi burocratici europei.
Da qui l’idea di uno strumento “adeguabile trimestralmente”, capace di seguire l’andamento reale dell’energia e delle crisi internazionali. Un concetto che fotografa bene la fase che vive l’autotrasporto: non più emergenze isolate, ma instabilità strutturale.
Rixi, però, allarga subito il campo. Perché il vero nodo, secondo lui, non è soltanto il gasolio. È il rischio di costruire politiche industriali scollegate dalla realtà.
Sul palco del Transpotec, il viceministro, accennando alla necessità di riconsiderare i biocarburanti come opzione possibile sulla strada della transizione, smonta apertamente la narrativa della conversione rapida verso camion elettrici e idrogeno: “Pensare che il passaggio dal diesel all’elettrico o all’idrogeno possa avvenire in pochi anni è impossibile industrialmente. E anche infrastrutturalmente”.
Un’affermazione destinata a far discutere, soprattutto perché arriva mentre costruttori e istituzioni europee accelerano sulla decarbonizzazione del trasporto pesante. Ma Rixi insiste: prima di imporre scadenze bisogna guardare lo stato reale delle reti energetiche e delle infrastrutture continentali.
E infatti il suo intervento diventa quasi una mappa delle fragilità logistiche europee.
C’è il Brennero, continuamente ostaggio di limitazioni e scioperi. C’è il Monte Bianco, ancora privo della seconda canna nonostante anni di lavori e normative europee nate proprio dopo la tragedia del tunnel. C’è il Frejus, con collaudi che hanno richiesto mesi. E c’è soprattutto una constatazione: l’Italia dipende da pochi valichi alpini e ogni blocco diventa un colpo diretto alla competitività industriale.
“Le nostre aziende devono sopravvivere”, scandisce Rixi. E dietro la frase c’è tutta la preoccupazione di un settore che negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi restrizioni, cantieri, chiusure e costi.
Interessante il passaggio geopolitico. Per il viceministro, la crisi delle connessioni terrestri dimostra perché Italia ed Europa debbano investire di più su porti, mare e collegamenti aerei cargo. Le vie d’acqua, sostiene, hanno un vantaggio decisivo: si possono rimodulare rapidamente quando gli equilibri internazionali cambiano.
Un esempio? “Con l’Egitto in quattro mesi abbiamo attivato due linee. Una ferrovia richiede vent’anni”. Una frase che fotografa la crescente attenzione del governo verso la dimensione marittima della logistica.
Poi c’è il tema europeo, affrontato senza giri di parole. Rixi critica apertamente i vincoli del Patto di stabilità e il nuovo framework sugli aiuti, giudicati inadatti a una fase economica segnata da crisi energetiche e tensioni geopolitiche.
Il punto centrale è semplice: l’Europa consente deroghe ampie per la spesa militare, ma molto meno per energia, trasporto e logistica. Da qui la provocazione del viceministro: “O facciamo passare che la logistica ha carattere militare, oppure dobbiamo estendere quelle flessibilità”.
Dietro la battuta c’è una richiesta concreta: superare i limiti del de minimis e permettere agli Stati di sostenere davvero le imprese senza essere strangolati dai parametri di bilancio.
Rixi chiude con una riflessione sul ruolo dello Stato e sugli investimenti pubblici: “Far morire interi settori industriali per regole formali non è sintomo di intelligenza”.
Ed è probabilmente questa la frase che meglio sintetizza il messaggio consegnato al mondo dell’autotrasporto: il 22 maggio non sarà soltanto un tavolo tecnico sui ristori carburante. Sarà un test politico sulla volontà del governo di difendere un settore che continua a muovere l’economia italiana, ma che si sente sempre più schiacciato tra transizione energetica, vincoli europei e infrastrutture insufficienti.


