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Cosa aspettarsi dal confronto del 22 maggio: il governo ha pronto un decreto e cerca coperture

Il governo punta a presentarsi al tavolo con l'autotrasporto di venerdì 22 maggio, convocato subito dopo il Consiglio dei ministri, con un decreto che il ministro Salvini ha definito «già pronto». In ballo crediti d’imposta, accise e extracosti stimati in 500 milioni. Ma restano da chiarire coperture, tempi di attuazione e rapporti con Bruxelles

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A Milano, al Transpotec, ospite del Logistic Village, il viceministro Edoardo Rixi aveva risposto senza esitazioni alla domanda su cosa aspettarsi dalla riunione del 22 maggio: «Un decreto». Ieri, a Trento, al Festival dell’Economia organizzato dal Sole 24 Ore, lo stesso messaggio è arrivato dal ministro Matteo Salvini, che ha ribadito come il provvedimento per l’autotrasporto sia pronto e che sulle cifre stia lavorando Giancarlo Giorgetti. Un segnale tutt’altro che secondario, perché il governo sa bene che arrivare al tavolo con una semplice lista di promesse sarebbe difficile da far digerire a una base già irritata e in attesa di risposte concrete.

La partita, infatti, non è solo politica ma anche sostanziale. Se il testo sarà davvero pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e quindi immediatamente in vigore (seppure da convertire poi in legge in 60 giorni) il confronto cambierà completamente: non più impegni da verificare, ma un intervento già scritto e pronto a produrre effetti. Ed è proprio questo il punto su cui Unatras ha insistito con più forza, chiedendo misure capaci di recuperare gli extracosti che il settore stima in circa 500 milioni di euro.

Il nodo riguarda innanzitutto il costo del gasolio e il sistema degli aiuti. Fino a febbraio 2026 era previsto un beneficio di 26,9 centesimi al litro, poi sostituito dal credito d’imposta, ritenuto dalle associazioni meno incisivo e limitato alle spese sostenute tra marzo e maggio. A pesare c’è anche la struttura degli approvvigionamenti: molti autotrasportatori non si riforniscono alla pompa, ma tramite fornitori all’ingrosso o cisterne aziendali (in pratica in extra-rete), e questo rende meno efficaci gli sconti applicati direttamente alla rete ordinaria.

Secondo le stime delle associazioni, il risultato è un extracosto annuo di circa 9.000 euro per ogni mezzo pesante. Una cifra che, moltiplicata per le flotte più piccole, viene letta come un fattore di rischio per migliaia di imprese del comparto. Per questo le richieste non si fermano al credito d’imposta: il settore chiede anche di ridurre i tempi burocratici per la compensazione fiscale tramite l’Agenzia delle Dogane, oggi fissati a 60 giorni, portandoli a 10 per recuperare liquidità più rapidamente.

Tra le altre rivendicazioni ci sono la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e contributivi fino alla fine dell’anno, l’utilizzo immediato del credito d’imposta legato al rimborso trimestrale delle accise e l’emanazione rapida dei decreti attuativi necessari a rendere operative le misure annunciate dall’esecutivo. È su questo terreno che il confronto di venerdì acquista peso: non basta dire che il decreto c’è, bisogna capire se dentro quel testo ci sono davvero risposte all’altezza dell’emergenza.

Sul tavolo, però, resta anche il capitolo delle coperture. La Commissione europea si è detta disponibile a discutere nuove deroghe alle regole di bilancio per far fronte al rincaro dei carburanti, ma dall’Eurogruppo è arrivato un segnale opposto: nessuna apertura a ulteriore flessibilità. Per l’Italia la clausola di salvaguardia nazionale potrebbe valere circa sette miliardi nel 2026, ma il quadro resta tutt’altro che definito. Nel decreto atteso venerdì dovrebbe comunque trovare spazio una nuova proroga del taglio delle accise sui carburanti: dopo la revisione di fine aprile, lo sconto vale oggi 6,1 centesimi al litro sulla benzina e 24,4 centesimi sul gasolio, Iva inclusa. L’orientamento del governo sarebbe quello di estendere la misura fino all’8 o 9 giugno, in attesa di poter utilizzare l’extragettito Iva di maggio per un ulteriore intervento sulle cosiddette accise mobili. La proroga costerebbe circa 260 milioni di euro e rientrerebbe in un provvedimento complessivo da almeno 400 milioni. Mettendoci dentro anche autotrasporto e trasporto pubblico locale.

Resta infine il tema dei tempi e della credibilità politica dell’intervento. È anche per questo che Salvini ha insistito sul fatto che «qualcuno non sta cogliendo l’urgenza e la complicazione del momento». Per il settore, venerdì non sarà soltanto il giorno di un confronto tecnico, ma il momento in cui si capirà se il governo intende davvero rispondere con un provvedimento concreto a una crisi che gli autotrasportatori considerano ormai insostenibile.

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