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Caro-energia, Salvini chiama e Bruxelles risponde: ecco cosa c’è davvero sul tavolo per l’autotrasporto

Il ministro dei Trasporti incontra le sigle dell'autotrasporto e punta il dito contro l'Europa. Ma la Commissione ha appena lanciato «Accelerate EU»: voucher energetici, aiuti di Stato flessibili e un nuovo Osservatorio sui carburanti. Ecco cosa c'è in gioco

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C’è un copione ormai collaudato che si ripete ogni volta che l’energia torna a mordere i bilanci delle imprese italiane: il governo alza le mani, indica Bruxelles e spiega che «i soldi ci sarebbero, ma l’Europa li blocca». È più o meno la linea che Matteo Salvini porterà oggi al tavolo con le associazioni dell’autotrasporto, categoria stremata da mesi di prezzi del gasolio in altalena e margini che si assottigliano chilometro dopo chilometro.

Ma qual è davvero la posizione di Bruxelles? E soprattutto: cosa può aspettarsi un’azienda di trasporti dal piano europeo contro il caro-energia?

La risposta arriva dal nuovo pacchetto «Accelerate EU», la strategia con cui la Commissione prova a tamponare gli effetti della fiammata dei prezzi scatenata dalla guerra in Medio Oriente. Dall’inizio del conflitto, l’Unione ha bruciato 24 miliardi di euro in importazioni energetiche extra, in gran parte combustibili fossili. E anche se le armi tacessero domani, avvertono da Bruxelles, le interruzioni delle forniture dal Golfo continueranno a farsi sentire a lungo.

Nel breve periodo, la Commissione punta su misure «tempestive, mirate e temporanee». Tradotto: voucher energetici, riduzioni delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili, regimi di sostegno al reddito e formule di leasing sociale. Soprattutto – ed è qui che il dossier riguarda direttamente camion e logistica – un nuovo quadro temporaneo di aiuti di Stato, pensato per dare ai governi nazionali margini di manovra più ampi a favore dei settori più esposti. Il “sì” di Bruxelles, insomma, non manca: ma la cornice la disegna l’Europa, il quadro dentro dovranno riempirlo Roma e le altre capitali.

A maggio è attesa una proposta specifica per alleggerire la pressione fiscale dell’energia sulle industrie energivore e sui nuclei più fragili, con la promessa di una tassazione dell’elettricità più leggera rispetto ai combustibili fossili. Un messaggio non banale per un settore, quello dell’autotrasporto, che osserva con una certa ansia l’avanzare dell’elettrico pesante.

Il colpo d’occhio più interessante per le imprese di trasporto, però, è un altro: nasce un Osservatorio europeo dei Carburanti, chiamato a monitorare produzione, import, export e livelli di scorte in tutta l’Unione. Obiettivo dichiarato: intercettare in anticipo le possibili carenze e coordinare eventuali rilasci di emergenza per tenere il mercato in equilibrio. Tradotto per chi fa trasporto: meno sorprese al distributore, almeno nelle intenzioni.

Nel lungo periodo, il mantra resta quello dell’indipendenza energetica. «Le scelte che facciamo oggi influenzeranno la nostra capacità di affrontare le sfide di oggi e le crisi di domani», scandisce Ursula von der Leyen, rivendicando la rotta verso «energie domestiche e pulite». Entro l’estate arriverà un piano per l’elettrificazione di industria, trasporti ed edilizia. Resta però il nodo delle reti: l’European Grids Package, presentato il 10 dicembre 2025, chiede 1,2 trilioni di euro di investimenti e un’accelerazione delle autorizzazioni per le interconnessioni transfrontaliere. Senza fili e tralicci, nessuna elettrificazione regge il carico.

A essere meno colpiti dalla tempesta saranno, prevedibilmente, gli Stati con più rinnovabili, nucleare in esercizio e reti flessibili ben interconnesse. L’Italia, in questo scacchiere, gioca una partita in salita.

Che il ministro Salvini si presenti oggi al tavolo con i camionisti mostrando il cartello «aspettiamo l’Europa» è, a questo punto, comprensibile. Ma è solo metà della storia. L’altra metà — quella che decide davvero se una piccola impresa di trasporto arriverà a fine mese — si scrive in Italia.

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