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36,7%: è la quota di operatori che ritiene i contratti di trasporto ancora «a misura di cliente»

Un nostro sondaggio condotto tra imprese e autisti ha provato a misurare la portata delle indagini milanesi sugli appalti illegali nella logistica. Alla domanda se la gestione dei contratti di trasporto sia cambiata nell’ultimo anno, due su tre hanno risposto che «molto dipende ancora dal cliente», segno di come le modalità contrattuali restino ancora fortemente condizionate dalle richieste della committenza, più che da un’evoluzione uniforme del mercato

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Le indagini della Procura di Milano sulla logistica hanno acceso i riflettori su un sistema che per anni ha contribuito a comprimere i costi del trasporto, basato su tender al ribasso, subappalti e catene di terziarizzazione. Un sistema che oggi è in fase di ristrutturazione, anche alla luce di un quadro normativo e giurisprudenziale più stringente.

Ma quanto questo cambiamento viene percepito dagli operatori? Un nostro sondaggio condotto sui social, rivolto sia a imprenditori che ad autisti, ha provato a misurarne l’impatto.

Contratti ancora guidati dalla committenza

Innanzitutto, alla domanda rivolta alle imprese se la gestione dei contratti di trasporto sia cambiata nell’ultimo anno, la maggior parte (il 36,7%) risponde che «molto dipende ancora dal cliente», segno di come le modalità contrattuali restino ancora fortemente condizionate dalle richieste della committenza, più che da un’evoluzione uniforme del mercato.

Il 26,7% dichiara invece di partecipare più spesso a tender e gare d’appalto, mentre il 13,3% segnala l’introduzione di contratti scritti più lunghi e dettagliati. Resta tuttavia un 23,3% che afferma di lavorare ancora prevalentemente a chiamata o con accordi informali, a conferma di un’evoluzione dei rapporti contrattuali ancora disomogenea.

Come cambiano i contratti

La seconda domanda, rivolta soprattutto agli autisti e relativa ai cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nei contatti e nelle condizioni di lavoro, fotografa l’impatto sul piano operativo.

Il 48,4% segnala l’introduzione di regole più stringenti sui tempi di attesa al carico/scarico, mentre il 25,8% evidenzia un aumento di procedure e adempimenti burocratici. Un ulteriore 25,8% afferma però che «nulla è cambiato».

Un cambiamento percepito solo in parte

Ancora più articolata è la percezione dell’impatto diretto delle inchieste milanesi. Tra le imprese, il 28,1% rileva un aumento dei controlli e della trasparenza contrattuale e il 12,3% segnala regole più chiare nelle cooperative. Tuttavia, una quota rilevante (il 31,5%) ritiene che il sistema sia sostanzialmente invariato e un ulteriore 28,1% dichiara di non aver percepito alcun effetto.

Un dato che riflette, evidentemente, la natura graduale di un cambiamento innescato ai vertici della filiera ma che richiede tempo prima di tradursi in una percezione diffusa anche tra gli operatori. Tra i commenti al sondaggio, in molti plaudono comunque all’operato della magistratura, come scrive Angelo P.: «Applausi alla Procura, ma ritengo che siamo ancora all’inizio. Occorre lavorare sulla committenza, complice in molti casi di queste situazioni».


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