Fare rete contro la carenza di autisti nell’autotrasporto e nel trasporto pubblico di persone. È questo l’obiettivo dell’accordo firmato oggi alla Camera dei Deputati da Anita, Anav (autolinee pubbliche e private) e due associazioni delle autoscuole (Unasca e Confarca) che intende dare una risposta concreta alla crisi delle vocazioni per la professione di autista professionista che sta impattando in modo pesante sull’operatività delle aziende.
Il protocollo, firmato alla presenza di parlamentari di diversi schieramenti politici, tra cui Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera, prevede il potenziamento dell’incontro tra domanda e offerta, accompagnato e sostenuto da un pacchetto di riforme normative volte a facilitare l’accesso alla professione, anche per autisti provenienti da altri paesi e il rifinanziamento strutturale del bonus autisti a sostegno delle aziende.
La piattaforma Anita/Anav&Job
Il primo passo, dunque, è quello di realizzare una piattaforma interassociativa per facilitare l’incontro tra domanda e offerta. Si chiamerà Anita/Anav&Job, un’evoluzione della già esistente Anita&Job, ma con il beneficio di essere alimentata dal flusso informativo proveniente dalle autoscuole, il primo punto di incontro sul territorio dell’offerta di potenziali autisti da formare o già formati. L’accesso alla piattaforma, consentito alle aziende parte delle due associazioni di imprese che operano nel trasporto, rappresenta uno strumento di recruiting a disposizione dei datori di lavoro per intercettare profili qualificati e in linea con le esigenze operative del settore. Mentre per i candidati che, difficilmente riescono ad entrare in contatto diretto con le aziende, rappresenta una porta d’accesso privilegiata e gratuita verso la possibilità di ottenere un lavoro. Una rete digitale che coinvolge anche le autoscuole chiamate a contribuire in modo strutturale all’alimentazione della piattaforma con dati e curricula, ma anche con un’attività di promozione congiunta diretta a possibili candidati sul territorio con l’obiettivo di far conoscere percorsi formativi e professionalizzanti per nuovi conducenti.
Una crisi che può fermare il trasporto
Una strategia a quattro per rispondere a una crisi sempre più acuta che sta mettendo a rischio le filiere del trasporto stradale. Secondo le associazioni che hanno sottoscritto l’intesa, in Italia, è stato rilevato un ammanco di 10mila unità per il trasporto passeggeri e 20mila per il trasporto merci nel 2026. Un trend (raccontato anche nell’ultima edizione dei 100 numeri per capire l’autotrasporto) presente anche in tutta Europa dove ci sono oltre oltre 500.000 posizioni vacanti, destinate a superare il milione entro il 2026. Nel contesto nazionale la situazione è aggravata – secondo i firmatari della piattaforma – da diverse criticità che tengono lontani giovani e donne dalla professione, con effetti diretti sull’offerta dei servizi, sui costi operativi e sulla competitività del settore. “La Piattaforma presentata oggi – ha detto Riccardo Morelli, presidente di Anita – nasce dalla volontà di fare fronte comune, mettendo a sistema esperienze diverse per affrontare con approccio condiviso una criticità divenuta ormai strutturale. La disponibilità di conducenti qualificati è un fattore abilitante per la competitività delle imprese di autotrasporto merci e logistica, da cui dipende la continuità delle filiere produttive e la capacità di crescita del Sistema Paese. Per questo le proposte normative e il portale Anita/Anav&Jobs rappresentano interventi decisivi, capaci di agevolare l’accesso alla professione e rendere il settore più attrattivo”.
Esame unico per patente C e CQC
Da sola la piattaforma però non sarebbe sufficiente a reclutare quei circa 20mila nuovi autisti che ogni anno dovrebbero entrare in servizio per compensare quelli che escono dal mercato in cerca di altro o per andare in pensione. Così le quattro associazioni hanno presentato anche un pacchetto di riforme normative da attuare in particolare sulla disciplina per l’acquisizione della CQC per rendere più snella la formazione e facilitare l’ingresso di autisti provenienti da altri paesi. In primis, propongono di permettere agli autisti di guidare mentre si stanno formando, una facoltà già prevista dall’articolo 3, paragrafo 1, della Direttiva UE 2022/2561/UE con la possibilità per conducenti titolari di patente C, CE, D e DE assunti con contratto di lavoro subordinato di guidare sul territorio nazionale per un periodo massimo di dodici mesi dalla data di assunzione, a condizione che completino entro lo stesso termine il percorso formativo
Un capitolo importante riguarda la possibilità di fare formazione online a distanza per ampliare l’accessibilità ai corsi e ridurre i costi per i candidati, garantendo al contempo tracciabilità e certificazione della partecipazione. Propongono un esame unico finale per patente C e CQC, attraverso la razionalizzazione dei percorsi formativi e l’integrazione di moduli didattici sovrapponibili. Infine, prove di esame in inglese, sempre nell’ottica di facilitare l’accesso e ampliare la platea, e un bonus patenti strutturale con il rifinanziamento della misura, concessa negli anni scorsi, che copre fino all’80% delle spese sostenute per la formazione patente e/o CQC fino a un massimo di 2.500 euro per ciascun beneficiario.


