Forse ricorderete che nel 2022 venne introdotta la Riforma Cartabia, un provvedimento legislativo (D.Lgs. 150/2022) che aveva l’obiettivo di modernizzare il sistema giudiziario, ridurre i tempi dei processi civili e penali di almeno il 25% e favorire le risoluzioni alternative alle controversie.
A distanza di 5 anni non tutti questi risultati sono stati raggiunti – anzi – ma sicuramente la riforma ha modificato in profondità il regime di procedibilità di numerosi reati, tra cui quello che oggi ci interessa: le lesioni stradali gravi. A questo proposito una recente decisione della Corte di Cassazione evidenzia in modo concreto le conseguenze di questo cambiamento normativo: anche in presenza di una responsabilità accertata e di una condanna pronunciata dai giudici di merito, l’assenza della querela della persona offesa può impedire allo Stato di proseguire l’azione penale e portare all’annullamento definitivo della sentenza.
IL FATTO
La vicenda trae origine da un grave incidente stradale provocato da un conducente che, dopo aver perso il controllo del proprio veicolo, aveva invaso la corsia opposta andando a scontrarsi con un’automobile. Nell’impatto due persone riportavano lesioni gravi. A seguito del sinistro, l’autista veniva processato e condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato previsto dall’art. 590-bis del codice penale, sulla base delle violazioni del Codice della Strada contestate e della responsabilità colposa accertata dai giudici. Nel frattempo, però, entrava in vigore la già citata Riforma Cartabia, che ha modificato il regime di procedibilità delle lesioni stradali gravi. Mentre infatti in precedenza il reato era perseguibile d’ufficio, per l’ipotesi base prevista dall’articolo 590-bis, comma 1, del Codice penale è diventata necessaria la querela della persona offesa.
LA DECISIONE
Di conseguenza, esaminando il ricorso, la Corte di Cassazione ha rilevato l’assenza appunto della querela delle persone offese. I giudici hanno ricordato che la disciplina introdotta dalla Riforma Cartabia ha previsto un termine di tre mesi per consentire la presentazione della querela anche nei procedimenti relativi a fatti avvenuti prima dell’entrata in vigore della nuova normativa, qualora tale atto non fosse già stato depositato. Nel caso specifico, le vittime non si erano costituite parti civili né avevano presentato querela entro il termine previsto dall’art. 85 del D. lgs. n. 150/2022. Per questo motivo la Suprema Corte ha ritenuto che l’azione penale non potesse proseguire. La Cassazione ha inoltre chiarito che il ferimento di più persone nello stesso incidente non trasforma automaticamente il reato in una fattispecie perseguibile d’ufficio. Ogni lesione conserva infatti la propria autonomia giuridica e, di conseguenza, la necessità della querela deve essere valutata separatamente per ciascuna vittima coinvolta nel sinistro. Le motivazioni della decisione si fondano sul principio di legalità e sull’applicazione immediata delle norme processuali più favorevoli all’imputato in materia di procedibilità. La mancanza della querela è stata quindi considerata una causa di improcedibilità prevalente rispetto a qualsiasi ulteriore valutazione sul merito della vicenda o sull’ammissibilità del ricorso.
LE CONSEGUENZE
L’effetto della decisione è stato perciò l’annullamento senza rinvio della sentenza di condanna pronunciata nei confronti dell’imputato. Ciò significa che il procedimento si è chiuso definitivamente senza che il giudice possa più pronunciarsi sulla colpevolezza o sulla pena. La pronuncia evidenzia l’importanza che la querela ha assunto dopo la Riforma Cartabia nei procedimenti per lesioni stradali gravi. Per le persone offese, la presentazione tempestiva della denuncia non rappresenta più un semplice adempimento formale, ma una condizione essenziale affinché il processo penale possa proseguire. In assenza di tale manifestazione di volontà, anche una responsabilità accertata nei precedenti gradi di giudizio non può tradursi in una condanna definitiva. Il verdetto costituisce quindi un importante richiamo d’allarme per le vittime di incidenti stradali e per gli operatori del diritto, chiamati a prestare particolare attenzione ai termini e alle modalità previste dalla nuova disciplina.


