
D-TEC, ancora nelle mani della famiglia del fondatore Jan van Vlastuin e dei figli Henk, Karel e Gerrit (oggi alla guida dell’azienda), evolve in OFB Group. Un polo che integra anche il principale concessionario Ford Trucks dei Paesi Bassi (con una quota del 50%) e diverse realtà attive nel trasporto pesante.
Dalla nuova sede di Kesteren, avviata nel 2025 e recentemente inaugurata, D-TEC punta su specializzazione, automazione e sostenibilità per sviluppare una gamma di semirimorchi che spazia dall’agricoltura all’industria fino alla logistica. Dalle cisterne per liquami e digestato ai telai portacontainer, passando per robot di saldatura, lavorazioni meccaniche interne e una supply chain altamente integrata. Durante la visita allo stabilimento, il CEO Tim van der Roest ha illustrato organizzazione produttiva, strategie industriali e prospettive di crescita.
Lo stabilimento rappresenta un esempio di specializzazione applicata ai semirimorchi. «Operiamo su due linee produttive distinte ma complementari: da un lato i telai portacontainer, dall’altro le cisterne per liquami, digestato e reflui agricoli», spiega van der Roest, «un comparto in cui abbiamo sviluppato competenze molto specifiche». In Italia i mezzi sono distribuiti da Multitrax, società dei fratelli Andrea e Alberto Maggi con sede a Cremona, attiva da 30 anni nell’importazione di veicoli industriali innovativi.
La separazione dei processi emerge chiaramente nell’organizzazione della fabbrica. I telai portacontainer seguono una produzione a stazioni successive, mentre le cisterne vengono assemblate in un’unica postazione fino al completamento. Dopo l’arrivo del serbatoio grezzo dal fornitore specializzato, si procede con le personalizzazioni richieste – boccaporti, tubazioni di lavaggio, sistemi di carico e scarico – quindi con la verniciatura e il ritorno in linea per l’assemblaggio finale.
Cisterne da 30 o 36 metri cubi

Tra i prodotti simbolo figura la cisterna Steer, destinata soprattutto al mercato olandese. Le differenze normative europee incidono in modo significativo sulle caratteristiche tecniche: nei Paesi Bassi le capacità arrivano normalmente a 36 metri cubi, mentre in Italia si fermano intorno ai 30 per i limiti di peso. Cambiano anche le tecnologie: il mercato olandese privilegia sistemi di pompaggio idraulici, mentre altrove restano diffuse le soluzioni a vuoto.
D-TEC sta ampliando il raggio d’azione verso applicazioni industriali e nel settore dei rifiuti, pur mantenendo una forte presenza in ambito agricolo. Le cisterne sono per lo più realizzate in acciaio inox, scelto per durabilità e resistenza alla corrosione. Peculiare l’assenza di un telaio tradizionale: gli assali sono collegati direttamente al serbatoio, con benefici in termini di peso e semplicità costruttiva.
Il ciclo produttivo di una cisterna richiede circa una settimana, con una produzione attuale di 5-6 unità. La filosofia è orientata alla massima personalizzazione: ogni veicolo viene configurato sulle esigenze del cliente, rendendo cruciale la pianificazione di componenti e lavorazioni.

NUMERI PER CAPIRE
300 dipendenti
2.500 trailer all’anno
100 milioni di euro di fatturato
Robot e saldatura di precisione per i telai portacontainer
Sul fronte dei telai portacontainer, l’azienda ha investito in modo deciso nell’automazione. «Il cuore del processo sono i robot di saldatura applicati al telaio a longherone centrale (“single beam concept”), uno dei tratti distintivi della nostra gamma», spiega Sjaak Molissant, Regional Manager. «I robot operano simultaneamente garantendo uniformità termica e qualità costante: ogni telaio richiede tra 7 e 9 ore di lavorazione automatizzata».
La robotica affianca, senza sostituire, il lavoro umano: gli operatori eseguono le saldature preliminari e le operazioni più complesse, mentre i robot gestiscono le fasi ripetitive ad alta precisione. Il longherone centrale consente di ottenere una struttura insieme flessibile e robusta, particolarmente apprezzata nel trasporto container.
Componenti come assali, impianti frenanti e pneumatici vengono selezionati in base alle richieste dei clienti, con fornitori del calibro di SAF, BPW e Jost. A supporto della rapidità di consegna, D-TEC mantiene uno stock di circa 130 telai pronti.
Leader nei Paesi Bassi
D-TEC continua a occupare una posizione di rilievo nel mercato domestico, con una quota tra il 35 e il 40% nel segmento dei telai portacontainer. «Dopo i Paesi Bassi, i mercati principali sono Polonia e Italia», spiega André van Beek, Business Development Manager. «Il Regno Unito presenta esigenze specifiche, mentre la Germania è in crescita nonostante la forte concorrenza locale». Nei mercati in cui è presente tramite importatori, la quota media si attesta intorno al 25%.
Uno degli elementi distintivi è il rapporto diretto tra clienti, rete commerciale e ufficio tecnico. Le richieste degli utilizzatori vengono raccolte dai concessionari e trasferite agli ingegneri: inizialmente sviluppate come soluzioni speciali, possono entrare a far parte della gamma standard se la domanda si consolida. Un processo che consente di trasformare rapidamente esigenze operative in innovazioni concrete.

A supporto opera un team di circa 20 specialisti tra ricerca, sviluppo e ingegneria, suddivisi tra cisterne e telai portacontainer.
Nuova generazione di container chassis
D-TEC sta lavorando all’evoluzione della gamma con l’obiettivo di aumentare flessibilità e ridurre il costo totale di esercizio. Tra le novità, soluzioni estensibili per container da 45 piedi e configurazioni che ampliano le possibilità di carico senza compromettere la semplicità costruttiva.
Particolare attenzione è riservata al contenimento del peso: in alcuni casi il vantaggio rispetto ai concorrenti raggiunge alcune centinaia di chilogrammi, con benefici su carico utile e consumi. Un aspetto sempre più rilevante anche in prospettiva dell’elettrificazione.
Secondo l’azienda, ogni chilogrammo risparmiato si traduce in maggiore autonomia operativa. Allo stesso tempo, la semplicità strutturale contribuisce a ridurre i costi di manutenzione e a preservare il valore residuo, due fattori chiave nella valutazione economica di un semirimorchio.



