Sono 18 gli scioperi proclamati nell’ambito del trasporto merci su gomma nel 2025. Un numero che può sembrare esiguo, ma che in realtà denuncia una crescente conflittualità nel settore che l’anno precedente aveva subìto solo 9 manifestazioni di protesta.
Le tensioni si estendono e divampano anche nei magazzini con il fenomeno conosciuto come il blocco delle merci cresciuto moltissimo nei mesi scorsi, tanto da convincere la Commissione di garanzia sugli scioperi ad accendere un faro sulla logistica. È quanto emerge dalla Relazione annuale della Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali, presentata il 23 giugno scorso alla Camera dalla presidente Paola Bellocchi.
Trasporto merci e logistica in controtendenza
Il trasporto delle merci su gomma e la logistica è in controtendenza rispetto all’andamento nazionale degli scioperi, diminuiti nel 2025 del 5,5% (1.020 in termini assoluti) e del 9,6% nell’arco di tre anni. Aumentano gli scioperi generali, per lo più proclamati a livello nazionale da sigle minori e sindacati di base, mentre nel 2025 molte manifestazioni sono riconducibili a temi di politica internazionale.
In linea di massima però la conflittualità rimane territoriale e legata a problemi aziendali: quasi tre scioperi su quattro hanno questa caratteristica. Il settore più esposto rimane il trasporto pubblico locale dove si concentra un terzo delle agitazioni.
Problemi aziendali e locali alla base delle proteste
Anche il trasporto merci su gomma attira l’attenzione della Commissione guidata da Bellocchi. «Tale conflittualità – si legge nella relazione – seppure esigua, si pone in sostanziale crescita rispetto al conflitto registrato nel corso dell’anno 2024 (9 proclamazioni di sciopero complessivamente indette)».
Problematiche aziendali e locali sono state alla base della maggior parte delle iniziative di protesta, salvo in un caso con la proclamazione di uno sciopero nazionale da parte di un’organizzazione sindacale di base, per protestare contro il recente rinnovo del Ccnl, firmato dalle Organizzazioni sindacali confederali nel mese di dicembre 2024, che, ad avviso dell’organizzazione proclamante, non avrebbe garantito «la tutela delle patenti professionali, il miglioramento delle condizioni economiche e maggiori investimenti sulla sicurezza e sugli aggiornamenti professionali».
Magazzini e centri logistici nel mirino
Un capitolo a parte riguarda il cosiddetto «blocco delle merci», ovvero le azioni sindacali che per protesta fermano la movimentazione presso i centri logistici ove vengono svolte attività propedeutiche alle spedizioni di merci effettuate da corrieri e autotrasportatori, impedendo così lo svolgimento del trasporto. Un fenomeno in grande crescita tanto da convincere la Commissione a fare uno studio attento per capire se possa essere riconducibile nel perimetro della legge 146 del 1990 che norma lo sciopero nei servizi pubblici ritenuti essenziali, indicando modalità di proclamazione e prestazioni minime da erogare.
L’autotrasporto costituisce servizio pubblico essenziale in quanto riconosciuto indispensabile per «l’approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità», mentre la logistica e i magazzini non sono per il momento riconosciuti in questa categoria. La Commissione ha però avviato un’attività di osservazione che ha portato alla rilevazione di una stretta connessione tra trasporto e servizi logistici, come a dire: se il magazzino non lavora, la merce non parte. «Tale attività di approfondimento è stata effettuata anche mediante l’audizione ed il coinvolgimento delle parti sociali – si legge nel documento – ed ha condotto ad un consolidamento di conoscenze del settore che sono oggetto di attento esame da parte del Collegio di cui si darà conto nella prossima relazione annuale relativa al settore». Ovvero tra un anno.
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