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Forbes Global 2000, l’Italia dei trasporti corre con Iveco: dietro ci sono Poste, Leonardo, Prysmian e le grandi reti

Nella Global 2000 di Forbes l’Italia porta 27 aziende, ma nei trasporti il racconto più interessante parte da Iveco e si allarga a Poste Italiane, Leonardo, Prysmian, Snam e Terna: più che logistica pura, una filiera che muove merci, energia e infrastrutture

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Nella nuova Global 2000 di Forbes, che classifica le maggiori società quotate del mondo sulla base di ricavi, utili, asset e capitalizzazione, le 2.000 aziende censite sommano circa 56mila miliardi di dollari di ricavi, 5.500 miliardi di utili, 272.200 miliardi di asset e 121.900 miliardi di valore di mercato, tutti indicatori in crescita rispetto al 2025. In questo scenario l’Italia porta in classifica 27 gruppi, tre in meno dell’anno scorso, con Intesa Sanpaolo prima tra le società nazionali e Iveco 19esima tra le italiane, al 1122° posto assoluto.

Per chi osserva il settore dei trasporti e della logistica, il dato più evidente è che la presenza italiana non si concentra tanto su grandi operatori logistici puri (spesso la barriera di ingresso in tal senso è la quotazione in borsa), quanto su una filiera più ampia fatta di veicoli industriali, reti infrastrutturali, servizi di distribuzione e tecnologie per la mobilità. È un tratto coerente con la struttura del capitalismo italiano, dove il peso dei campioni nazionali si esprime più spesso nei nodi industriali e nelle reti abilitative che nei colossi globali del freight forwarding o dell’express delivery.

Il nome più diretto è quello di Iveco Group, che entra nella Global 2000 come principale realtà italiana immediatamente associabile al trasporto commerciale. La posizione – 1122ª nel mondo – fotografa una società di dimensione internazionale, apparentemente lontana, per massa critica finanziaria, dai grandi conglomerati globali dell’automotive e della mobilità. Allo stesso tempo, però, bisogna tener presente che questo gruppo che presidia truck, bus, powertrain e veicoli speciali, si trova in una fase evolutiva anche in termini finanziari, visto che è previsto l’ingresso nel gruppo indiano Tata che farebbe quindi schizzare in alto la sommatoria dei numeri frutto dell’accorpamento.

A prescindere da questo evoluzione, Iveco Group è riuscita a costruire negli anni un posizionamento riconoscibile nei veicoli commerciali e nelle alimentazioni alternative, con una storica forza sul gas naturale e una strategia dichiarata su elettrico, fuel cell, idrogeno, connettività e decarbonizzazione della produzione; elementi che aiutano la tenuta competitiva, ma che richiedono anche investimenti elevati in una fase in cui il mercato premia soprattutto le aziende capaci di combinare scala, margini e visibilità sul futuro tecnologico.

Accanto a Iveco, il perimetro dei trasporti italiani nella classifica va allargato a società che non fanno logistica in senso stretto, ma che ne costituiscono l’infrastruttura industriale e operativa. Poste Italiane, sesta tra le italiane e 299ª a livello globale, è il caso più evidente: il gruppo resta prima di tutto un operatore di servizi postali, pacchi, distribuzione e presenza capillare sul territorio, anche se la sua forza in classifica deriva in larga misura dalla combinazione tra attività logistiche, servizi finanziari, assicurativi e risparmio gestito.

Tutto questo per dire che la crescita di Poste nella Global 2000 non si basa soltanto sul recapito o sull’e-commerce logistics, ma anche su ricavi, utili e asset molto diversificati rispetto a un corriere puro. È la dimostrazione di come, nella classifica Forbes, la dimensione finanziaria e patrimoniale continui a favorire i gruppi multi-business rispetto agli operatori specializzati.

Altro nome da leggere in chiave mobilità è Leonardo, decima tra le italiane e 590ª nel ranking globale. Pur essendo un gruppo aerospace, difesa e sicurezza, Leonardo intercetta sempre più da vicino i temi del trasporto avanzato, dell’elettronica di bordo, del controllo delle infrastrutture e dei sistemi dual use, cioè tecnologie che hanno ricadute dirette anche sulla resilienza delle reti logistiche e dei corridoi di mobilità. Prova ne sia che ha acquisito proprio da Iveco tutte le attività relative al settore Difesa, legate quindi ai siti di Bolzano, Vittorio Veneto e Piacenza. In quest’ultimo stabilimento produttivo, in particolare, ha sede la storica società Astra finita in pancia a Leonardo.

Più indiretta, ma tutt’altro che marginale, è poi la presenza delle utility e dei gestori di rete: SnamTernaA2A e Hera non appartengono al trasporto in senso stretto, ma presidiano pezzi essenziali dell’ecosistema in cui la mobilità delle merci sta cambiando pelle. La crescita della logistica a basse emissioni, dell’elettrificazione dei nodi distributivi e delle alternative fuel infrastructure dipende sempre di più da reti energetiche, capacità di trasmissione e investimenti nella decarbonizzazione, fattori che aiutano a spiegare il peso di queste aziende nella classifica.

Dentro la stessa logica si può leggere anche Prysmian, undicesima tra le italiane e 601ª al mondo. Cavi e sistemi per energia e telecomunicazioni non sono trasporto, ma sono una componente strutturale delle infrastrutture che reggono porti, interporti, terminal, reti ferroviarie, automazione industriale e digitalizzazione delle supply chain; per questo la sua presenza nella Global 2000 interessa anche il lettore della logistica.

Nel complesso, la fotografia restituita da Forbes dice che l’Italia continua ad avere un presidio credibile nei comparti che abilitano trasporto e movimentazione, ma esprime ancora pochi player quotati di scala globale nella logistica pura. È una differenza che pesa soprattutto se confrontata con mercati dove i grandi gruppi della consegna, del cargo integrato o delle ferrovie merci hanno una taglia finanziaria tale da emergere con più forza nelle classifiche mondiali.

Il buon andamento generale della Global 2000 2026, con utili in crescita del 13,9% e capitalizzazione in aumento del 31,8%, va letto inoltre alla luce di un mercato che continua a premiare dimensione, capacità di investimento e visibilità strategica. In questo contesto, le società italiane legate ai trasporti sembrano reggere soprattutto quando uniscono manifattura, infrastrutture e diversificazione, mentre resta più difficile far emergere campioni nazionali puramente logistici con una massa critica finanziaria comparabile ai leader internazionali.

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