Il trasporto ha un problema di numeri. Mancano autisti, mancano competenze, manca ricambio generazionale. Ma forse manca anche un pezzo di risposta che per troppo tempo è rimasto ai margini: le donne. Oggi la presenza femminile nel mondo dell’autotrasporto resta ancora limitata, soprattutto nelle attività operative. Eppure, in un settore chiamato a diventare più professionale, più digitale e più attento alla qualità del lavoro, aumentare la partecipazione delle donne non è soltanto una questione di equilibrio sociale. È una scelta strategica, oltre che ovviamente di equità.
Proprio per favorire questo cambiamento, il legislatore mantiene attivo un meccanismo di incentivo per le imprese che assumono lavoratrici nei settori dove la presenza femminile è particolarmente ridotta.
Quando il trasporto viene considerato un settore “svantaggiato”
Ogni anno un decreto del Ministero del Lavoro, adottato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, individua i settori economici e le professioni caratterizzati da un forte squilibrio tra uomini e donne. Il criterio non è semplicemente quello di verificare se in un comparto lavorano poche donne. La norma considera infatti uno scostamento rispetto alla situazione generale del mercato del lavoro: entra nell’elenco un settore dove il divario uomo-donna supera di almeno il 25% la disparità media nazionale.
Per il 2026 – lo ricordiamo – il riferimento è il decreto interministeriale n. 3795 del 31 dicembre 2025. La disparità media nazionale è stata calcolata nel 9,3%; la soglia che fa scattare la classificazione è quindi pari all’11,6%.
Tra le professioni con il maggiore squilibrio compaiono proprio quelle legate alla guida e alla movimentazione: i conduttori di veicoli e macchinari mobili registrano una disparità del 94%, uno dei valori più elevati tra quelli individuati dal provvedimento.
Tradotto: assumere una donna in una professione dove la componente femminile è storicamente marginale può consentire all’impresa di accedere a un incentivo.
Lo sconto contributivo: meno 50% per chi assume
Il meccanismo non va confuso con il Bonus Donne introdotto dal decreto Coesione. Si tratta infatti di una misura diversa, più strutturale, collegata all’articolo 4 della legge 92/2012 (la cosiddetta legge Fornero). L’agevolazione consiste in una riduzione del 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.
La durata varia in base al tipo di rapporto:
- 12 mesi per le assunzioni a tempo determinato;
- 18 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato;
- 18 mesi anche in caso di trasformazione di un contratto a tempo determinato in uno stabile.
L’incentivo riguarda le lavoratrici che vengono considerate “svantaggiate” secondo la normativa europea, cioè appartenenti al genere sottorappresentato in professioni dove esiste un significativo squilibrio.
Una misura diversa dal Bonus Donne del decreto Coesione
Sul tema delle assunzioni femminili c’è però anche un’altra agevolazione, che molte imprese potrebbero ancora dover richiedere.
È il Bonus Donne previsto dall’articolo 23 del decreto Coesione (decreto-legge 60/2024), che ha introdotto un esonero contributivo molto più ampio: il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, fino a un massimo di 650 euro mensili per lavoratrice, per un periodo massimo di 24 mesi. Ma questa misura aveva una finestra temporale precisa: riguardava le assunzioni effettuate tra il 1° settembre 2024 e il 31 dicembre 2025.
L’INPS, con il messaggio n. 2451, ha ricordato alle aziende che la possibilità di presentare domanda resta aperta, ma soltanto fino al 30 settembre 2026. Dal giorno successivo, 1° ottobre, non sarà più possibile inviare nuove istanze.
Tre incentivi ancora da recuperare
La scadenza riguarda non soltanto il Bonus Donne, ma anche altre due misure introdotte dallo stesso decreto.
Bonus Giovani. Prevede l’esonero totale dei contributi previdenziali per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani lavoratori, con un limite di:
- 500 euro al mese per lavoratore;
- 650 euro al mese se la sede di lavoro si trova nelle regioni della ZES unica del Mezzogiorno.
Bonus Donne. Destinato alle lavoratrici considerate svantaggiate:
- esonero del 100%;
- limite massimo 650 euro mensili;
- durata fino a 24 mesi.
Bonus ZES unica. Pensato per favorire l’occupazione stabile nelle regioni meridionali:
- assunzioni a tempo indeterminato;
- personale non dirigente;
- esonero contributivo totale fino a 650 euro mensili.
Il trasporto che cambia ha bisogno anche di donne
Gli incentivi economici sono importanti, ma non possono essere l’unico argomento. La vera sfida è culturale e organizzativa. Un settore che vuole attrarre giovani, competenze digitali e nuove professionalità non può permettersi di essere percepito come un ambiente chiuso. Più donne alla guida di un camion, nella gestione delle flotte, nella logistica, negli uffici operativi, nei consigli di amministrazione significa anche introdurre nuovi punti di vista, nuove competenze e nuove modalità di organizzazione. Il trasporto del futuro non avrà bisogno soltanto di più persone. Avrà bisogno di «più persone diverse». E gli incentivi rappresentano soltanto un piccolo passo: il cambiamento vero arriva quando un’azienda invece di chiedersi se una donna «possa fare quel lavoro» si interrogherà sul «perché finora ne abbia avute così poche».


