Una fabbrica nata nel 1971 che nel 2026 viene ancora considerata strategica da una multinazionale globale dovrebbe far riflettere più dei suoi 55 anni. Perché per affrontare correttamente la questione non bisogna partire da ciò che ha fatto Michelin per tenere aperto Alessandria per oltre mezzo secolo, ma al contrario da cosa ha fatto Alessandria per convincere Michelin a tenerla aperta.
La risposta racconta molto più di un anniversario aziendale. Racconta un pezzo dell’industria italiana che ha imparato a stare dentro una multinazionale senza diventare semplicemente una sua periferia produttiva. Oggi ad Alessandria lavorano circa 950 persone e si producono 1,2 milioni di pneumatici l’anno, soprattutto per autocarro. Ma il valore dello stabilimento non sta soltanto nei pezzi che escono dai suoi cancelli. Sta nella capacità di sviluppare e validare nuovi prodotti e materiali, sperimentare processi che poi possono essere trasferiti ad altri stabilimenti Michelin, adattarsi rapidamente alla domanda e soprattutto formare persone che successivamente finiscono a lavorare in Canada, negli Stati Uniti, in Asia o a Clermont-Ferrand.
In altre parole: Alessandria non è rimasta in piedi malgrado i cambiamenti. È rimasta in piedi grazie alla capacità di governarli. Ed è probabilmente questo il modo più interessante per leggere i 55 anni dello stabilimento, celebrati oggi insieme ai 120 anni di Michelin in Italia.
Perché Alessandria non è stata semplicemente una fabbrica che Michelin ha continuato a tenere in produzione. È diventata, nel tempo, una fabbrica che il Gruppo ha continuato ad avere bisogno di tenere. La differenza non è sottile: nel primo caso si parla di continuità; nel secondo di competitività.
In 55 anni lo stabilimento ha attraversato trasformazioni profonde senza perdere il proprio ruolo nella rete industriale Michelin. Anzi, lo ha progressivamente ampliato: oggi non è soltanto uno dei siti produttivi del Gruppo, ma un luogo nel quale si sviluppano e si validano nuovi prodotti e materiali, si sperimentano nuovi processi e si costruiscono competenze che poi vengono trasferite ad altri stabilimenti nel mondo.
È questa, probabilmente, la ragione per cui Alessandria viene oggi indicata da Michelin come benchmark mondiale per la flessibilità produttiva. Non è un riconoscimento alla longevità. È quasi il contrario: un riconoscimento alla capacità di non comportarsi come una fabbrica di 55 anni.

Dalla gomma alle competenze
Il percorso si legge bene nelle parole di Daniele Rossi, oggi Vice President Manufacturing Europe di Michelin e, prima ancora, direttore proprio ad Alessandria. Tornando nello stabilimento cinque anni dopo averne celebrato il cinquantesimo anniversario, Rossi non ha parlato tanto di pneumatici quanto di persone. È un dettaglio solo apparentemente laterale. Perché, nella sua lettura, la storia di Alessandria è soprattutto la storia di persone che hanno imparato a trasformarsi per trasformare l’industria. Nuovi prodotti, nuove tecnologie, nuovi processi e nuovi modi di lavorare sono passati da qui. E molte delle persone formate nello stabilimento hanno poi portato quelle competenze in altri stabilimenti Michelin, dal Canada agli Stati Uniti, dall’Asia a Clermont-Ferrand.
Alessandria, insomma, non esporta soltanto pneumatici. Esporta competenze.
È un passaggio chiave per capire il peso che il sito ha assunto all’interno del Gruppo. Una fabbrica può essere competitiva perché produce a un costo conveniente. Ma può diventare strategica quando è capace di fare qualcosa che non si compra facilmente altrove: sviluppare persone, sperimentare soluzioni e trasferire conoscenza. E questo spiega anche perché la parola che ricorre più spesso quando Michelin parla oggi di Alessandria sia flessibilità.
Lo stabilimento dispone di un portafoglio molto ampio di gamme e dimensioni e di diverse modalità organizzative per adattarsi alla domanda. È stato inoltre scelto come sito pilota per i carrelli a guida autonoma (nella foto), una tecnologia che, terminata la fase di test, è entrata nella normale attività produttiva e potrà essere estesa ad altri stabilimenti del Gruppo.

Il camion, naturalmente, resta al centro
E qui si torna al terreno che interessa più direttamente il trasporto. Alessandria produce soprattutto pneumatici autocarro, con una capacità di circa 1,2 milioni di pezzi l’anno. Ma la partita che Michelin sta giocando nello stabilimento non riguarda soltanto quanti pneumatici escono dalla fabbrica. Riguarda quanto a lungo possono continuare a lavorare.
Il modello Multivite, richiamato dal presidente di Michelin Italia Agostino Mazzocchi, punta infatti su pneumatici progettati per durare più a lungo e per vivere più vite attraverso la riscolpitura e la ricostruzione. Per un’impresa di autotrasporto questo significa intervenire sul costo totale di utilizzo; per Michelin significa anche legare la propria innovazione alla riduzione del consumo di materie prime e delle emissioni.
È una logica che cambia anche il modo di guardare allo pneumatico: non più soltanto un componente da sostituire quando è consumato, ma un prodotto industriale da sfruttare attraverso più cicli di vita. E non è casuale che Michelin abbia portato proprio questo tema, pochi giorni fa, anche al Senato. L’idea è far entrare la ricostruzione degli pneumatici autocarro dentro una discussione più ampia sull’economia circolare, collegando vantaggi economici per le aziende di trasporto, riduzione delle materie prime e riduzione delle emissioni.
Una fabbrica italiana dentro una multinazionale francese
A questo punto emerge un’altra parte della storia che l’anniversario rende particolarmente evidente. Michelin è nata in Francia. Ma 120 anni di presenza industriale in Italia cominciano a essere qualcosa di più di una semplice presenza estera. Oggi il Gruppo conta in Italia oltre 3.800 dipendenti, una capacità produttiva installata di circa 14 milioni di pneumatici l’anno, 2.800 fornitori e un indotto indicato in 328 milioni di euro. Tra il 2021 e il 2025 gli investimenti nel Paese hanno raggiunto 432 milioni di euro.
Sono numeri che aiutano a dare una dimensione concreta a quello che Mazzocchi ha definito, con una certa dose di orgoglio, 120 anni di «Made in Italy» Michelin.
Non nel senso che gli pneumatici Michelin siano diventati italiani, ma nel senso che una parte della capacità industriale, tecnologica e professionale del Gruppo si è costruita qui. Alessandria ne è forse uno degli esempi più evidenti.
Il territorio: non basta che la fabbrica resti
Il problema, però, è che anche uno stabilimento competitivo non vive sospeso nel vuoto. Francesco Pepe, direttore dello stabilimento, ha insistito sul rapporto con il territorio. E qui il discorso si fa interessante anche per una ragione meno celebrativa: perché una fabbrica continui a essere competitiva, deve poter contare su un territorio capace di accompagnarla.
Alessandria si trova oggi dentro un’area che sta assumendo un peso crescente nella logistica nazionale. Ma proprio questa trasformazione pone una domanda sul tipo di sviluppo che il territorio vuole costruire.
Durante l’incontro è emerso il tema delle infrastrutture, dal secondo ponte sul Bormida fino all’ipotesi di un terzo collegamento, ma anche quello degli spazi e dei servizi per chi lavora nello stabilimento. Sono problemi concreti, che possono sembrare lontani dalla strategia di una multinazionale e invece ne fanno parte. Perché la competitività di una fabbrica non finisce al cancello della fabbrica.
Energia, infrastrutture, disponibilità di competenze, collegamenti, servizi e qualità del lavoro sono tutti pezzi dello stesso conto economico industriale. Ed è proprio qui che si gioca la prossima partita di Alessandria.
I prossimi 55 anni si giocano adesso
Michelin non ha naturalmente presentato oggi un piano per i prossimi 55 anni. Ma qualche indicazione sulle direzioni future c’è. Sul fronte ambientale, il sito ha già ridotto del 64% il consumo di acqua rispetto al 2019. A luglio è stata completata la trasformazione della centrale termica, con la sostituzione della turbina a gas con pompe di calore elettriche. Dal 2027 Michelin prevede così di raggiungere già gli obiettivi energetici e di CO₂ fissati dal Gruppo per il 2030. Sono inoltre allo studio soluzioni fotovoltaiche e l’approvvigionamento di biometano.
Ma la vera infrastruttura del futuro sono le persone. Nel 2025 ad Alessandria sono state erogate oltre 70.000 ore di formazione. Automazione e digitalizzazione stanno entrando nei processi produttivi, ma il messaggio arrivato dal management è che la tecnologia, da sola, non basta. Il vantaggio competitivo sta nella capacità delle persone di utilizzarla, migliorarla e soprattutto anticipare ciò che servirà domani.
È questo discorso ci riporta al punto di partenza: una fabbrica non arriva a 55 anni perché ha resistito al cambiamento. Ci arriva se ha imparato a cambiare prima che fosse troppo tardi. E forse è questo il vero anniversario che Michelin festeggia ad Alessandria. Non 55 anni alle spalle. Ma 55 anni di motivi per continuare ad andare avanti.
PERCHÉ MICHELIN TIENE ALESSANDRIA?
950 persone
1,2 milioni di pneumatici/anno
60% della produzione destinata a Italia ed Europa
40% destinata agli altri mercati mondiali
64% di acqua consumata in meno dal 2019
70.000 ore di formazione nel solo 2025
432 milioni € investiti da Michelin in Italia nel 2021-2025
benchmark mondiale Michelin per la flessibilità produttiva






