L’ex deposito petrolifero di via Erbosa, teatro della tragedia che il 9 dicembre 2024 causò la morte di cinque lavoratori e il ferimento di altre ventotto persone, cambierà definitivamente destinazione d’uso. Regione Toscana, Comune di Calenzano ed Eni Industrial Evolution hanno firmato il protocollo d’intesa che avvia il percorso di riconversione dell’area, circa 180 mila metri quadrati, da polo di stoccaggio carburanti a hub per la produzione di energia rinnovabile.
L’accordo, presentato a Palazzo Strozzi Sacrati, porta le firme del presidente della Regione Eugenio Giani, del sindaco di Calenzano Giuseppe Carovani, del direttore Industrial Transformation di Eni Giuseppe Ricci e dell’amministratore delegato di Eni Industrial Evolution Umberto Carrara.
Cosa prevede il protocollo
Il piano prevede anzitutto la cessazione definitiva dell’attività di stoccaggio e distribuzione dei carburanti nell’area, subordinata al completamento delle bonifiche ambientali richieste dalla normativa e all’ottenimento delle autorizzazioni necessarie. Al suo posto sorgerà un impianto fotovoltaico con potenza fino a 20 MWp, che resterà di proprietà di Eni o di una società del gruppo, e che secondo le stime potrà coprire il fabbisogno elettrico di circa 10 mila famiglie.
È previsto anche un secondo impianto, da circa 1 MW e dotato di sistema di accumulo, che verrà invece ceduto gratuitamente al Comune di Calenzano nei pressi del polo sportivo cittadino: Eni si farà carico anche della manutenzione e della gestione a proprie spese. Al Comune andrà inoltre il 5% del valore dell’energia prodotta dall’impianto principale, per l’intera vita utile della struttura, fino a un massimo di trent’anni.
Il protocollo istituisce un tavolo tecnico di coordinamento con incontri trimestrali per monitorare l’avanzamento dei lavori e conferma la salvaguardia occupazionale per il personale oggi impiegato nel sito. Tra gli impegni assunti dalle parti figura anche la sottoscrizione, entro 180 giorni, di un accordo per il recupero dell’ex complesso Omni di via di Le Prata, oggi in stato di degrado, con l’ipotesi di destinarne gli spazi inutilizzati ad attività associative del territorio. Prevista infine, in collaborazione con Ferrovie dello Stato, la riqualificazione della fermata ferroviaria di Pratignone come nodo intermodale, sul modello di Firenze Viale Guidoni, nella prospettiva di un potenziamento della linea Firenze–Prato–Pistoia.
Le parole di Giani
Il presidente della Regione Giani ha definito il protocollo la traduzione in un progetto concreto della scelta di trasformare l’area in un hub per la produzione di energia pulita. Inoltre, ha ricordato che il deposito, nato negli anni Sessanta in un contesto allora prevalentemente agricolo, era diventato negli anni un’infrastruttura ormai incompatibile con la forte urbanizzazione del territorio circostante – un rischio, ha sottolineato, reso drammaticamente evidente dai fatti del dicembre 2024.
Il contesto
L’esplosione del 9 dicembre 2024 al deposito Eni di Calenzano, avvenuta durante lavori di manutenzione su un serbatoio, provocò cinque morti e ventotto feriti, oltre a danni rilevanti nella zona industriale circostante, diventando uno dei più gravi incidenti sul lavoro degli ultimi anni in Toscana. Da allora l’area era rimasta ferma, in attesa di decisioni sul suo futuro. Il protocollo firmato oggi rappresenta il primo atto formale che chiude definitivamente l’ipotesi di un ritorno all’attività originaria, aprendo invece alla riconversione energetica e alla rigenerazione urbana della zona.


