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Lo Stretto si ingorga: sei ore per salire su una nave

Camion in coda per ore a Tremestieri e al Porto Storico. La L.A.A.I.S.N. attacca politica e compagnie di navigazione: «Manca una vera pianificazione dei flussi. Così si sequestrano tempo, lavoro e ore di guida agli autisti»

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Lo Stretto di Messina è largo poco più di tre chilometri. Ma a Ferragosto, per un camion, può diventare molto più lungo.

È il paradosso denunciato dalla Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani, Nazionali (L.A.A.I.S.N.), che raccoglie in questi giorni numerose segnalazioni dagli autotrasportatori alle prese con l’esodo estivo. Il problema non è attraversare lo Stretto: è riuscire ad arrivare alla nave.mNei giorni di maggiore traffico, secondo l’associazione, colonne di camion hanno atteso anche sei ore negli scali di Tremestieri e del Porto Storico, spesso senza quei servizi accessori che dovrebbero accompagnare le lunghe attese dei conducenti professionali. Il risultato è un cortocircuito logistico tutt’altro che estivo. Perché quelle sei ore non sono semplicemente «tempo perso». Sono ore che entrano direttamente nell’organizzazione del viaggio, consumano disponibilità del conducente e possono arrivare a compromettere la prosecuzione della missione.

«Gli errori si ripetono», denuncia la presidente della L.A.A.I.S.N. Tania Andreoli, secondo la quale anche nel 2026 la gestione dello Stretto continua a mostrare «gravi disservizi» tanto per gli operatori logistici quanto per i turisti.

Il problema non è il Ferragosto

La lettura dell’associazione è netta: non si può continuare a spiegare ogni emergenza con l’esodo estivo. Il vero problema sarebbe la mancanza di una pianificazione strutturale dei flussi, aggravata da infrastrutture che non avrebbero ricevuto un adeguato potenziamento.

«Con il pretesto del Ponte sullo Stretto, si continua da anni nella stessa direzione», sostiene il vicepresidente Giuseppe Neri. «Si preferisce sequestrare letteralmente ore ed ore veicoli e conducenti che finiscono per esaurire le ore di impegno disponibili presso gli scali di imbarco».

È proprio questo il punto che interessa maggiormente l’autotrasporto. Un camion fermo in coda non produce, ma soprattutto non recupera il tempo perso quando finalmente sale sulla nave. Il conducente, invece, continua ad avere una giornata di lavoro scandita da regole precise. E se una parte significativa della disponibilità viene consumata aspettando di imbarcarsi, il problema si trasferisce inevitabilmente sul resto del viaggio.

La domanda, quindi, è semplice: quanto costa davvero una coda di sei ore allo Stretto?

Costa all’impresa, certamente. Ma può costare anche alla programmazione delle consegne, alla disponibilità del veicolo e alle condizioni psicofisiche dell’autista.

Il Ponte può aspettare. I camion no

Nel comunicato della L.A.A.I.S.N. compare anche un riferimento al Trattato di Maastricht e ai corridoi europei, fino al richiamo al corridoio TEN-T. Al di là dei riferimenti istituzionali, il concetto è piuttosto concreto: mentre si progettano grandi opere e si discute del futuro collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, la mobilità delle merci deve funzionare anche oggi.mE oggi, secondo gli autotrasportatori, non funziona abbastanza bene.

L’associazione punta il dito non soltanto contro politica e istituzioni, ma anche contro le compagnie di navigazione, accusate di affrontare il problema con «estrema leggerezza». È un’accusa pesante, perché lo Stretto rappresenta un passaggio obbligato per una parte rilevante dei traffici da e verso la Sicilia. Non è quindi una semplice questione di mobilità turistica: è un pezzo della catena logistica nazionale.

La parola dimenticata: pianificazione

La parte forse più interessante della denuncia è racchiusa nell’ultima parola del comunicato: pianificazione. Perché il rischio è che ogni estate si ripeta lo stesso copione. Arriva Ferragosto, aumentano i flussi, le code si allungano e si attribuisce tutto all’eccezionalità dell’esodo.

Ma Ferragosto non è una sorpresa. È una data che arriva ogni anno. E se si sa che in determinati giorni aumenteranno contemporaneamente traffico turistico e traffico merci, la domanda non dovrebbe essere come gestire l’emergenza quando la coda è già lunga chilometri, ma come evitare che quella coda si formi.

La L.A.A.I.S.N. annuncia, se necessario, anche iniziative davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo e alla Commissione europea. Toni duri, dunque, per una questione che sembra molto meno teorica di quanto possano far pensare i riferimenti ai trattati europei. Perché alla fine della giornata il problema è sorprendentemente semplice: un autista che deve attraversare lo Stretto non ha bisogno di un convegno sulla mobilità. Ha bisogno di sapere quando salirà sulla nave. E possibilmente senza bruciarsi sei ore di lavoro in una coda.

Il Ponte è una questione di futuro. Ma i camion, nel frattempo, devono continuare a viaggiare.

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