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Un nido dentro il magazzino: così Amazon prova a cambiare il welfare della logistica

A settembre apre a Passo Corese (Rieti) il primo nido aziendale Amazon in Italia. La struttura sarà realizzata all’interno del centro di distribuzione e potrà accogliere 28 bambini, tra figli dei dipendenti e famiglie del territorio. Un’iniziativa che impone una riflessione: come costruire un welfare che parta dagli orari e dalle esigenze concrete di chi lavora nella logistica

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Un asilo nido dentro un centro di distribuzione. Non è soltanto un servizio in più offerto ai dipendenti, ma un esperimento di welfare costruito intorno al luogo e all’organizzazione del lavoro. È quello che accadrà da settembre al centro di distribuzione Amazon di Passo Corese, nel comune di Fara in Sabina, in provincia di Rieti. La struttura, realizzata negli spazi del sito logistico nell’ambito di un programma regionale per i servizi educativi alla prima infanzia, sarà gestita dal Comune e potrà accogliere fino a 28 bambini. Una parte dei posti sarà riservata ai figli dei dipendenti Amazon, mentre gli altri saranno destinati alle famiglie del territorio.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Amazon, Comune di Fara in Sabina e Regione Lazio e ha un obiettivo dichiarato: sostenere la genitorialità e facilitare la conciliazione tra vita e lavoro. Ma proprio quest’ultimo punto merita di essere osservato con particolare attenzione quando si parla di logistica.

Se il lavoro è flessibile, anche il welfare deve esserlo

La logistica ha una caratteristica che la distingue da molte altre attività: il lavoro non si ferma quando chiudono gli uffici. Magazzini, centri di distribuzione e piattaforme lavorano spesso su più turni, compresi quelli serali, notturni e del fine settimana. La stessa Amazon, nelle proprie offerte per gli addetti ai centri logistici, indica una pluralità di turnazioni, comprese quelle notturne e nel weekend.

È una flessibilità che dal punto di vista dell’impresa serve a seguire i flussi della merce e della domanda. Ma dal punto di vista del lavoratore può diventare un problema molto concreto quando entra in gioco la gestione dei figli. Per una madre che rientra dalla maternità, per esempio, non basta che esista un asilo: occorre che gli orari dell’asilo e quelli del lavoro siano compatibili. E se il turno cambia ogni settimana, anche il servizio per l’infanzia più vicino rischia di non essere sufficiente.

È qui che il modello di Passo Corese diventa interessante: non si limita ad aggiungere un servizio al tradizionale pacchetto di benefit, ma porta una parte del welfare dentro il luogo nel quale il lavoro viene organizzato.

Il nido è un pezzo di un modello più ampio

L’asilo, infatti, non arriva isolato. Amazon ha già introdotto nella propria rete logistica strumenti pensati per rendere più compatibile l’organizzazione dei turni con la vita familiare. Tra questi ci sono lo swap e lo switch dei turni, che consentono di scambiare giornate o turnazioni con i colleghi, e il cosiddetto Turno Famiglia, destinato ai genitori con bambini fino a 3 anni, che permette di lavorare su un turno fisso anziché sulla rotazione. L’azienda indica inoltre una policy di congedo parentale esteso fino a sei settimane retribuite.

Sono strumenti diversi, ma rispondono alla stessa logica: non chiedere soltanto al lavoratore di adattarsi all’organizzazione, ma provare ad adattare almeno in parte l’organizzazione alle esigenze del lavoratore. E questa distinzione diventa particolarmente importante quando si parla di maternità.

Il vero banco di prova sono le neo mamme

L’accesso ai servizi per l’infanzia è infatti uno dei fattori che possono incidere sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Lo sottolinea la stessa Amazon, ricordando come nelle regioni con maggiore copertura dei servizi per la prima infanzia si registrino anche tassi più elevati di occupazione femminile. Ma per chi lavora nella logistica la questione è ancora più articolata.

Una neo-mamma non ha bisogno soltanto di un posto dove lasciare il bambino. Ha bisogno di sapere a che ora entra al lavoro, a che ora può uscire, se il turno può cambiare, quanto tempo impiega per raggiungere il posto di lavoro, chi può occuparsi del bambino quando il turno non coincide con gli orari tradizionali e cosa succede quando il bambino si ammala.

Sono tutte variabili che, nel lavoro logistico, possono assumere un peso maggiore rispetto a un’attività con orario standard. Per questo il welfare aziendale del futuro potrebbe essere sempre meno una raccolta di benefit e sempre più una progettazione dell’organizzazione del lavoro intorno alle persone.

Un modello che riguarda tutta la filiera

La questione non interessa soltanto Amazon. Riguarda un settore logistico che ha bisogno di attrarre e trattenere persone e che, contemporaneamente, deve confrontarsi con una maggiore domanda di flessibilità da parte dei lavoratori. Vale per i magazzini, per i centri di distribuzione, per i trasporti e per una parte sempre più ampia delle attività legate alla consegna delle merci.

La sfida, soprattutto quando si parla di occupazione femminile, non è quindi semplicemente «portare più donne nella logistica». È fare in modo che possano rimanerci, crescere professionalmente e affrontare la maternità senza essere costrette a scegliere tra lavoro e famiglia.

Il nido di Passo Corese, con i suoi 28 posti e la sua collocazione direttamente all’interno del centro di distribuzione, è un intervento numericamente piccolo. Ma dal punto di vista del modello organizzativo può indicare una direzione interessante: se il lavoro cambia, anche il welfare deve smettere di essere standardizzato e imparare a seguire la vita reale delle persone.

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