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Autosped G, 5.000 camion davanti alla transizione: meno petrolio, più diversificazione?

Il gruppo - come emerge dal bilancio di sostenibilità – chiude il 2025 con 829 milioni di ricavi, 2.635 dipendenti e 19,4 milioni di litri di HVO consumati. Ma il dato più interessante è un altro: mentre cambia il mercato dei prodotti petroliferi, Autosped G amplia attività, competenze e mercati

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Il bilancio di sostenibilità può essere anche un modo per capire dove sta andando un’azienda. E nel caso di Gruppo Autosped G il documento, appena pubblicato con il supporto di Amapola Società Benefit, offre una fotografia particolarmente interessante, perché dietro ai numeri ambientali e sociali racconta la trasformazione di un operatore che ha costruito una parte importante della propria storia attorno a filiere – petrolifero, gas, chimica, criogenico – che nei prossimi anni dovranno necessariamente cambiare.

Il gruppo controllato dalla famiglia Gavio attraverso Aurelia ha chiuso il 2025 con circa 829 milioni di euro di ricavi, 2.635 dipendenti e una flotta di circa 5.000 mezzi. È una dimensione che rende le sue scelte tutt’altro che marginali per il trasporto italiano. Il gruppo è presente infatti in una pluralità di segmenti: dal petrolifero e chimico ai rifiuti, dai container all’intermodale, dai grandi lavori ai trasporti alimentari, fino alla costruzione di cisterne e veicoli e alla trasformazione industriale del pomodoro.

Ed è proprio qui che il bilancio diventa più interessante. Autosped G trasporta ancora una quantità rilevante di prodotti petroliferi e dispone, attraverso società del gruppo, di una presenza strutturata nella filiera. G&A, per esempio, nel 2025 ha generato 131 milioni di euro di ricavi, percorso 46 milioni di chilometri e operato con 955 mezzi e 702 autisti nel trasporto petrolifero e chimico.

Ma il contesto sta cambiando. Nel 2025 i consumi complessivi di prodotti petroliferi in Italia sono scesi del 2,9%, mentre il gasolio complessivo ha perso l’1%; la componente petrolchimica è stata tra quelle che hanno maggiormente contribuito alla contrazione. Allo stesso tempo, però, il trasporto stradale non sta affatto scomparendo: il gasolio per autotrazione rimane una componente fondamentale e a dicembre 2025 ha registrato addirittura un incremento del 5%, sostenuto anche dalla ripresa del traffico pesante. La questione, quindi, non è quella semplicistica del “petrolio che finisce”. È piuttosto quella di un mercato che cambia composizione, volumi e tecnologie.

Per un’impresa che muove migliaia di mezzi, significa una cosa molto concreta: non basta rendere più sostenibile quello che già si trasporta. Occorre anche chiedersi che cosa si trasporterà domani.

Il dato più evidente sul fronte ambientale è quello dell’HVO. Nel 2025 Autosped G ha utilizzato 19,4 milioni di litri, il 13% in più rispetto all’anno precedente. Secondo il gruppo, questo ha consentito di evitare 48.171 tonnellate di CO₂ equivalente rispetto all’utilizzo di una quantità equivalente di diesel. L’energia proveniente da fonti rinnovabili è inoltre cresciuta di circa il 14%. È un dato significativo soprattutto se letto insieme alla natura della flotta. L’HVO consente infatti di intervenire sul parco esistente senza aspettare che la sostituzione dei veicoli renda economicamente e operativamente praticabili altre soluzioni.

Ma il bilancio offre anche un dato che invita a non fermarsi al titolo “più HVO”. Le emissioni Scope 1 e Scope 2 sono state pari a 90.887 tonnellate di CO₂ equivalente, in aumento del 2%. Il gruppo spiega l’incremento con la crescita del perimetro e delle attività operative. Le Scope 3 sono state stimate in 133.269 tonnellate, con un perimetro di calcolo ulteriormente ampliato. Insomma: il gruppo sta riducendo l’impronta di alcune attività, ma intanto continua a crescere. È esattamente il tipo di contraddizione che rende più utile un bilancio di sostenibilità quando viene letto come documento industriale e non come brochure ambientale.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione. La diversificazione non sembra essere soltanto un esercizio teorico. Negli ultimi anni Autosped G ha ampliato il perimetro attraverso attività e acquisizioni che portano il gruppo verso mercati differenti. Nel 2025, per esempio, è stata acquisita Testani Pasqualino, specializzata nel trasporto di rifiuti liquidi e in particolare di oli usati destinati ai centri di raccolta e raffinazione. L’operazione ha portato nel gruppo 40 trattori, 45 semirimorchi, 6 autobetoniere e 45 dipendenti.

È un passaggio interessante perché mostra una possibile logica industriale: se cambiano le merci, cambiano anche le opportunità per chi possiede mezzi, cisterne, competenze ADR, officine, terminal e capacità organizzativa.

Il gruppo può quindi utilizzare competenze costruite nel trasporto di liquidi e materiali speciali per entrare o crescere in filiere diverse. Il trasporto degli oli usati, per esempio, non è semplicemente «un altro traffico»: è una componente della circolarità dei materiali. E accanto ai rifiuti ci sono container, intermodale, criogenico, alimentare, costruzioni e grandi lavori. La diversificazione, insomma, può essere letta come una forma di gestione del rischio industriale: non affidare il futuro di 5.000 mezzi a un solo grande mercato.

Il secondo grande numero del bilancio riguarda le persone. Nel 2025 il gruppo ha portato l’organico a 2.635 dipendenti, 127 in più rispetto all’anno precedente, mentre le ore complessive di formazione sono salite a 39.313, +19,5%. Ancora più significativo il dato sulla sicurezza: 28.325 ore, il 75% in più rispetto al 2024 e circa il 72% dell’intera formazione erogata.

La prevenzione passa anche dalla tecnologia: il sistema Geotab per il monitoraggio dello stile di guida è stato progressivamente esteso alla flotta e 700 mezzi sono stati dotati di dashcam frontali per analizzare frenate brusche, manovre anomale e altri eventi potenzialmente rischiosi. È un’evoluzione significativa per un gruppo nel quale la sicurezza non riguarda soltanto il conducente, ma anche il tipo di merci trasportate e i contesti operativi nei quali si muovono i veicoli.

C’è infine un altro pezzo della trasformazione che rischia di passare inosservato: la digitalizzazione della filiera. Nel 2025 Autosped G ha introdotto un Albo Fornitori digitale per qualificare e monitorare la supply chain. Circa 450 fornitori sono stati invitati a registrarsi e 350 hanno già avviato il processo di qualifica.

Contemporaneamente il gruppo ha proseguito il percorso di adeguamento alla NIS2, con test di intrusione, formazione e 12 campagne simulate di phishing. È il segnale di una trasformazione che va oltre il camion: per un grande operatore logistico la sostenibilità significa ormai anche controllare la catena dei fornitori, misurare le emissioni indirette, proteggere i sistemi informatici e sapere quali rischi si annidano lungo la filiera.

Il quinto Bilancio di sostenibilità di Autosped G, redatto secondo i GRI Standards 2021 e sottoposto a Limited Assurance, offre così una fotografia che va oltre i numeri ESG: da una parte c’è un gruppo di grandi dimensioni che continua a crescere e che deve rendere più efficiente una flotta di circa 5.000 mezzi; dall’altra c’è un mercato nel quale alcune delle merci che ne hanno alimentato la storia sono destinate a cambiare.

La risposta che si intravede nei numeri è duplice: rendere più sostenibile ciò che oggi si trasporta e, contemporaneamente, prepararsi a trasportare merci diverse domani. L’HVO è la prima risposta. La diversificazione dei traffici potrebbe essere la seconda.

Ed è probabilmente questa la parte più interessante del bilancio: per un grande trasportatore, la sostenibilità non è soltanto una questione legata alla riduzione delle emissioni, ma passa dall’individuazione delle merci che saranno ancora da trasportare tra 10-15 anni.

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