Nonostante gli annunci degli autotrasportatori autonomi del Sud di allentare la presa sui fermi e sui presidi stradali, si registrano ancora diversi blocchi e situazioni di tensione. Tanto che le associazioni nazionali dell’Albo degli autotrasportatori sono tornate oggi a invocare un intervento immediato del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per ripristinare la libera circolazione delle merci e delle persone. La richiesta arriva all’indomani del doppio confronto di Milano tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, le organizzazioni nazionali di categoria e i rappresentanti dei coordinamenti spontanei che hanno promosso la protesta nelle regioni meridionali.
Proprio questi ultimi, dopo una notte di consultazioni, avevano annunciato questa mattina la decisione di rimuovere alcune postazioni e concedere al Governo una settimana per fornire risposte alle loro rivendicazioni. La Sicilia aveva già comunicato la revoca del fermo, mentre i rappresentanti di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia avevano manifestato fiducia nella possibilità di proseguire il dialogo direttamente con il MIT, auspicando una nuova convocazione per il 27 ottobre. Una tregua che, almeno per il momento, non sembra aver determinato il completo superamento delle criticità sulla rete stradale e nei collegamenti logistici del Mezzogiorno, nel Lazio e in alcune zone più a nord.
Le associazioni chiedono l’intervento del Governo
In una nota congiunta diffusa oggi, le undici organizzazioni nazionali che rappresentano l’autotrasporto nell’Albo chiedono un intervento deciso del Viminale, denunciando conseguenze ormai insostenibili per le imprese e per gli approvvigionamenti.
«Le Associazioni degli autotrasportatori dell’Albo dopo l’incontro di ieri a Milano con il Ministro Salvini chiedono con urgenza un intervento deciso e immediato del Ministro Piantedosi per rimuovere i presidi che da giorni stanno bloccando il Sud con impatti ormai non più sostenibili sia per il comparto stesso, sia per il sistema degli approvvigionamenti all’intera collettività, penalizzando gravemente cittadini e imprese».
Secondo le organizzazioni firmatarie, gli impegni assunti dal Governo durante il tavolo di Milano rendono ancora meno giustificabile il proseguimento delle forme di protesta che ostacolano la circolazione. «Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile dopo che il Governo ha riaperto il dialogo con la categoria e ha assunto impegni importanti in continuità con l’intesa di Palazzo Chigi per riconoscere liquidità immediata alle imprese di autotrasporto e individuare le misure necessarie per fronteggiare l’attuale situazione».
Le associazioni rivendicano il confronto istituzionale come unica strada per affrontare l’emergenza e contestano i metodi adottati in alcuni presidi.
«Le Associazioni dell’Albo, con grande senso di responsabilità verso il Paese e le aziende che rappresentano, continuano a ritenere il confronto l’unica strada possibile per affrontare con realismo l’attuale emergenza. Forme di protesta con blocchi stradali e minacce che impediscono la libera circolazione di merci e persone non solo non producono nessun risultato per la categoria, gravemente danneggiata anche nell’immagine, ma finiscono per compromettere ulteriormente la già delicata situazione economica».
Il documento è sottoscritto da Anita, Cna/Fita, Confartigianato Trasporti, FAI, Fedit, Fiap, SNA Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi e Assotir.
Russo: «Proteste non gestibili, ma il Governo ha responsabilità»
Sulla stessa linea è internuto questa mattina Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, durante il Forum internazionale Conftrasporto-Confcommercio che ha espressso un giudizio particolarmente duro sulle manifestazioni in corso. «Si è arrivati ad una protesta non più gestibile che non ha rivendicazioni basate su un’analisi concreta di ciò che si può fare. Noi queste proteste non le condividiamo, le condanniamo e riteniamo si debba agire subito per rimuoverle. Tuttavia, questo non cancella le responsabilità del governo che per l’autotrasporto avrebbe dovuto fare tante cose che non ha fatto». Russo ha inoltre sollevato interrogativi sulla composizione e sulle finalità del movimento di protesta. «Se vedete chi sta animando sui social le proteste è chiaro che si stanno unendo professionisti delle manifestazioni, politici e persone che ambiscono a fare politica. Questo ha elevato il livello di confusione».
Presto le misure: un emendamento per i fondi
Sempre dal Forum Conftrasporto è arrivato anche un aggiornamento sull’attuazione degli impegni assunti ieri dal ministro Salvini. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha annunciato che il Governo è pronto a tradurre in atti formali le misure illustrate alle associazioni. «Probabilmente tutti i provvedimenti che noi ieri abbiamo annunciato verranno ufficialmente presi nelle prossime ore». Rixi ha inoltre richiamato la necessità di garantire i servizi essenziali e la libertà di movimento, sottolineando che «non si può impedire ai cittadini di andare al lavoro e agli ospedali di funzionare». Un primo passaggio concreto è arrivato proprio oggi alla Camera, dove, stando a notizie di agenzia, il Governo avrebbe depositato in commissione Finanze un emendamento al decreto-legge Carburanti-bollo auto che interviene sulle risorse destinate all’autotrasporto. La modifica introdurrebbe un credito d’imposta con un limite massimo di 60 milioni di euro per le spese sostenute dal 1° settembre al 5 ottobre 2026, dando così una prima traduzione normativa all’intervento annunciato ieri da Salvini per fronteggiare il protrarsi del caro gasolio. Il testo dell’emendamento precisa che, «per le spese sostenute nel periodo dal 1° settembre al 5 ottobre, il credito d’imposta è riconosciuto nel limite massimo di 60 milioni di euro per l’anno 2026». La disposizione stabilisce inoltre che, «in considerazione dei tempi necessari per l’istruttoria delle relative istanze, il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione entro il 31 dicembre 2027». Ma l’intervento riguarda anche il periodo precedente. Per il credito d’imposta relativo alle spese sostenute tra marzo e agosto 2026, il Governo prevede infatti un incremento delle risorse disponibili di 66,4 milioni di euro.


