Anche gli autotrasportatori del Mezzogiorno fanno un passo indietro e allentano la presa del fermo, ma rimangono attenti sulle rivendicazioni. Dopo la decisione annunciata ieri sera dalla Sicilia, anche i rappresentanti delle proteste di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia hanno deciso di procedere alla rimozione di alcune postazioni di presidio, avviando un allentamento della mobilitazione che consentirà la ripresa delle attività di trasporto.
La decisione è arrivata dopo una notte di consultazioni tra i delegati delle cinque regioni e gli autotrasportatori impegnati nei presidi. A comunicarla sono gli stessi rappresentanti delle formazioni autonome in una nota stampa diramata nella prima mattinata di oggi, all’indomani dell’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, svoltosi a Milano. È una svolta importante dopo giorni di tensioni, camion fermi e difficoltà nella distribuzione delle merci, con ripercussioni sugli approvvigionamenti e sugli scaffali di diversi esercizi commerciali. Ma la sospensione delle forme più incisive della protesta non equivale alla fine della vertenza.
«Diamo una possibilità al Governo»
Nel comunicato, i rappresentanti delle cinque regioni contestano innanzitutto la ricostruzione dell’incontro di ieri diffusa da alcune testate, che avevano parlato di una «fumata nera» con Salvini. Secondo i delegati, invece, il confronto ha consentito di aprire un canale di comunicazione diretto con il Ministero, creando le condizioni per un gesto di distensione.
«La delicata situazione, soprattutto nel rispetto delle imprese di trasporto che ci hanno dato incondizionata fiducia, ci ha imposto delle riflessioni “a freddo” e non dettate dalla concitazione del momento – si legge nella nota – Dopo una lunga nottata di consultazione con i presidi abbiamo deciso di dare una possibilità al Governo, che ha compreso la gravità della situazione e si sta adoperando per soddisfare almeno una parte delle istanze portate al tavolo, e confidiamo che tale fiducia non venga disattesa il 27 ottobre, quando saremo nuovamente convocati al tavolo per avere le risposte per le quali ci è stata chiesta una settimana di tempi tecnici». La scelta, dunque, è quella di concedere all’Esecutivo il tempo richiesto per approfondire le questioni sollevate, mantenendo però aperta la vertenza.
Una protesta nata dal basso
La mobilitazione delle ultime settimane ha fatto emergere una realtà diversa da quella delle organizzazioni nazionali che siedono abitualmente ai tavoli istituzionali. Sono formazioni spontanee e coordinamenti territoriali nate dalla crescente difficoltà delle piccole imprese e degli autotrasportatori di sostenere l’impennata dei costi del carburante. Realtà che hanno scelto di organizzarsi autonomamente, rivendicando la possibilità di rappresentare direttamente le proprie istanze davanti al Governo. L’incontro di Milano del 20 ottobre ha rappresentato, da questo punto di vista, un primo riconoscimento delle richieste provenienti dai territori.
Il 27 ottobre il banco di prova del confronto
Gli autotrasportatori sottolineano nella nota che la ripresa del lavoro non significa il superamento delle condizioni economiche che hanno provocato la mobilitazione. Ora l’attenzione si sposta al 27 ottobre, data indicata dai rappresentanti territoriali per un nuovo incontro con il Governo. I rappresentanti di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia chiedono di poter proseguire il confronto in prima persona, ma sono ancora in attesa della convocazione formale, che auspicano arrivi a brevissimo.


