Un camion può essere tecnologicamente avanzato, avere sistemi di assistenza alla guida e dispositivi di sicurezza sofisticati. Ma se il carico viene fissato male, se una manovra di movimentazione è eseguita in modo scorretto o se le procedure del cliente non vengono rispettate, la tecnologia da sola non basta. Perché il lavoro dell’autista non comincia e non finisce al volante. E una parte importante della sicurezza e della qualità del trasporto dipende proprio da ciò che accade quando il camion è fermo.
È da questa considerazione che nasce il nuovo centro di formazione pratica inaugurato da Girteka a Sady, nei pressi di Poznań, in Polonia. Qui i conducenti possono esercitarsi nella sistemazione e nel fissaggio dei carichi, nell’impiego delle catene di ancoraggio, nell’utilizzo dei carrelli elevatori e nelle operazioni di carico e scarico. Attività che fanno parte del lavoro quotidiano, ma che difficilmente possono essere apprese fino in fondo attraverso lezioni teoriche.
Dalla teoria al piazzale: imparare prima di trovarsi davanti al cliente
Il centro è destinato tanto ai nuovi assunti quanto agli autisti esperti, chiamati ad aggiornare e perfezionare le proprie competenze. L’obiettivo è riprodurre in un ambiente controllato le situazioni che incontreranno successivamente nei magazzini, nei piazzali e presso le strutture dei clienti.
La distinzione è particolarmente importante nei trasporti a temperatura controllata e nelle spedizioni di merci di elevato valore, due segmenti in cui Girteka è fortemente presente. In queste attività, infatti, non conta soltanto rispettare i tempi di consegna: occorre anche garantire l’integrità della merce e applicare procedure operative rigorose.
Come spiega Mindaugas Paulauskas, amministratore delegato di Girteka Transport, investire nelle competenze dei conducenti significa proteggere meglio i carichi affidati dai clienti e mantenere standard di servizio omogenei sulle diverse direttrici europee.
Karolina Žekaitė, responsabile del centro di formazione, insiste soprattutto sulla differenza tra conoscere una procedura e saperla applicare. La varietà delle merci, delle attrezzature e delle richieste dei clienti rende indispensabile una preparazione che affianchi alla teoria l’esercitazione pratica.
10.000 autisti, 800.000 trasporti: quanto conta una decisione
Per comprendere il peso di questa scelta bisogna guardare alle dimensioni del gruppo. Girteka impiega circa 10.000 conducenti professionali, dispone di 6.500 camion e 8.000 semirimorchi e serve più di 5.000 clienti. Ogni anno realizza circa 800.000 trasporti a carico completo.
Su una scala del genere, anche un errore apparentemente marginale può trasformarsi in un problema operativo: una merce danneggiata, una consegna contestata, un ritardo o un fermo imprevisto. Sono rischi che la formazione pratica può contribuire a contenere, anche se Girteka non ha ancora comunicato risultati quantitativi specifici riconducibili al nuovo centro.
L’azienda dichiara di dedicare complessivamente 25.000-26.000 ore all’anno alla formazione degli autisti, attraverso programmi che coinvolgono sia i nuovi ingressi sia il personale già in servizio. Il nuovo impianto polacco amplia dunque un’attività formativa già strutturata, che comprende anche guida economica, normativa sui tempi di guida e riposo, utilizzo degli strumenti digitali e gestione dei trasporti specializzati.
L’autista diventa parte della qualità del servizio
Dietro questa iniziativa c’è una questione che interessa l’intero autotrasporto europeo. Nel momento in cui le imprese investono in flotte sempre più sofisticate e sistemi digitali capaci di monitorare ogni fase del viaggio, cresce anche la necessità di formare chi quei mezzi e quelle tecnologie deve utilizzarli.
Il caso Girteka mostra inoltre come la formazione possa diventare uno strumento di organizzazione industriale. Il gruppo, che opera prevalentemente con una flotta di proprietà, può intervenire direttamente non soltanto sulla manutenzione dei veicoli, ma anche sulla preparazione di chi li conduce, cercando di uniformare le modalità operative su una rete di trasporto internazionale.
E qui emerge il significato più interessante dell’investimento di Poznań. L’autista non è considerato soltanto la persona che porta il camion da un punto all’altro, ma una figura professionale che contribuisce direttamente alla sicurezza del carico e all’affidabilità dell’intero servizio logistico.
Una trasformazione che richiede competenze sempre più articolate e che pone alle imprese una domanda concreta: quanto sono disposte a investire nella professionalità di chi, ogni giorno, rappresenta l’ultimo anello operativo tra il trasportatore e il cliente?


