La geopolitica influenza sempre più le scelte logistiche delle aziende manifatturiere italiane che, dal post Covid hanno dovuto affrontare prima le difficoltà portate dalla guerra in Ucraina, poi l’incertezza dei dazi di Trump, quindi le tensioni in Medio Oriente che hanno portato alla crisi di Suez e più di recente al blocco dello Stretto di Hormuz. Una serie di scosse che stanno ridisegnando le supply chain internazionali e che modificano le rotte dell’export e le strategie di approvvigionamento.
Lo dice chiaramente l’ottava edizione della Survey realizzata da Contship e SRM (centro studi di Intesa Sanpaolo) «Corridoi ed efficienza logistica dei territori» che ha analizzato le scelte logistiche di 400 imprese manifatturiere di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – tre regioni che rappresentano circa il 41% del PIL italiano e il 51% dell’import- export nazionale. L’indagine, che ha esaminato anche il punto di vista di 100 imprese logistiche, ha raccolto dati anche sull’uso dell’AI e della digitalizzazione e sull’intermodalità.
Novità di questa ultima edizione, presentata a Milano nei giorni scorsi, è stata la presentazione di Synlog Alliance, il primo consorzio dati applicato alla logistica in Italia, un’iniziativa strategica per costruire un ecosistema collaborativo più intelligente e interconnesso. Il consorzio combina algoritmi avanzati e standard comuni per supportare decisioni strategiche e operative, garantendo efficienza attraverso lo scambio continuo di dati tra logistica, porti e trasporti.
Geopolitica sempre più centrale nelle supply chain
Le tensioni internazionali stanno influenzando sempre di più le scelte logistiche delle imprese. Il 43% delle aziende dichiara di aver subito un impatto sulla propria logistica.

Conflitti internazionali e tensioni commerciali stanno modificando rotte e strategie di approvvigionamento. Un caso significativo riguarda le politiche protezionistiche degli Stati Uniti: il 52% delle imprese che esportano container negli USA ha registrato un calo delle esportazioni a causa dei dazi.
Come hanno risposte le aziende? Il 39% ha tentato di rafforzare i rapporti con i clienti statunitensi, il 24% ha spostato la produzione negli Usa o in paesi con accordi commerciali più favorevoli e il 23% ha puntato sul miglioramento dell’efficienza produttiva per ridurre i costi. Per ora il 16% ha dichiarato di aver rivisto la supply chain, mentre un 9% si è riposizionata su altri mercati.

Intermodalità ancora limitata ma prospettive di crescita
La ricerca conferma la sofferenza dell’intermodale, ma apre prospettive di crescita positive. Nonostante gli investimenti infrastrutturali, l’utilizzo del trasporto ferro-gomma resta ancora contenuto. In media nel periodo 2019-2025 solo l’11% delle imprese ha utilizzato il trasporto intermodale tra azienda e porto.
La maggioranza continua a preferire il trasporto su gomma per i minori costi (43%), per abitudine all’uso della strada (35%) o per maggiore affidabilità percepita (31%). Tuttavia, il 21% delle imprese prevede di aumentare l’utilizzo dell’intermodalità nei prossimi due anni.
Decolla digitale e AI
La digitalizzazione dei processi aziendali continua a crescere tra le imprese manifatturiere italiane. Il 53% delle imprese dichiara un livello di digitalizzazione alto o molto alto, seguito dal 67% che investe tra l’1% e il 5% del fatturato in tecnologie digitali.
Anche l’Intelligenza Artificiale entra sempre più nelle strategie delle imprese. La utilizza o sta valutando l’adozione il 51% delle aziende. Tra le applicazioni più usate il Supply Chain Risk Intelligence (32%), la Blockchain (28%) e l’IA generativa per l’assistenza clienti (23%). Nei prossimi tre anni è atteso un ulteriore aumento dell’adozione di tutte le tecnologie analizzate.
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