Il locker numero 6.000 di InPost Italia è arrivato a Napoli. È lungo 14 metri, il più grande installato finora dall’azienda nel Paese, e porta un murale dell’illustratrice Irene Ghillani. Ma il dato che racconta meglio la notizia è un altro: InPost ha aggiunto mille locker alla propria rete italiana in meno di sei mesi. A marzo, con l’installazione del numero 5.000, aveva annunciato il raggiungimento di 10.000 punti di ritiro complessivi tra armadietti automatici e InPost Point. A fine 2024 i locker erano 3.000: la rete è dunque raddoppiata in meno di due anni.
La crescita chiarisce la direzione del piano industriale: rendere la consegna fuori casa abbastanza capillare da diventare una scelta ordinaria al momento dell’acquisto online. Il locker consente al corriere di depositare più pacchi durante una sola fermata e al destinatario di ritirarli senza attendere a casa. È questa concentrazione delle consegne, più che la dimensione del singolo armadietto, a interessare la logistica urbana.
L’efficienza, però, non discende automaticamente dall’installazione. Conta quanto il locker viene utilizzato e se il cliente lo raggiunge lungo un percorso che avrebbe compiuto comunque, oppure con uno spostamento dedicato. Per questo la posizione dei punti di ritiro – presso negozi, supermercati e altri luoghi frequentati – è parte essenziale dell’espansione. Il Politecnico di Milano rileva che nel 2026 le consegne out of home, comprendendo ritiro in negozio, punti terzi, depositi e locker, rappresentano il 21,9% degli acquisti online osservati, contro il 7,3% del 2014. La percentuale riguarda ovviamemte l’intero modello fuori casa, non la sola rete InPost.
La società non ha indicato un nuovo obiettivo numerico per il futuro. Il ritmo delle installazioni mostra comunque quanto stia investendo in questa rete. Ma d’altra parte la società è in crescita. Nel primo semestre 2026, InPost ha registrato ricavi consolidati per circa 1,89 miliardi di euro, pari a un 24% in più su base annua. Pensate che soltanto nel secondo trimestre 2026 sono stati gestiti 380,9 milioni di pacchi. E di conseguenza è cresciuta la rete in Italia come in Europa. Alla fine del secondo trimestre 2026 il Gruppo InPost contava 98.206 punti fuori casa, di cui 68.925 locker automatici, per superare i 100.000 punti di ritiro all’inizio di settembre.

Per Nicola D’Elia, managing director di InPost Italia, il traguardo segnala che la consegna fuori casa può diventare «la prima scelta, naturale e preferita per chiunque acquisti online e non venga considerata un’alternativa a quella a domicilio». E gli Italiani – con i 10.000 punti sparsi lungo la penisola che forniscono un contributo ai 100.000 europei – «dimostrano di essere pronti a questo passo: vogliono riappropriarsi del proprio tempo, esigono flessibilità assoluta e scelgono un modello che mette la libertà individuale al centro del processo».
Dietro questi risultati c’è ovviamente uno sforzo a tutto campo. È di marzo per esempio, il lancio di InPost SMart, progetto dedicato alle PMI dell’e-commerce che integra rete logistica, tecnologia e formazione, a cui a oggi hanno aderito oltre 570 aziende italiane. A giugno, invece, ha visto la luce la nuova app mobile InPost, a cui in poco più di tre mesi si sono registrate oltre 260.000 persone, che fornisce come supporto concreto non soltanto il tracciamento delle spedizioni, ma anche la possibilità di aprire il locker da remoto fino a 100 metri di distanza.
Ricordiamo che il primo locker InPost è apparso a Cracovia, in Polonia nel 2009, mentre la società è sbarcata in Italia nel 2015, mentre è diventata corriere nel 2021.
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