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I bancali fanno ancora male. Ma c’è chi ha trovato una (dolce) cura

La gestione dei pallet è un costo nascosto per l'autotrasporto. La nuova normativa aiuta, ma non basta. Il pallet pooling di CHEP — scelto da Zuegg per una partnership pluriennale — è la soluzione più efficiente, sostenibile e senza attriti

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Il pallet è uno di quegli oggetti invisibili che diventano un problema appena smettono di tornare indietro. Per l’autotrasporto, la gestione dei bancali è da anni una fonte silenziosa di perdite economiche e attriti con clienti e fornitori. La nuova normativa italiana sull’interscambio — inserita nel DDL Semplificazioni e approvata dal Senato nell’ottobre 2025 — ha tentato di mettere ordine, introducendo l’obbligo di restituzione, la tracciabilità digitale e un valore di mercato certificato per ogni pallet non riconsegnato entro sei mesi. Ma una legge, da sola, non risolve la complessità operativa quotidiana: non elimina le ore perse al momento della consegna per contare e verificare i bancali, non semplifica la gestione di flussi cross-border, non alleggerisce la burocrazia interna.

La risposta più pragmatica a questo problema cronico si chiama pallet pooling. E la scelta di Zuegg — storica azienda veronese fondata nel 1890, oggi gruppo da oltre 275 milioni di euro di fatturato con 590 addetti — di affidarsi a CHEP per una partnership pluriennale operativa da giugno 2026 è un caso di scuola che vale la pena raccontare.

Il problema che tutti conoscono, pochi risolvono

La gestione dei pallet nell’autotrasporto italiano ruota storicamente intorno allo scambio alla pari: il trasportatore consegna merce su un certo numero di EPAL e si aspetta di riceverne altrettanti in cambio, di qualità equivalente. In teoria funziona. In pratica, genera attriti continui: bancali mancanti, pallet deteriorati accettati “per fare in fretta”, differenze di qualità contestate a posteriori, buoni pallet che rimangono nei cassetti. I dati raccolti da studi di settore hanno evidenziato tassi di perdita medi intorno all’8% e tassi di reintegro che raramente superano il 20%: numeri che, moltiplicati per i volumi di un’azienda di medie dimensioni, diventano rapidamente un costo nascosto ma consistente.

La nuova normativa italiana prova a correggere alcune distorsioni: introduce la restituzione obbligatoria nel luogo di consegna, prevede il buono pallet digitale e sancisce che il valore del bancale non restituito entro sei mesi vada risarcito al prezzo di mercato secondo i capitolati EPAL/EUR-UIC. Una svolta, certo. Ma chi opera su flussi internazionali sa bene che la norma italiana non si applica agli scambi con l’estero, e che comunque nessuna legge può sostituire un sistema di gestione strutturato.

Cos’è davvero il pallet pooling

Il modello di pooling puro proposto da CHEP funziona secondo una logica radicalmente diversa dallo scambio alla pari. Il cliente – in questo caso Zuegg – non possiede i pallet: li noleggia da CHEP, li usa e li restituisce alla rete del noleggiatore al termine del ciclo. CHEP si occupa di raccolta, controllo, riparazione e ridistribuzione attraverso oltre 750 centri servizi in più di 60 Paesi. Il risultato è che il cliente non deve più gestire né il parco fisico di bancali né la logistica del recupero: ci pensa il circuito.

Questo modello porta con sé tre vantaggi concreti che le aziende di trasporto e i loro clienti industriali valutano molto:

  • Standardizzazione della qualità: ogni pallet CHEP che arriva in consegna rispetta gli stessi standard, eliminando le contestazioni «questo bancale non vale quello che ti ho dato io»
  • Copertura internazionale: il circuito CHEP è globale, il che lo rende compatibile – per definizione – con i requisiti del Regolamento PPWR (UE 2025/40), applicabile dal 12 agosto 2026, che impone tracciabilità e riuso degli imballaggi su scala europea
  • Semplicità documentale: la gestione è centralizzata, con report sui flussi e nessuna necessità di gestire buoni pallet, contenziosi o inventari di proprietà

Perché Zuegg ha scelto questa strada

Zuegg è un produttore che muove volumi significativi su ∫ (80×120, 80×60 e 60×40), sia per l’ordinario che per le campagne promozionali, con flussi che riguardano sia il mercato nazionale sia l’export. Una situazione in cui la complessità operativa legata alla gestione del parco pallet era destinata a crescere, non a ridursi, con l’entrata in vigore del PPWR.

La scelta del pooling puro, come spiega Elena Bassoli, Group Logistics and Customer Service Manager di Zuegg, nasce proprio dalla necessità di un circuito internazionale che garantisca un interscambio virtuoso dei pallet nel pieno rispetto della normativa PPWR. Non si tratta, quindi, di una semplice esternalizzazione: è un riposizionamento strategico della supply chain, che trasforma un costo variabile e difficile da controllare in un servizio gestito con KPI misurabili.

I numeri della sostenibilità

L’accordo porta con sé anche una dimensione ambientale che nel contesto normativo attuale ha un peso specifico crescente. Sulla base dei volumi stimati per la partnership, CHEP calcola per Zuegg un risparmio annuale di circa 175.000 dm³ di legno, una riduzione di 378.000 kg di CO₂ e 22.700 kg di rifiuti in meno. Sono i benefici tipici di un modello circolare: meno pallet nuovi prodotti, meno pallet dismessi a fine vita, più cicli di riutilizzo per ogni bancale.

Per le aziende che devono rendicontare la propria impronta ambientale — e con il PPWR la platea di queste aziende si allarga sensibilmente — poter associare alla gestione logistica dei dati di risparmio certificati da un fornitore terzo è un vantaggio non trascurabile.

Il messaggio per l’autotrasporto

Alessia Pascariello, Direttrice Commerciale di CHEP Italia, lo dice con una franchezza rara nel linguaggio aziendale: “La gestione dei pallet è un’attività spesso poco visibile, ma con un impatto rilevante in termini operativi, economici e ambientali”. È esattamente la trappola in cui cade l’autotrasporto: il pallet viene percepito come un accessorio della consegna, non come una variabile di costo da ottimizzare.

Il caso Zuegg-CHEP dimostra che esiste un’alternativa al vecchio sistema dello scambio alla pari — con i suoi attriti, le sue perdite e la sua opacità — che non richiede di inventarsi soluzioni proprietarie né di scontrarsi ogni giorno con il cliente sul conteggio dei bancali. Richiede, piuttosto, di guardare alla gestione del pallet per quello che è: una funzione logistica a tutti gli effetti, che merita gli stessi strumenti, la stessa attenzione e la stessa misurabilità di qualsiasi altro processo della supply chain.

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