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AdBlue, perché i prezzi salgono ed è un problema per l’autotrasporto

Le riserve di AdBlue si stanno rapidamente esaurendo per una pericolosa reazione a catena: a causa del forte aumento del metano, che è uno degli ingredienti utilizzati nella produzione di AdBlue, il prezzo di questo fondamentale additivo che serve per far funzionare i moderni motori diesel dei camion è letteralmente esploso. Al punto che la catena produttiva di AdBlue si è fermata, innescando fenomeni di speculazione destinati a provocare una carenza generalizzata di prodotto

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La carenza di forniture di AdBlue in Italia rischia di diventare un problema serio per l’autotrasporto (ne abbiamo parlato di recente qui). Un problema che si aggiunge al carico di preoccupazioni già consistente a cui il comparto deve far fronte: dalla carenza di autisti al rincaro dei prezzi dei carburanti, dall’empasse sull’obbligo della certificazione verde per autisti stranieri all’aumento generalizzato dei costi del trasporto.

L’AdBlue, come è noto, è un importante additivo che serve per abbattere le emissioni dei moderni motori diesel (da Euro V in su). Lo si ottiene a partire dal metano (più precisamente dall’ammoniaca, che si ricava appunto dal metano), che guarda caso proprio in questo periodo sta subendo uno dei rincari più alti mai registrati in termini di prezzo alla pompa. Di conseguenza – è facile intuirlo – l’aumento dei costi del metano non può che aver portato anche ad un aumento del costo dell’AdBlue.

Trasportounito stima che il prezzo dell’additivo sarebbe balzato da 250 a 500 euro per 1.000 litri. Si tratta di un aumento spropositato di cui non si parla abbastanza e che invece meriterebbe un’attenzione molto maggiore. Anche perché è proprio l’impennata dei prezzi del metano che ha costretto alcune aziende, tra cui Yara, che è la principale produttrice di AdBlue nel nostro Paese, a sospendere temporaneamente la produzione.

Questa situazione rischia di mandare in tilt l’autotrasporto, che potrebbe risentire proprio della carenza di forniture di AdBlue. Ricordiamo infatti che i sistemi di alimentazione dei moderni mezzi leggeri e pesanti a gasolio non possono funzionare correttamente senza questo importante additivo. Se l’AdBlue si esaurisce, infatti, il motore non può avviarsi. A meno che non si utilizzano degli «emulatori» che illudono la centralina sul livello di additivo, ma si tratta di sistemi che rendono i veicoli fuori legge.

Secondo Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, «questa situazione sta spingendo l’autotrasporto verso un fermo tecnico globale, lasciando liberi di circolare solo i camion più vecchi e più inquinanti», sottolineando come si stia venendo a creare un pericoloso e paradossale effetto boomerang.

Chi infatti non ha cambiato i camion e si è tenuto in flotta i vecchissimi (e inquinanti) euro 0-1-2-3-4, si ritroverebbe a breve a godere di una posizione di vantaggio competitivo. Mentre chi ha investito su mezzi a metano si trova con un costo di oltre 2 euro/litro senza la possibilità di recuperare una parte delle accise. 

«Il fermo dei mezzi più moderni – spiega Longo – renderà obbligatorio l’utilizzo dei Tir vecchi, con una esplosione di prezzi gonfiati e con un incremento record delle emissioni. Il tutto nel totale disinteresse delle Autorità di vigilanza sul mercato e delle istituzioni competenti».

Il mondo dei trasporti, tra l’altro, non è l’unico a rischio: i composti a base di ammoniaca, che si ricava dal metano, vengono utilizzati anche nelle centrali elettriche, nei termovalorizzatori e negli impianti di produzione di cemento. Con la produzione di questi composti sempre più ridotta si rischia di arrivare a un punto in cui anche dei grossi produttori, come ad esempio la già citata Yara, non riescano a far fronte al fabbisogno del mercato. Per questo motivo la stessa azienda ferrarese ha fortemente richiesto un intervento del governo affinché venga regolamentata questa situazione nel modo più chiaro possibile.

Redazione
La redazione di Uomini e Trasporti

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