Ci sono anni in cui tenere la barra dritta vale più di qualsiasi mossa tattica. Il 2025 di Dachser è stato uno di questi. Mentre i principali mercati europei stentavano, la politica tariffaria americana seminava incertezza e le rotte marittime Asia-Europa perdevano colpi, il gigante logistico di Kempten ha chiuso l’esercizio con un fatturato di 8,3 miliardi di euro, il migliore di sempre, con un incremento del 3,1% sull’anno precedente. Non è un risultato scontato. Anzi, in questo settore, chi riesce a crescere in un contesto del genere merita attenzione.
Volumi su, tariffe giù: il paradosso del 2025
I numeri operativi parlano chiaro: 46,7 milioni di tonnellate trasportate (+5,8%) e 86,2 milioni di spedizioni (+3,6%). Una macchina che gira, e più veloce di prima. Eppure il contesto esterno non ha aiutato: mercati stagnanti, costi elevati, pressioni competitive e uno scenario geopolitico che ha continuato a rimescolare le carte del commercio globale.
«Il fatto che siamo riusciti a crescere organicamente in queste condizioni e persino a guadagnare quote di mercato nel trasporto terrestre dimostra la forza e la resilienza del nostro modello di business», ha dichiarato Burkhard Eling, CEO di Dachser. Parole che suonano come un manifesto strategico, non come una nota di colore da comunicato stampa.
La strada (su gomma) verso il primato
Il cuore pulsante dei risultati è la Road Logistics, che vale da sola 6,9 miliardi di euro — il 7% in più rispetto al 2024 — e traina l’intero gruppo. Due le anime di questo comparto.
La European Logistics ha superato per la prima volta nella storia aziendale la soglia dei 5 miliardi, chiudendo a 5,1 miliardi (+5,9%). Un traguardo simbolico oltre che economico, che certifica la leadership di DACHSER nel trasporto terrestre di beni industriali e di consumo nel Vecchio Continente.
Ancora più brillante la performance della Food Logistics: +10,1%, per un totale di 1,8 miliardi di euro. Una crescita che non è arrivata per caso, ma è il risultato di una strategia acquisitiva deliberata e ben eseguita — in particolare con l’integrazione di Frigoscandia nei mercati nordici. «Abbiamo quasi raddoppiato il fatturato in soli cinque anni», ha sottolineato Eling. Nel mondo della logistica del freddo, non è poco.
Aria e mare: quando il mercato fa il capriccioso
C’è però un capitolo meno roseo nel bilancio Dachser e riguarda l’Air & Sea Logistics. Dopo un 2024 d’oro (+22%), il segmento ha frenato bruscamente: fatturato a 1,4 miliardi di euro, con un calo del 12,6%. La causa principale? Il forte ribasso delle tariffe marittime – soprattutto sulla rotta Asia-Europa – e una leggera flessione di quelle aeree, accentuati dal raffreddamento del mercato indotto dai dazi statunitensi.
Per gli operatori del settore, questo altalenare di tariffe è materia nota. Dachser lo sa bene e non sembra perderci il sonno: «Conosciamo questa volatilità e sappiamo come gestirla», ha tagliato corto Eling, ricordando l’orientamento del gruppo verso servizi end-to-end integrati che collegano il terrestre con l’aereo e il marittimo. Una scommessa sulla continuità delle supply chain che, con l’instabilità in Medio Oriente ancora sullo sfondo, potrebbe rivelarsi vincente.
Acquisizioni: il motore nascosto della crescita
A guardare bene i numeri, emerge un dato che merita riflessione. Al netto delle recenti acquisizioni — Dachser & Fercam Italia, Brummer in Germania meridionale e Austria, e appunto Frigoscandia nei Paesi nordici — la crescita organica si sarebbe fermata allo 0,3%. Un filo sottile, quasi impercettibile.
Non è una nota di demerito: dimostra, al contrario, quanto sia stato efficace il lavoro di integrazione di queste realtà nel perimetro del gruppo, tutte e tre consolidate per la prima volta a pieno regime nel 2025. È la dimostrazione che, in logistica, acquisire è facile; integrare è l’arte vera.
Investire controcorrente: 350 milioni in arrivo
La cifra forse più significativa per capire la direzione di marcia di Dachser non è nel fatturato, ma nelle spese in conto capitale. Nel 2025 l’azienda ha investito 325 milioni di euro in rete, personale, digitalizzazione e sostenibilità. Per il 2026, la soglia sale a oltre 350 milioni.
In un settore che spesso tende a stringere i cordoni della borsa alla prima turbolenza, questa è una scelta che fa notizia. Nuovi magazzini, nuova capacità: nel 2025 sono stati aggiunti 240.000 posti pallet, portando la capacità complessiva – tra beni industriali e alimentari – a oltre quattro milioni di posti pallet in 174 strutture nel mondo.
L’organico, nel frattempo, è cresciuto di circa 200 unità, per un totale di 37.500 dipendenti a livello globale. Un segnale che, almeno per ora, l’automazione non ha scalzato le persone dall’equazione.
La lezione per il settore
I risultati di Dachser non sono solo la fotografia di un’azienda che va bene. Sono una mappa delle forze che ridisegnano la logistica europea: la volatilità delle tariffe marittime e aeree, la centralità delle acquisizioni mirate, la tenuta del trasporto terrestre come spina dorsale, la pressione crescente su costi e margini in un’Europa che fatica a trovare la trazione.
Per gli operatori del settore, il messaggio è chiaro: in tempi di incertezza, vince chi ha la pazienza – e le risorse – per restare fedele alla propria rotta. Come recita la massima di Eling: «Continueremo il nostro percorso strategico con affidabilità e coerenza».
Nel 2026, con i dazi americani ancora in gioco e il Medio Oriente che comprime la capacità delle rotte lunghe, sarà la migliore delle risposte possibili.


