HomeProfessioneFinanza e mercatoVecto o non Vecto? Gli allestitori europei contro le regole UE sulle emissioni dei rimorchi

Vecto o non Vecto? Gli allestitori europei contro le regole UE sulle emissioni dei rimorchi

Trenta costruttori europei di rimorchi e semirimorchi, fra cui l’italiana TMT, fanno fronte comune contro il Regolamento (UE) 2024/1610. Al centro della protesta la metodologia VECTO, ritenuta inadatta a valutare il reale contributo dei trailer alla decarbonizzazione del trasporto stradale. La richiesta è una revisione anticipata della normativa per evitare effetti contrari agli obiettivi climatici europei

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Per la prima volta i principali costruttori europei di rimorchi e semirimorchi hanno deciso di mettere da parte la concorrenza e presentarsi con una posizione comune davanti alle istituzioni europee. Riuniti a Koningshooikt, nei pressi di Lier, in Belgio, i vertici di trenta aziende del settore hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta e una petizione indirizzata alla Commissione europea e al Parlamento europeo per chiedere una revisione del Regolamento (UE) 2024/1610, che introduce obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ anche per i rimorchi attraverso il sistema di simulazione VECTO.

Il messaggio degli industriali è netto: il settore sostiene pienamente gli obiettivi climatici dell’Unione europea e la necessità di accelerare la decarbonizzazione del trasporto stradale, ma ritiene che l’attuale impostazione della normativa rischi di produrre l’effetto opposto, aumentando anziché ridurre le emissioni complessive. «L’incontro di Bruxelles ha rappresentato un momento storico: per la prima volta i principali costruttori europei di rimorchi hanno deciso di presentarsi con una posizione comune sulle future regolamentazioni europee in materia di emissioni di CO₂.», spiega Alfredo Spinozzi, Ceo del Gruppo marchigiano specializzato in piani mobili.

«L’industria non mette in discussione gli obiettivi della transizione ecologica. Al contrario, chiede che tali obiettivi siano fondati su presupposti tecnici realistici e su dati misurabili. L’attuale metodologia VECTO attribuisce ai rimorchi prestazioni ambientali che, allo stato dell’arte, non risultano raggiungibili con le tecnologie oggi disponibili. Il rischio è quello di penalizzare proprio i costruttori che stanno investendo maggiormente in innovazione, ricerca e sviluppo».

Che cos’è VECTO

Al centro della controversia c’è VECTO (Vehicle Energy Consumption Calculation Tool), il software sviluppato dalla Commissione europea per simulare i consumi energetici e le emissioni di CO₂ dei veicoli pesanti. Per i camion il sistema rappresenta ormai da anni il riferimento per la certificazione delle prestazioni ambientali. Con il nuovo Regolamento (UE) 2024/1610 il suo campo di applicazione viene esteso anche ai rimorchi e ai semirimorchi, che pur non disponendo di un proprio sistema di propulsione influenzano il consumo del veicolo trainante attraverso elementi quali peso, aerodinamica e resistenza al rotolamento. L’obiettivo del legislatore europeo è incentivare la progettazione di trailer sempre più efficienti, contribuendo così alla riduzione delle emissioni del trasporto pesante.

Secondo i firmatari della petizione, tuttavia, la metodologia adottata presenta limiti strutturali. Il software utilizza infatti carichi di riferimento e profili di missione standardizzati che, secondo l’industria, non riescono a rappresentare la grande varietà delle missioni di trasporto europee, le differenti tipologie di rimorchi, i carichi realmente trasportati e, soprattutto, la crescente diffusione dei trattori stradali a basse o zero emissioni. Di conseguenza, sostengono i costruttori, la simulazione attribuisce ai produttori responsabilità solo parzialmente controllabili, poiché le emissioni finali dipendono in larga misura dal veicolo trainante e dall’effettivo utilizzo del complesso veicolare.

Meno portata utile e più viaggi

L’aspetto più contestato riguarda gli effetti che gli attuali criteri potrebbero produrre sulla progettazione dei rimorchi. Per rispettare i futuri obiettivi di CO₂, spiegano i costruttori, le aziende potrebbero essere spinte ad adottare soluzioni progettuali che riducono la capacità di carico utile dei veicoli. Un trailer con minore portata comporterebbe inevitabilmente un numero maggiore di viaggi necessari per trasportare la stessa quantità di merci.

Alfredo Spinozzi, Ceo di TMT

Il risultato sarebbe un incremento dei chilometri percorsi, dei viaggi a vuoto, della congestione stradale e, paradossalmente, delle emissioni complessive di CO₂, in aperto contrasto con gli obiettivi perseguiti dal regolamento europeo.

Un altro elemento fortemente criticato riguarda il sistema sanzionatorio. Dal 2030 il regolamento prevede infatti un premio per emissioni eccedenti pari a 4.250 euro per ogni grammo di CO₂ per tonnellata-chilometro oltre il valore obiettivo, moltiplicato per ogni veicolo immatricolato. Secondo i costruttori, un meccanismo di questo tipo potrebbe tradursi in multe annuali dell’ordine di milioni di euro per numerose aziende europee, con effetti pesanti sulla competitività del comparto e sull’occupazione. Il settore ricorda inoltre che la produzione europea di rimorchi dà lavoro a circa 70.000 persone, numero che potrebbe essere messo a rischio qualora la normativa rimanesse invariata.

«Riteniamo necessario che il modello venga aggiornato utilizzando dati reali di esercizio e che tenga conto delle diverse missioni di trasporto – prosegue Spinozzi – valorizzando anche l’intermodalità, i Road Train, i veicoli ad alto volume e tutte le soluzioni che consentono una concreta riduzione delle emissioni di CO₂ nell’intero sistema logistico. L’Europa deve evitare che una normativa nata per ridurre le emissioni finisca invece per favorire la delocalizzazione della produzione, mettere a rischio migliaia di posti di lavoro e, paradossalmente, aumentare le emissioni complessive».

Appello bipartisan

A sostenere la richiesta di revisione sono intervenuti anche gli eurodeputati Kris Van Dijck e Jens Gieseke, presenti alla firma della petizione. Entrambi hanno sottolineato come la transizione ecologica debba poggiare su basi tecniche solide e su obiettivi realmente conseguibili, evitando che politiche climatiche concepite per ridurre le emissioni finiscano invece per indebolire la competitività industriale europea e favorire nuovi processi di deindustrializzazione.

La vicenda apre un nuovo fronte nel complesso percorso europeo verso la decarbonizzazione del trasporto pesante. Se da un lato Bruxelles intende estendere la misurazione delle emissioni a tutti gli elementi che contribuiscono all’efficienza energetica del veicolo industriale, dall’altro i costruttori chiedono che gli strumenti di simulazione riflettano fedelmente le reali condizioni operative. Il confronto che si aprirà nei prossimi mesi sarà quindi decisivo non solo per il futuro della normativa VECTO applicata ai rimorchi, ma anche per verificare se gli obiettivi climatici europei riusciranno a conciliarsi con la competitività di uno dei comparti manifatturieri più importanti della filiera dei veicoli industriali.

Le 5 richieste alla Commissione europea

La petizione individua 5 interventi ritenuti prioritari.

1. L’anticipazione al 2026 della revisione prevista dall’articolo 15 del regolamento, oggi fissata per il 2027, con la pubblicazione immediata dei valori di riferimento e una riduzione degli obiettivi di flotta a livelli ritenuti realisticamente raggiungibili, ad esempio un taglio del 5% dal 2030 con introduzione graduale.

2. Una fase transitoria che faccia partire gli obblighi soltanto dal 1° luglio 2030, evitando forti distorsioni del mercato.

3. L’introduzione di una moratoria sulle sanzioni e una revisione del loro importo, giudicato sproporzionato rispetto al valore commerciale dei veicoli.

4. Rivedere completamente il modello VECTO per i rimorchi affinché vengano confrontati veicoli con la stessa destinazione d’uso, tenendo conto dell’efficienza dei mezzi multifunzione e, soprattutto, della progressiva diffusione dei trattori elettrici e a emissioni zero. Secondo i firmatari, gli obiettivi di flotta e le eventuali penalità dovrebbero diminuire progressivamente con l’aumento della quota di trattori a zero emissioni, fino a scomparire quando questi raggiungeranno il 70% del mercato.

5. Il settore giudica poco efficace l’annunciato sistema di crediti e debiti ambientali, sostenendo che le tecnologie disponibili per ridurre ulteriormente le emissioni dei rimorchi non potranno essere sviluppate e industrializzate in tempi sufficientemente rapidi per consentire ai costruttori di maturare crediti significativi.

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