Per anni il camion è stato considerato uno dei grandi imputati del traffico urbano: ingombrante, lento, responsabile di code e consumi. Ma quando si passa dalle impressioni ai dati, il quadro cambia. Secondo il European Urban Freight Efficiency Index di Geotab, elaborato sui dati 2025 di veicoli connessi in sette capitali europee, in cinque città su sette i veicoli commerciali ottengono performance migliori delle flotte di autovetture e veicoli passeggeri. Succede a Roma, Berlino, Parigi, Dublino e Amsterdam. Solo a Londra e Madrid il rapporto si ribalta.
Non è soltanto una curiosità statistica. Il risultato mette in discussione un’idea abbastanza radicata: che il traffico urbano dipenda soprattutto dal tipo di veicolo. I dati Geotab suggeriscono invece che contano moltissimo come viene organizzato il traffico e come vengono organizzati i viaggi. E qui emerge una sorpresa: i camion, proprio perché lavorano secondo percorsi programmati, finestre di consegna e vincoli operativi precisi, possono riuscire a muoversi meglio delle auto.
La differenza la fa l’organizzazione
Il confronto è particolarmente interessante perché entrambe le categorie di veicoli sono dotate della stessa tecnologia di raccolta dati. La differenza, quindi, non sta nell’hardware, ma nell’uso del veicolo. Le flotte commerciali possono contare su percorsi pianificati, consegne programmate, finestre orarie e, in alcuni casi, accessi dedicati. Le auto e i veicoli utilizzati per attività professionali hanno invece maggiore probabilità di essere legati agli orari dei clienti, agli appuntamenti e agli spostamenti individuali.
Il risultato si vede soprattutto a Roma, dove il vantaggio dei camion sulle auto raggiunge 26 punti: 63 contro 37. È il divario più ampio dell’intero studio. Eppure Roma è anche la città con il peggior punteggio di congestione. Il paradosso è solo apparente: quando il traffico è difficile ma relativamente prevedibile, chi pianifica può imparare a conviverci. E il trasporto professionale, per sua natura, è costretto a farlo.
Roma: il traffico peggiore, ma meno sprechi
È probabilmente il risultato più interessante dell’intera ricerca. Roma ottiene appena 39 punti nella performance della congestione, il valore più basso delle sette città analizzate. Ma raggiunge 74 punti nell’efficienza del viaggio, il valore più alto. Tradotto: a Roma si sta male nel traffico, ma si spreca relativamente poco carburante quando si è fermi.
I camion consumano infatti soltanto il 2,8% del carburante durante le fasi di sosta, il dato migliore tra le sette capitali. Il motivo è nella natura stessa della congestione romana: il traffico tende a procedere lentamente ma in maniera relativamente continua. Meno stop-and-go significa meno frenate, ripartenze e minuti con il motore acceso senza avanzare. È una distinzione importante: traffico lento e traffico inefficiente non sono necessariamente la stessa cosa. E Roma lo dimostra meglio di qualsiasi altra città.
Parigi racconta l’altra faccia della congestione
Parigi parte da una situazione apparentemente simile: anche qui la congestione è elevata, ma i tempi di percorrenza risultano relativamente prevedibili. Il problema è che il traffico parigino spreca molto di più. I camion arrivano a perdere il 18,2% del carburante durante le soste, il valore peggiore dell’intero campione. Il Périphérique e la rete urbana producono un ambiente molto più caratterizzato da fermate e ripartenze. E qui entra in gioco anche il comportamento di guida: il 78,5% degli eventi di guida brusca rilevati a Parigi è costituito da accelerazioni brusche.
Roma e Parigi diventano così due esempi quasi speculari. A Roma il traffico è peggiore, ma relativamente fluido. A Parigi è più frammentato e genera più sprechi. La congestione, insomma, non si misura soltanto in quanto si va piano. Conta anche come si è costretti a fermarsi e ripartire.
Berlino e Amsterdam: due modelli, stesso risultato
In cima alla classifica ci sono Berlino, con 61 punti, e Amsterdam, con 59. Ma ci arrivano attraverso due modelli urbani molto diversi. Berlino beneficia di una struttura policentrica, con una rete di viali che distribuisce il traffico senza concentrare tutto su un unico grande corridoio. Il risultato è una congestione relativamente moderata e soprattutto prevedibile: il punteggio di variabilità è 82.
Amsterdam fa quasi il contrario. È una città più compatta, con percorrenze mediamente più brevi e una gestione dei semafori orientata a mantenere il traffico in movimento. Qui il punto di forza è l’efficienza del viaggio, che arriva a 72 punti, seconda soltanto a Roma.
Due città molto diverse, dunque, ma una stessa lezione: il traffico funziona meglio quando la rete evita di trasformare ogni spostamento in una sequenza di stop and go.
Londra e Madrid: quando la pianificazione non basta
In fondo alla classifica ci sono Londra e Madrid. Ma anche qui sarebbe sbagliato mettere tutto nello stesso calderone. Londra ha un indice complessivo di 29 punti e presenta un ambiente particolarmente difficile per le flotte commerciali: restrizioni alle corsie bus, strade strette e una disciplina complessa per il carico e scarico. Il risultato è che i camion ottengono 27 punti contro i 29 delle flotte passeggeri. Eppure Londra offre un dato interessante sulla sicurezza: 462 eventi di guida brusca ogni 1.000 viaggi, meno della metà dei 1.088 di Madrid. Geotab collega questo risultato anche alle politiche di controllo del traffico, alla Congestion Charge e a una minore aggressività nella guida.
Madrid è invece il caso più difficile. L’indice complessivo è appena 25 punti, il più basso dello studio. E qui anche la capacità dei camion di sfruttare l’organizzazione professionale sembra avere un limite: il loro punteggio è 22, contro 28 per le flotte passeggeri. Ancora più significativo è il dato sulla variabilità dei tempi di percorrenza, appena 33 punti: la congestione non è soltanto pesante, ma anche difficile da prevedere. Quando non sai quanto durerà un viaggio, anche il migliore dei piani rischia di saltare.
Il traffico più efficiente è anche quello più sicuro?
I dati suggeriscono anche un’altra correlazione interessante. Berlino, prima nell’indice di efficienza, registra appena 225 eventi di guida brusca ogni 1.000 viaggi. Parigi, che ha un indice complessivo molto più basso, arriva a 1.191: oltre cinque volte tanto. Ma anche qui non basta una spiegazione unica.
Parigi mostra quanto il comportamento del conducente possa amplificare gli effetti di una rete difficile. Londra, al contrario, dimostra che politiche di controllo e una guida meno aggressiva possono attenuare almeno in parte gli effetti di un ambiente stradale poco efficiente. L’infrastruttura, quindi, stabilisce il campo di gioco. Regole, organizzazione e comportamento decidono quanto bene si riesce a giocare.
La lezione per chi trasporta
Il dato più interessante per un operatore di trasporto non è probabilmente la classifica delle città. È il confronto tra camion e auto. In cinque capitali su sette i camion battono le auto proprio nel terreno sul quale sembrerebbero partire svantaggiati: quello del traffico urbano. A Roma il vantaggio arriva addirittura a 26 punti; a Berlino è di 16, a Dublino di 14, ad Amsterdam di 10 e a Parigi di 15.
La spiegazione proposta da Geotab è semplice: routing strutturato, finestre di consegna, programmazione fuori dalle ore di punta e infrastrutture dedicate al freight. È una lezione che va oltre il singolo studio. Se una flotta professionale riesce a muoversi meglio di una flotta privata dentro la stessa città, significa che una parte dell’inefficienza urbana non dipende soltanto da quante auto e quanti camion ci sono. Dipende da come vengono fatti muovere.
Ed è forse questo il messaggio più interessante dell’indice Geotab: per migliorare la distribuzione urbana non basta chiedersi come togliere veicoli dalla strada. Bisogna anche capire come far muovere meglio quelli che sulla strada devono starci. Perché un camion che consegna merci non può semplicemente scegliere di non partire. Può però scegliere — e la città può aiutarlo a farlo — quando partire, quale strada percorrere e quanto tempo perdere nel traffico.


