«Finora non un centesimo alle imprese». Con queste parole la deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani ha riaperto il confronto sugli interventi messi in campo dal governo per sostenere l’autotrasporto dopo la nuova fiammata dei costi energetici. La critica della parlamentare dem si muove su due fronti. Il primo riguarda i tempi: tra annunci, provvedimenti normativi e procedure operative, le imprese non hanno ancora potuto utilizzare concretamente le risorse promesse. E «se tutto andrà bene» – sottolinea Serracchiani – l’autotrasporto potrà «accedere alle compensazioni solo a dicembre».
Il secondo riguarda la dimensione dell’intervento: secondo la deputata, «è improbabile bastino i 322 milioni stanziati dal fondo per l’autotrasporto» rispetto alle difficoltà affrontate dal settore.
Due questioni diverse, che meritano di essere analizzate separatamente.
Il tema dei tempi: tra decreto e disponibilità effettiva
Il primo nodo riguarda la distanza tra lo stanziamento e l’utilizzo reale delle risorse. È un problema ricorrente nel rapporto tra politica e imprese: un provvedimento può essere approvato rapidamente, ma diventare operativo soltanto dopo passaggi tecnici, definizione delle modalità di accesso e procedure amministrative. Per aziende che ogni giorno devono affrontare costi di carburante, personale, assicurazioni e manutenzione, il fattore tempo non è secondario. Un aiuto che arriva mesi dopo l’emergenza può comunque essere utile, ma non produce lo stesso effetto di una misura immediatamente disponibile.
Il tema della sufficienza delle risorse stanziate
Il pacchetto destinato all’autotrasporto parte dai 300 milioni di euro già previsti per il credito d’imposta sul gasolio, misura introdotta per compensare una parte dell’aumento dei costi sostenuti dalle imprese. Un successivo intervento del Governo ha aggiunto altri 22 milioni di euro, destinati a prolungare per un ulteriore mese (luglio) la possibilità di accedere al beneficio. Il totale arriva quindi a 322 milioni. Una cifra significativa, soprattutto se confrontata con altri interventi recenti a sostegno del comparto. Ma il punto sollevato dalla critica politica resta: è sufficiente rispetto alla dimensione dei costi sostenuti dalle imprese?
Ovviamente sul punto Serracchiani non fornisce una risposta precisa, ma solleva dei dubbi. E in più stabilisce un confronto con il passato, a quanto cioè nel 2022 fece il Governo Draghi, che con il Decreto energia provò ad affrontare l’impennata del prezzo del gasolio provocata dall’invasione dell’Ucraina. Ebbene, allora all’autotrasporto furono destinati 500 milioni di euro. E 500 sono più di 322…


