Non soltanto un nuovo intervento sul prezzo del gasolio. Per Assotir la risposta alla crisi dei carburanti deve passare anche da un meccanismo capace di trasferire lungo la filiera almeno una parte dell’aumento che oggi, secondo l’associazione, rimane sostanzialmente a carico delle imprese di autotrasporto.
È questo il filo che lega le quattro proposte presentate dall’associazione il 25 settembre, mentre si avvicina la scadenza dello sconto sulle accise e il Governo prepara le prossime misure per fronteggiare il caro carburanti.
La presidente nazionale di Assotir, Anna Vita Manigrasso, ha chiesto innanzitutto all’esecutivo di aprire immediatamente il confronto con il settore, senza attendere che il prossimo provvedimento sia già definito: «Aprire subito un confronto, per non arrivare al 6 ottobre con un decreto già pronto».
Secondo i dati indicati dall’associazione, dall’inizio di marzo il prezzo del gasolio sarebbe aumentato di oltre 60 centesimi al litro e la fine della riduzione delle accise rischierebbe di produrre un ulteriore aggravio.
Ma è soprattutto un altro dato che Assotir mette al centro della propria analisi. A fronte dell’aumento del carburante, le tariffe di trasporto avrebbero dovuto crescere, secondo le stime dell’associazione, di almeno il 15%. Nella grande maggioranza dei rapporti commerciali, sostiene invece Assotir, questo adeguamento non sarebbe avvenuto. «L’impatto dell’emergenza è stato scaricato in gran parte sull’autotrasporto», sintetizza Manigrasso.

1. Aggiornare subito i costi di esercizio
La prima richiesta riguarda i valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio delle imprese di autotrasporto.
Secondo il segretario generale di Assotir, Claudio Donati, il loro aggiornamento è rimasto fermo a marzo e quindi non fotografa più la situazione determinata dall’impennata dei carburanti.
«È un dato preistorico», sostiene Donati. L’aggiornamento avrebbe soprattutto una funzione nei rapporti tra vettore e committente: fornire alle imprese un riferimento aggiornato con cui misurare la crescita dei costi e negoziare conseguentemente le condizioni economiche del trasporto.
Il cambiamento indicato dall’associazione è consistente: prima della crisi il gasolio rappresentava circa il 27% dei costi aziendali; oggi, secondo Assotir, la sua incidenza sarebbe salita al 35-40%.

2. Far funzionare l’adeguamento automatico del gasolio
Il secondo intervento richiesto riguarda direttamente le tariffe. Assotir chiede di dare piena applicazione alle norme che prevedono l’adeguamento del corrispettivo del trasporto al variare del costo del carburante, in modo da evitare che oscillazioni eccezionali del gasolio vengano assorbite esclusivamente dal vettore.
«Dobbiamo dare applicazione a quelle pochissime norme che tutelano gli autotrasportatori, prima fra tutte la clausola di adeguamento automatico del costo del gasolio», afferma Donati. «Stiamo affrontando questa crisi quasi a mani nude».
È probabilmente questo il passaggio economicamente più rilevante della posizione dell’associazione: trasformare il caro gasolio da costo esclusivamente aziendale a costo che viene almeno in parte trasferito lungo la catena del trasporto.
3. Una Consulta per coinvolgere anche la committenza
La terza proposta riguarda la Consulta dell’Autotrasporto, la cui istituzione era stata annunciata dal Governo. Assotir ne chiede l’attivazione immediata, considerandola il luogo nel quale portare allo stesso tavolo vettori e committenza e affrontare il problema della distribuzione dei maggiori costi prodotti dalla crisi energetica.
«È uno strumento indispensabile per spingere la committenza ad affrontare insieme ai vettori e con responsabilità il caro gasolio, e a farsi carico di una parte delle spese», sostiene Donati.
Secondo Assotir, il provvedimento necessario all’avvio della Consulta sarebbe ormai vicino alla definizione. Ma il fattore tempo diventa decisivo: «Se verrà sbloccato a Natale sarà inutile».
4. Tassare gli extraprofitti dell’energia
La quarta proposta sposta invece il problema fuori dal rapporto tra trasportatori e committenti.
Assotir chiede al Governo di introdurre un prelievo sugli extraprofitti realizzati dalle compagnie energetiche, destinando le risorse al sostegno dei settori maggiormente colpiti dall’aumento dei carburanti. «Lo scenario è talmente complicato che è impossibile credere che la risposta possa arrivare dal solo mercato», afferma Donati.
La tesi dell’associazione è che le imprese che hanno beneficiato economicamente della crescita dei prezzi dell’energia debbano contribuire a sostenere quelle che, al contrario, ne hanno sopportato l’impatto maggiore.
«Nessuno sciopero. Ma i camion potrebbero fermarsi lo stesso»
Assotir esclude, almeno in questa fase, la proclamazione di un fermo. E proprio su questo punto Manigrasso costruisce un messaggio esplicito: «Non credo che ci sia bisogno di proclamare nessuno sciopero, siamo convinti che il Governo sia perfettamente consapevole della situazione».
Il rischio prospettato dall’associazione è differente: non una fermata organizzata come forma di protesta, ma una progressiva impossibilità economica di continuare a lavorare.
«Se il Governo rimarrà inerme, i trasportatori non si fermeranno per protesta, ma semplicemente perché senza gasolio i camion non si accendono», conclude Manigrasso.
È qui, in fondo, che Assotir colloca la questione: il caro gasolio non viene più presentato soltanto come un’emergenza dell’autotrasporto. Se l’aumento del carburante non trova un meccanismo per essere assorbito e redistribuito lungo la filiera, sostiene l’associazione, il problema finisce per trasferirsi dal bilancio delle imprese di trasporto alla continuità stessa della movimentazione delle merci.


