Oltre 190 interventi infrastrutturali prioritari, più della metà del valore degli investimenti concentrato nel Mezzogiorno e un fabbisogno finanziario che, secondo Confindustria, raggiunge i 550 miliardi di euro per il solo settore dei trasporti. È da queste cifre che parte la sfida del dopo PNRR: completare le opere avviate, rispondere alle esigenze logistiche delle imprese e individuare nuove risorse per garantire continuità agli investimenti. Secondo gli ultimi Libri Bianchi di Uniontrasporti, società di Unioncamere, il 54% degli interventi prioritari indicati dalle imprese riguarda la rete ferroviaria, il 40% strade e autostrade e la quota restante porti, interporti e aeroporti. Per la maggior parte dei cantieri aperti, la conclusione dei lavori è prevista oltre il 2030.nAl Centro-Nord, tra gli interventi più rilevanti figurano il Terzo Valico, la linea Pescara-Roma, la Galleria di base del Brennero e il suo accesso sud, la Pontremolese. Nel Mezzogiorno le priorità individuate comprendono la nuova linea ferroviaria veloce Salerno-Reggio Calabria, il cui primo lotto Battipaglia-Romagnano è stato parzialmente finanziato dal PNRR, l’ammodernamento della SS 106 Jonica e dell’Autostrada A2, l’Alta Velocità Palermo-Catania e il Ponte sullo Stretto.Per affrontare il fabbisogno di investimenti, Confindustria propone una programmazione nazionale di lungo periodo, un fondo quinquennale dedicato alle infrastrutture strategiche di trasporto e logistica e una combinazione di risorse pubbliche, finanziamenti europei, garanzie e capitali privati, all’interno di una regia pubblica. Sono alcuni dei temi emersi dal convegno “Il futuro delle infrastrutture, dei trasporti e della logistica italiana dopo il PNRR”, organizzato da Economia Pulita il 22 ottobre a Roma, presso la sede della Rappresentanza in Italia del Parlamento europeo al quale ha preso parte, con un collegamento da remoto anche il ministro per gli Affari Europei e il PNRR, Tommaso Foti.
Uniontrasporti: il successo delle opere si misurerà dai benefici economici

Per Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti, il completamento delle infrastrutture rappresenta soltanto una parte della sfida. «II successo di questa straordinaria stagione di investimenti non si misurerà soltanto dal numero di opere realizzate o in via di completamento, ma dai risultati economici che riusciranno a generare. Per ottenerli occorrerà dare risposte efficaci ai fabbisogni logistici delle imprese e delle filiere produttive, e accrescerne così la competitività. Servirà – conclude Fontanili – eliminare i colli di bottiglia, integrare infrastrutture e servizi in un unico sistema al quale va garantito efficienza, accessibilità, economicità e affidabilità, proseguire nei processi di semplificazione e digitalizzazione.»
Confindustria: un fondo e nuovi strumenti
Il tema del finanziamento delle opere è stato affrontato da Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo, che ha indicato la necessità di trasformare gli investimenti straordinari del PNRR in una politica infrastrutturale stabile. «Il PNRR ha rappresentato un acceleratore senza precedenti. Ora dobbiamo trasformare questo slancio in una politica strutturale sulle infrastrutture garantendo continuità agli investimenti. La sfida è rilevante: a livello globale il fabbisogno infrastrutturale al 2040 è di circa 10 trilioni di dollari, 35-40% per i trasporti; in Italia, è tra 1,5/2 trilioni di euro, di cui circa 550mld per i trasporti. È una scala che nessuna fonte pubblica può sostenere da sola. Le proposte di Confindustria sono chiare: una cornice nazionale di lungo periodo per la mobilità di persone e merci; un Fondo quinquennale per infrastrutture strategiche di trasporti e logistica; risorse nazionali, fondi europei, garanzie e capitale privato che operino dentro una regia pubblica chiara. Confindustria propone di rafforzare il CEF, ampliare gli strumenti di garanzia per gli investimenti strategici e costruire una piattaforma europea debito ed equity capace di attrarre capitali pazienti verso reti logistiche, energetiche e digitali. Occorre poi una cabina di regia nazionale, un Piano con responsabili e traguardi annuali, e un cruscotto pubblico. Il post PNRR è una scelta di politica industriale: senza connessioni efficienti e competitive, il Made in Italy non può esprimere appieno il suo potenziale sui mercati globali.»
Il bilancio del MIT: 34 miliardi per la mobilità
Il convegno è stato anche l’occasione per presentare il bilancio degli investimenti del PNRR nel settore delle infrastrutture. Secondo i dati illustrati da Davide Ciferri, responsabile dell’Unità di Missione per il PNRR del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il MIT ha gestito una dotazione complessiva di oltre 41 miliardi di euro, di cui circa 34 destinati alla mobilità delle persone e delle merci e circa 7 alle infrastrutture idriche e al Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (PINQuA), per un totale di 3.000 progetti affidati. Il Ministero ha dichiarato di aver raggiunto tutti i 60 obiettivi europei di propria competenza, superando quasi tutti i target. Il Piano ha inoltre portato all’approvazione di 10 riforme di sistema, una delle quali dedicata al settore idrico. Il 39,4% delle risorse disponibili è stato investito nel Mezzogiorno, mentre circa tre quarti degli investimenti destinati alla mobilità presentano benefici diretti per la transizione climatica.

Tra i risultati illustrati dal MIT figurano 248 km di linee ferroviarie ad Alta Velocità; 2.966 km di linee ferroviarie attrezzate con ERTMS, il sistema europeo di gestione e controllo della circolazione ferroviaria; 3.238 autobus a zero emissioni; l’integrazione dei sistemi informatici delle 16 Autorità di Sistema Portuale e di 12 interporti con la Piattaforma Logistica Nazionale; il finanziamento della trasformazione digitale di 850 imprese della logistica. Accanto agli investimenti, il responsabile dell’Unità di Missione ha sottolineato il valore delle riforme introdotte dal Piano. «Il PNRR non è stato soltanto un programma di spesa straordinaria, ma un laboratorio istituzionale che ha cambiato la logica stessa dell’azione pubblica, dall’adempimento delle procedure al raggiungimento dei risultati. Tutto questo – ha concluso Ciferri – grazie anche a una governance multilivello tra Ministero, Regioni, enti locali, gestori delle reti e imprese, fondata sulla fiducia reciproca, sulla condivisione dei dati e sulla corresponsabilità delle scelte». Tra le semplificazioni approvate e già entrate in vigore, il MIT ha segnalato la riduzione da 24 a circa 8 mesi dei tempi di approvazione del Contratto di programma tra Ministero e RFI, da 11 a 6 mesi per l’autorizzazione dei progetti ferroviari e l’apertura alla gara per l’affidamento del servizio Intercity.


