HomeProfessioneLeggi e politicaMerci su ferro, traffico in caduta libera: -8,1% nel 2026. Fermerci prepara una legge per rilanciare il settore

Merci su ferro, traffico in caduta libera: -8,1% nel 2026. Fermerci prepara una legge per rilanciare il settore

Al XVIII Forum MercinTreno il presidente Clemente Carta annuncia una proposta legislativa elaborata con il CNEL per sostenere la competitività del trasporto ferroviario merci. I treni-km sono scesi da 53,8 milioni nel 2021 a 49,4 milioni nel 2025 e potrebbero fermarsi a 47 milioni quest'anno. Chieste risorse certe nella legge di Bilancio, incentivi più efficaci e interventi per salvaguardare le imprese durante i lavori sulle reti ferroviarie europee.

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Il trasporto ferroviario delle merci continua a perdere terreno in Italia. Dopo tre anni consecutivi di contrazione, nel primo semestre del 2026 il traffico è diminuito di un ulteriore 8,1%, mentre le prospettive per la fine dell’anno indicano una nuova flessione. Secondo le stime di Fermerci, i treni-chilometro potrebbero scendere a circa 47 milioni, contro i 49,4 milioni del 2025 e i 53,8 milioni registrati nel 2021. È da questi numeri che parte l’appello dell’associazione per una politica industriale di lungo periodo a sostegno del trasporto ferroviario delle merci. Un appello accompagnato dall’annuncio di una proposta di legge elaborata in collaborazione con il Cnel, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle imprese ferroviarie e intermodali e rendere più efficaci gli strumenti pubblici di sostegno. La proposta è stata illustrata dal presidente di Fermerci, Clemente Carta, durante la XVIII edizione del Forum MercinTreno, ospitato oggi nella sede del Cnel a Roma.

Al confronto hanno partecipato rappresentanti del Governo, del Parlamento e delle istituzioni europee, tra cui il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, il consigliere della presidente del Consiglio per le politiche di bilancio Renato Loiero, i presidenti delle Commissioni Trasporti, Finanze e Attività produttive della Camera, rispettivamente Salvatore Deidda, Marco Osnato e Alberto Gusmeroli, e l’amministratore delegato del Gruppo FS, Gianpiero Strisciuglio.

La ferrovia perde traffico e resta sotto la media europea

Il progressivo arretramento del trasporto ferroviario merci emerge anche dal confronto internazionale. Secondo il Rapporto annuale di Fermerci, nel 2024 la quota ferroviaria del trasporto merci in Italia era pari all’11,6%, contro una media europea del 16,6%, una quota superiore al 20% in Germania e al 30% in Austria. Un divario che rischia di ampliarsi se proseguirà la contrazione dei volumi registrata negli ultimi anni.

«Eppure, invece di crescere, l’attività sulla rete si sta riducendo», ha osservato Carta, richiamando il calo dei treni-chilometro e le difficoltà operative che interessano le imprese del settore. La crisi coinvolge anche i collegamenti ferroviari con gli stabilimenti industriali e i terminal logistici. Secondo il monitoraggio contenuto nella Carta dell’ultimo miglio di Fermerci, negli impianti analizzati il numero dei treni è diminuito del 14% tra il 2021 e il 2025.

Valichi alpini e cantieri ferroviari

A rendere ancora più complesso lo scenario sono le limitazioni alla circolazione ferroviaria previste nei prossimi anni lungo alcuni dei principali corridoi europei.

Clemente Carta, Presidente Fermerci

«Per un’economia manifatturiera ed esportatrice come quella italiana, la qualità dei collegamenti è parte della capacità di competere», ha dichiarato Carta durante il panel dedicato al rapporto tra trasporto merci ferroviario e geopolitica. L’associazione richiama in particolare le conseguenze dei lavori sulla rete tedesca e delle interruzioni che interessano i valichi alpini, attraverso i quali transitano i flussi commerciali tra l’Italia e i principali mercati continentali. La sovrapposizione di cantieri, limitazioni di capacità e interruzioni dei collegamenti rischia di ridurre ulteriormente l’offerta di trasporto ferroviario, rendendo più difficile mantenere servizi regolari e competitivi rispetto alla strada. Il timore di Fermerci è che, al termine degli investimenti infrastrutturali in corso, una parte delle imprese ferroviarie abbia nel frattempo perso capacità operativa, personale qualificato e quote di mercato.

Una proposta di legge con il Cnel per sostenere le imprese

Per affrontare queste criticità, Fermerci sta lavorando con il Cnel a una proposta di legge che potrebbe essere sottoposta al Parlamento attraverso il potere di iniziativa legislativa del Consiglio. L’obiettivo, ha spiegato Carta, è costruire «un disegno di politica industriale per sostenere le nostre imprese», attraverso «una proposta organica che colleghi la competitività del settore agli interessi produttivi, commerciali e ambientali del Paese».Il testo interviene su diversi aspetti della regolazione e del sostegno pubblico al trasporto ferroviario merci.

Tra le misure previste figurano la semplificazione delle procedure per accedere agli incentivi e l’introduzione di tempi certi per l’erogazione dei contributi, che oggi le imprese devono spesso attendere a lungo, nonostante siano già stati considerati nella programmazione economica e finanziaria delle attività. La proposta punta, inoltre, ad adeguare gli strumenti di incentivazione alle regole europee sugli aiuti di Stato e a consentire alle Regioni di affiancare o cofinanziare le misure nazionali, superando la frammentazione tra interventi statali e regionali. Previsti anche un piano pluriennale per la formazione del personale ferroviario, l’aggiornamento delle norme di sicurezza negli scali merci e interventi per ampliare e valorizzare la rete degli interporti, con particolare attenzione agli hub che concentrano i maggiori volumi di traffico.

Fermerci al Governo: servono risorse certe nella legge di Bilancio

Accanto alla riforma normativa, l’associazione chiede al Governo e al Parlamento un impegno finanziario stabile, a partire dalla legge di Bilancio attualmente in discussione.

La richiesta è quella di superare una gestione degli incentivi legata a stanziamenti discontinui e procedure complesse, offrendo alle imprese un quadro di risorse prevedibile sul quale programmare investimenti, servizi e assunzioni. «Il punto è assicurare che, al completamento degli investimenti, il settore abbia conservato la capacità industriale necessaria a utilizzarli», ha sottolineato Carta. «Accompagnare le imprese in questa fase significa tutelare il valore degli investimenti e la possibilità di tradurli in sviluppo».

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