Ci sono due numeri che raccontano meglio di altri il momento della logistica dell’e-commerce. Il primo è 381 milioni: tanti sono i pacchi movimentati da InPost nel secondo trimestre del 2026, con una crescita del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il secondo è 25%: è il margine EBITDA adjusted del gruppo, sceso di 3,3 punti percentuali in un anno.
La fotografia è quindi meno banale di quanto potrebbe suggerire il titolo della trimestrale. InPost continua a crescere rapidamente, ma trasformare questa crescita in profitto sta diventando più difficile.
Nel trimestre i ricavi hanno raggiunto 4,18 miliardi di zloty, circa 982,5 milioni di euro, con un incremento del 18,2%. La crescita dei ricavi è quindi stata superiore a quella dei volumi. L’EBITDA adjusted, però, si è fermato a 1,04 miliardi di zloty, in aumento del 4,4%. Ancora più significativo il dato sotto l’EBITDA: l’EBIT adjusted è diminuito del 19,3%, mentre l’utile netto adjusted si è ridotto del 50%. Gli investimenti sono arrivati a 504 milioni di zloty, il 7% in più.
La vera crescita arriva fuori dalla Polonia
Il dato più interessante della trimestrale è però geografico.
La Polonia, mercato storico di InPost, continua a crescere: 198 milioni di pacchi, +9%, e ricavi a 1,9 miliardi di zloty, +12,7%. L’EBITDA adjusted è salito del 4%, a 864 milioni di zloty, mantenendo una marginalità elevatissima, pari al 45,3%. Ma è ormai soprattutto l’espansione internazionale a trainare il gruppo.
Nell’Eurozona i volumi sono aumentati addirittura del 30%, superando per la prima volta i 100 milioni di pacchi nel trimestre. I ricavi sono cresciuti del 38% e l’EBITDA adjusted del 40%, arrivando a 203 milioni di zloty.
Ed è proprio qui che si trova una delle chiavi per leggere il futuro del settore: InPost afferma che nel trimestre il mercato e-commerce sottostante nell’Eurozona è cresciuto di circa il 9%, mentre i suoi volumi sono aumentati del 30%. Non significa semplicemente che si vendono più prodotti online. Significa che una quota crescente delle consegne viene intercettata da reti out-of-home e, soprattutto, dai locker.
Nel trimestre i volumi consegnati agli APM, gli automated parcel machines, nell’Eurozona sono cresciuti del 45%. La quota dei flussi out-of-home transitati dai locker è passata dal 40% al 47%.
È probabilmente questo il dato più importante dell’intera trimestrale.
Il locker non è più soltanto un’alternativa al domicilio
Il modello che InPost sta costruendo va quindi oltre il semplice armadietto dove ritirare un pacco.
La società sta creando una vera infrastruttura alternativa alla consegna door-to-door, fatta di densità territoriale, tecnologia, applicazioni, punti di ritiro e riconsegna e progressiva integrazione con i merchant.
La rete continua ad allargarsi: nel primo trimestre InPost aveva raggiunto 64.680 APM, dopo averne installati quasi 3.500 nei primi tre mesi dell’anno; per il 2026 aveva previsto l’accelerazione dell’installazione con circa 20.000 nuovi APM complessivi nei diversi mercati. E questo aiuta a spiegare anche perché la crescita dei volumi non si traduce automaticamente in una crescita analoga dei profitti.
La rete va costruita prima che i volumi arrivino.
La Gran Bretagna resta il cantiere aperto
L’altro elemento della strategia è il Regno Unito, dove InPost sta ancora pagando il prezzo dell’integrazione di Yodel. Nel secondo trimestre i volumi britannici sono cresciuti del 16%, arrivando a 82 milioni di pacchi. Il B2C è aumentato del 27%, mentre i volumi transitati attraverso gli APM sono cresciuti del 29%. Ma il business continua a essere sottoposto a un processo di trasformazione e ottimizzazione.
Dal 26 luglio Yodel è stato inoltre progressivamente sostituito dal marchio InPost, riunendo le attività britanniche sotto un’unica insegna e un’unica app. È un passaggio importante perché mostra come la partita europea della logistica dell’e-commerce non si giochi soltanto sulla capacità di trasportare pacchi. Si gioca sulla costruzione di reti integrate, riconoscibili dal consumatore e sufficientemente dense da rendere economicamente conveniente la consegna.
Più pacchi, ma anche più capitale
Ed è qui che la trimestrale di InPost offre una lettura interessante per tutto il settore. La crescita dei volumi è forte, ma richiede capitale, infrastrutture e capacità operativa. Nel secondo trimestre il Capex è stato di 504 milioni di zloty. La leva finanziaria netta è salita a 2,5 volte l’EBITDA adjusted, contro 2,1 volte un anno prima. Nel primo semestre il free cash flow di gruppo è risultato negativo per 541 milioni di zloty, contro un valore positivo di 54 milioni nello stesso periodo del 2025.
Non è necessariamente un problema: in una fase di espansione internazionale può essere il prezzo da pagare per conquistare rapidamente quote di mercato. Ma è un cambio di prospettiva importante. La logistica dei pacchi sta diventando un business sempre più infrastrutturale. E questo vale anche per chi quei pacchi li deve materialmente movimentare: corrieri, operatori dell’ultimo miglio, aziende di trasporto e fornitori di servizi logistici.
Il paradosso della crescita
Il paradosso è quindi evidente. Da una parte il mercato continua a premiare la consegna flessibile, i locker e i punti di ritiro. La crescita del 30% dei volumi InPost nell’Eurozona, a fronte di un mercato e-commerce cresciuto di circa il 9%, mostra che il cambiamento non riguarda soltanto la quantità di acquisti online, ma il modo nel quale il consumatore vuole ricevere la merce.
Dall’altra, proprio questa trasformazione richiede investimenti sempre più importanti. E quando un operatore deve costruire una rete europea, integrare acquisizioni, installare migliaia di locker e contemporaneamente mantenere prezzi competitivi, la crescita può comprimere i margini.
È quello che si vede oggi nei conti InPost. La società ha infatti rivisto al ribasso le previsioni 2026 sull’EBITDA adjusted: da una sostanziale stabilità rispetto al 2025 a una riduzione percentuale nell’ordine della metà singola cifra. Tra le ragioni indicate ci sono gli investimenti, la maggiore pressione competitiva sul mercato polacco e la trasformazione del business britannico.
La lezione per l’ultimo miglio
Per il mondo dell’autotrasporto e della logistica, la lezione forse è ancora più interessante dei risultati finanziari. Il pacco continua a crescere, ma il viaggio del pacco sta cambiando. Una parte sempre maggiore dell’ultimo miglio non viene più progettata intorno alla porta di casa, bensì intorno a una rete di punti di consolidamento e ritiro. Questo può ridurre alcune inefficienze della consegna domiciliare, ma sposta il problema sulla costruzione e gestione della rete.
Il futuro dell’ultimo miglio potrebbe quindi essere meno una questione di «quanti furgoni servono per consegnare più pacchi» e sempre più una questione di come organizzare una rete capace di far viaggiare più pacchi con meno fermate, meno chilometri improduttivi e maggiore densità di consegna.
InPost sta scommettendo precisamente su questo modello. E i suoi conti dicono che la scommessa sta funzionando sul lato dei volumi. La prossima sfida sarà dimostrare che può funzionare altrettanto bene anche sul lato dei margini.
Il locker corre più dell’e-commerce
+9% è la crescita stimata dell’e-commerce nell’Eurozona nel secondo trimestre 2026. Ma nello stesso periodo i volumi InPost nell’area sono aumentati del 30%. Ancora più forte la crescita dei pacchi transitati attraverso gli APM, gli armadietti automatici: +45%.
La lettura è chiara: non stanno crescendo soltanto gli acquisti online, ma anche la propensione a spostare la consegna fuori dalla porta di casa. Nel giro di un anno, la quota dei flussi out-of-home di InPost gestiti attraverso i locker è passata dal 40% al 47%.
Il locker, insomma, non è più soltanto un’alternativa alla consegna a domicilio. Sta diventando un’infrastruttura strutturale dell’e-commerce, capace di concentrare più spedizioni nello stesso punto e di ridurre la frammentazione dell’ultimo miglio.


