Mentre le catene di approvvigionamento europee si accorciano e il nearshoring guadagna terreno, l’Italia va in parte controcorrente. Le PMI italiane aumentano infatti gli acquisti sul mercato domestico, ma allo stesso tempo non rinunciano alle forniture di lungo raggio provenienti dai Paesi extraeuropei. Anzi, crescono. È uno degli elementi più interessanti che emerge dal Geopost Business Barometer 2026, la ricerca realizzata dal gruppo di cui fa capo Brt intervistando 3.600 piccole e medie imprese di 21 Paesi europei e sei settori industriali. Lo studio fotografa il modo in cui geopolitica, digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno modificando le scelte delle aziende in materia di fornitori e logistica.

«I risultati del Business Barometer confermano che le PMI non stanno semplicemente reagendo al cambiamento, ma stanno adottando modelli sempre più evoluti per gestire complessità e incertezza – ha detto Stefania Pezzetti, Ceo di Brt – L’intelligenza artificiale amplia le possibilità di scelta, mentre le tensioni geopolitiche spingono le imprese a rivedere le proprie catene di approvvigionamento. In questo scenario, la logistica assume un ruolo strategico: affidabilità, visibilità e capacità di adattamento diventano fattori essenziali per sostenere la continuità del business e accompagnare la crescita delle imprese».
L’Italia mantiene una supply chain più lunga
A livello europeo il movimento è piuttosto netto. L’84% delle PMI si rifornisce nel proprio Paese, otto punti percentuali in più rispetto al 2024, mentre il 72% utilizza fornitori di altri Paesi europei. Soltanto il 17% continua a rifornirsi fuori dall’Europa. Inoltre, il 20% delle aziende dichiara di avere ridotto le consegne internazionali a causa dell’attuale situazione geopolitica. In Italia il quadro è più complesso. Da una parte avanza decisamente il sourcing nazionale: l’86% delle PMI italiane utilizza fornitori domestici, con un aumento di 14 punti rispetto al 2024. Dall’altra, però, cresce contemporaneamente il ricorso ai mercati lontani: il sourcing extraeuropeo è aumentato di 10 punti percentuali, arrivando al 22%, cinque punti sopra la media europea del 17%. Non solo. Le tensioni internazionali sembrano avere inciso meno sulle scelte delle imprese italiane: solo il 13% ha ridotto le consegne internazionali per ragioni geopolitiche, contro il 20% della media europea. In altre parole, mentre nel resto d’Europa prende forma una regionalizzazione delle catene di fornitura, l’Italia combina il nearshoring con una quota ancora significativa – e crescente – di approvvigionamenti di lungo raggio.
La consegna conta più del prezzo
Un altro elemento distingue nettamente l’Italia. Se a livello europeo prezzo e qualità continuano a guidare la selezione dei fornitori, per le PMI italiane la consegna diventa la prima barriera nella scelta: viene indicata dal 43% delle imprese, davanti al prezzo, fermo al 36%, e alla qualità, al 35%. In Italia emerge però anche un gap tra ciò che le aziende vorrebbero e ciò che possono effettivamente fare: il 54% delle PMI vorrebbe scegliere direttamente il proprio corriere, ma soltanto il 22% ha oggi questa possibilità. Quando possono farlo, il livello di soddisfazione è elevato: raggiunge il 91% per le consegne internazionali, contro l’88% per quelle nazionali.
L’AI entra nella scelta dei fornitori
A modificare le supply chain non è però soltanto la geopolitica. Anche l’intelligenza artificiale comincia a entrare concretamente nei processi di procurement. Il 15% delle PMI europee utilizza strumenti di AI per individuare e selezionare i fornitori, mentre in Italia la percentuale sale al 18%, sopra la media continentale. Il divario tra i diversi mercati è già ampio: si passa dal 9% della Germania al 23% della Polonia e al 24% dei Paesi Baltici. Rimane tuttavia forte, nel nostro Paese, il peso delle relazioni personali: il 45% delle PMI italiane utilizza rappresentanti commerciali per trovare i propri fornitori, contro il 35% della media Ue, mentre il passaparola pesa per il 35%, rispetto al 27% europeo.


