Un’impresa con dieci, trenta o cinquanta camion può usare l’intelligenza artificiale? E, soprattutto, può ricavarne un vantaggio economico concreto? È una delle domande più interessanti emerse all’apertura di Trimble Insight Europe 2026, l’evento dedicato a trasporto e logistica che oggi e domani ha riunito a Bruxelles più di 900 professionisti (operatori del trasporto, committenti, retailer e fornitori di tecnologia) raccogliendo l’eredità del Transporeon Summit che la piattaforma digitale di gestione dei trasporti ha cominciato ad organizzare diversi anni fa. Oggi Transporeon, che dal 2023 fa parte della statunitense Trimble, ogni giorno alimenta una rete globale di trasporto merci, con oltre 1.500 mittenti e retailer e più di 210.000 vettori e fornitori di servizi logistici con più di 120.000 trasporti e prenotati oltre 115.000 appuntamenti di carico e scarico.
Ad aprire i lavori sono stati Philipp Pfister, Sector Vice President di Transporeon, e Bernhard Schmaldienst, Associate Vice President Transporeon Products di Trimble. Il punto di partenza è: l’AI applicata all’autotrasporto non deve essere immaginata soltanto come uno strumento sofisticato destinato alle grandi flotte. Al contrario, le imprese piccole e di medie dimensioni possono utilizzarla al momento anche per eliminare una parte del lavoro amministrativo che oggi assorbe tempo e risorse. L’esempio portato durante la conferenza stampa di aperture è quello di una piccola azienda che ogni giorno deve soddisfare richieste differenti dei clienti: condividere dati telematici, inviare un report, aggiornare lo stato di una consegna, inserire informazioni in un portale o trasferire dati ricevuti via email nel proprio gestionale.
È qui che entrano in gioco gli AI agent, software attualmente ancora molto poco diffusi nel settore, ma in grado non soltanto di fornire una risposta, ma di eseguire una sequenza di operazioni. «L’AI può fare tutte queste cose esattamente nel formato richiesto e automatizzarle. E la barriera per arrivarci non è mai stata così bassa», ha spiegato Schmaldienst. In pratica, una mail può essere letta dall’agente, l’informazione individuata e trasferita automaticamente nel sistema corretto, evitando che sia una persona a dover leggere il messaggio e ricopiare manualmente i dati. Secondo quanto illustrato da Transporeon, tra il 30 e il 40% del lavoro d’ufficio basato sulla conoscenza viene oggi impiegato nello spostamento di dati da un sistema all’altro: dall’email all’ERP, dal gestionale al TMS e viceversa. L’obiettivo degli agenti è proprio quello di collegare questi elementi e assumersi una parte di queste operazioni ripetitive.
L’AI che trova lavoro al camion
Ma l’applicazione forse più interessante per l’autotrasportatore riguarda direttamente il camion e il suo utilizzo. L’intelligenza artificiale può analizzare la capacità disponibile e cercare opportunità di carico compatibili, arrivando a intercettare trasporti che l’operatore avrebbe potuto non vedere. Transporeon porta come esempio Autonomous Procurement, la propria soluzione per automatizzare una parte del processo di approvvigionamento della capacità di trasporto. Per il vettore significa poter entrare nel mercato spot e individuare automaticamente le opportunità. Con risvolti positivi anche in termini ambientali e di efficientamento dei carichi in quanto il sistema di pianificazione riesce, per esempio, a combinare due carichi parziali in un unico camion.
Investimenti a piccoli passi
L’arrivo dell’AI Agentic abbassa anche la soglia dell’investimento che può essere graduale. «Non bisogna pensare di aver bisogno di una grande tecnologia», ha detto Schmaldienst. Si può partire da un processo semplice, spiegare all’AI che cosa deve fare e costruire progressivamente l’automazione. La strategia suggerita è quindi procedere per piccoli passi: scegliere un’attività facilmente verificabile, provarla e ampliare l’utilizzo soltanto quando si è conquistata fiducia nel sistema. Transporeon insiste infatti sulla necessità di mantenere il controllo umano: le soluzioni AI dell’azienda vengono sottoposte a verifiche interne di sicurezza e compliance e, secondo quanto spiegato durante l’incontro, il principio adottato rimane quello dell’“human in the loop”, cioè della presenza dell’uomo nel processo di controllo.


