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La logistica non è più un caso milanese: sotto inchiesta a Roma 1.800 lavoratori irregolari e frode fiscale da 35 milioni

Per anni le grandi inchieste sulla logistica sembravano un fenomeno esclusivamente milanese. Oggi l’indagine della Procura di Roma dimostra che quel metodo si sta diffondendo: le verifiche sugli appalti e sulla gestione della manodopera diventano un fronte nazionale

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Da Roma a Napoli, il metodo inaugurato a Milano dalle inchieste di Paolo Storari si allarga. Cambiano le procure, ma resta lo stesso bersaglio: gli appalti costruiti per abbattere il costo del lavoro e del fisco.

Il sostituto procuratore Storari, infatti, insieme al nucleo della Guardia di Finanza e agli altri magistrati del pool, aveva costruito un impianto investigativo destinato a cambiare il settore sotto l’onda di sequestri milionari e contestazioni fondate su un meccanismo ormai noto: cooperative considerate meri serbatoi di manodopera, società filtro, appalti ritenuti fittizi, frodi IVA e somministrazione illecita di lavoratori.

Quelle indagini hanno provocato un terremoto.

Ma insieme agli applausi arrivava sempre la stessa obiezione. Funzionano, certo. Ma funzionano a Milano. Perché quelle aziende operano nel territorio della procura lombarda. Altrove tutto restava immutato.

Oggi quella critica appare sempre meno sostenibile. L’ultima conferma arriva da Roma. La Guardia di Finanza della Capitale ha scoperto una presunta frode fiscale da oltre 35 milioni di euro, denunciando 23 persone e individuando circa 1.800 lavoratori irregolari impiegati attraverso un sistema di società che, secondo gli investigatori, servivano esclusivamente a fornire personale alle aziende committenti, omettendo il versamento dell’IVA e dei contributi. Secondo la Procura, il meccanismo avrebbe consentito di comprimere artificialmente il costo del lavoro, alterando la concorrenza e sottraendo risorse all’erario. 

Lo schema ricorda molto da vicino quello già visto nelle inchieste milanesi. Società che cambiano rapidamente denominazione, cooperative che accumulano debiti tributari destinati a non essere mai riscossi, lavoratori che formalmente dipendono da un soggetto ma operano stabilmente per un altro, appalti che, almeno secondo l’accusa, mascherano una semplice fornitura di manodopera. Naturalmente saranno i processi ad accertare le responsabilità individuali. Ma sul piano investigativo il dato è evidente: le procure stanno utilizzando categorie interpretative sempre più simili. E Roma non rappresenta un caso isolato.

Anche la Procura di Napoli, negli ultimi mesi, ha aperto diversi filoni riguardanti il comparto logistico e il ricorso a cooperative considerate strumentali all’evasione fiscale e contributiva. Altre indagini analoghe sono emerse in Emilia-Romagna, nel Veneto e in Piemonte, segno che il fenomeno viene ormai letto come una questione nazionale e non più come una specificità del grande polo logistico lombardo.

È forse questo il cambiamento più importante. Per anni molte imprese hanno considerato le inchieste milanesi quasi un’anomalia territoriale. Un modo particolarmente aggressivo di interpretare la normativa sugli appalti. Oggi quella lettura rischia di essere superata dai fatti.

Le procure si parlano. La Guardia di Finanza dispone di banche dati sempre più integrate e riesce a ricostruire con maggiore facilità i rapporti tra committenti, cooperative e società interposte. In altre parole, non si sta allargando soltanto il numero delle inchieste. Si sta diffondendo un vero e proprio metodo investigativo.

Per il settore questo significa una cosa molto semplice: non è più sufficiente verificare se il proprio modello organizzativo possa resistere a un controllo dell’Ispettorato del lavoro o dell’Agenzia delle Entrate. Occorre domandarsi se quello stesso modello sarebbe in grado di superare il vaglio di una Procura. Perché il confine geografico che un tempo sembrava proteggere molte realtà si è progressivamente dissolto. E quella che fino a ieri sembrava la “via milanese” alle indagini sulla logistica sta diventando, sempre di più, la via italiana.

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