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Oil&nonOil 2020. Carburanti di oggi e di domani

A Verona la 15a edizione. OMT, Sacim e Alkom fra gli allestitori presenti con novità e nuove gamme. Il punto su un settore basilare per l’economia nazionale e per il futuro delle prossime generazioni

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È stata la prima fiera ai tempi del Covid. E alla fine anche l’unica. A dimostrazione che quello del trasporto dei carburanti e della loro raffinazione è un settore strategico per l’Italia e l’Europa. Tanto che l’Unione Petrolifera, associazione che rappresenta le principali aziende del settore, dal 2020 si è trasformata in Unione energie per la mobilità (UNEM) inglobando anche produzione, ricerca, sviluppo, stoccaggio e distribuzione dei nuovi carburanti, i low carbon fuels come Gpl, metano, bioLNG, carburanti sintetici, elettrico e idrogeno. In pratica il futuro, quanto più possibile sostenibile.

Un comparto, però, in sofferenza, da un lato per via del Covid che ha contribuito a ridimensionare il settore di circa 4 miliardi di euro, a seguito del crollo del prezzo del petrolio dovuto alla riduzione dei consumi e che, a fine anno, porterà a un saldo negativo sul 2019 del 15%. Dall’altro a causa dell’eterno problema delle frodi fiscali e dei veri e propri furti di carburante. «Il settore più colpito è quello della raffinazione – spiega Claudio Spinaci, presidente dell’UNEM – con il greggio sostenuto dai tagli di produzione e il prezzo dei prodotti in caduta libera. Una forbice che porterà a margini lordi negativi perché gli impianti sono comunque costretti a produrre. Un quadro paradossale proprio nel momento in cui sono fondamentali investimenti per ricerca e sviluppo e per far evolvere gli impianti in ottica di decarbonizzazione» (vedi box).
Insomma, una situazione pesante alla fine di un anno difficile ormai da recuperare con la pandemia di nuovo aggressiva.


Dando per scontato la sofferenza del settore, il 2020 non è stato negativo per la Sacim. «Chiuderemo l’anno mantenendo il nostro solito immatricolato – dice Fabrizio Dallara, marketing manager Italia della società romagnola che quest’anno compie un secolo di vita – che si aggira sulle 350 botti. Abbiamo lavorato anche durante il lockdown, riuscendo a mantenere il portafoglio ordini per le commesse nazionali e quelle estere». Venendo poi alla fiera, sullo stand ricompare «la Calozero, realizzata nel 2016 e progettata insieme a Transadriatico (società marchigiana committente) e a due partner come Sampi e Click&Find, ora arrivata alla sua massima evoluzione. E poi un’importante innovazione sviluppata in collaborazione con Bartec che sfrutta una videocamera, posta sopra l’armadio della centralina, per evitare la miscelazione di prodotti durante lo scarico nelle stazioni di servizio». In pratica la telecamera riconosce le bocchette al suolo delle varie cisterne interrate e i naspi collegati ai singoli scomparti della botte e impedisce lo scarico se sono collegati in modo errato.


Spostandoci in Piemonte troviamo OMT, Gruppo Gavio. Storico allestitore del polo specializzato in cisterne di Tortona, che annovera pure Acerbi (ora in mano a Menci) e Mazzariol. «Il settore soffre per le incertezze dei clienti – esordisce Maurizio Teti – anche se negli ultimi tre anni le imprese hanno investito sfruttando gli incentivi statali, mentre adesso assistiamo a un periodo più altalenante. Così, guardiamo molto all’estero, Nord Africa e Far East in particolare». Il Gruppo si assesta attorno alle 150 cisterne all’anno per tre gamme di trasporto: idrocarburi, chimici/bitume/gas criogenici e Gpl, che ha ripreso a progettare dopo alcuni anni di abbandono del settore. In fiera a rappresentare le tre gamme, c’erano botti da carburante, bitume in temperatura e gas Gpl. Nello stand l’ultimo semirimorchio per gas full optional: dotato di assali SAF, impianto frenante Wabco, TPMS, smart board, gomme Michelin, impianto elettrico full led. L’equipaggiamento GPL è di prima scelta: valvole Fisher, pompa Blackmer 3 pollici, rulli avvolgi-manichette Hannay Reels, misuratore di ultimissima generazione Precigas; il tutto contenuto in una stazione di scarico posteriore in alluminio. Tra le peculiarità del veicolo: la sabbiatura e la zincatura di tutti i tubi per una migliore resistenza alla corrosione.


La veneta Alkom Autocisterne, 120 allestimenti all’anno, specializzata in veicoli ibridi, in grado di fare sia il trasporto primario che secondario, e molto personalizzati, in fiera ha esposto un gran numero di soluzioni, fra cui il progetto Nemesi Tutela Biturbo 2.0, che nasce nel 2019 da uno studio eseguito per conto di un cliente trasportatore commissionato da una compagnia petrolifera e «atto a controllare, seguire, misurare e compensare il prodotto trasportato, per dare il giusto scarico e la giusta quantità di prodotto a chi lo aspetta e lo dovrà comperare», spiega Roberto Fiorini responsabile commerciale della Alkom. La macchina è stata concepita con un sistema di tracciatura e trasmissione dati realizzato internamente, un nuovo portale accreditato presso le principali Compagnie Petrolifere secondo i protocolli internazionali di trasmissione dati UNI EN 15969.1.

I mezzi del costruttore tortonese. Al centro, nera, la cisterna per bitume in temperatura. Ai lati le botti per gas Gpl e a destra quella per benzine.


La cisterna Nemesi (ordinata da Transadriatico) monta una serie di accorgimenti tecnici e dispositivi elettronici, uniti ad alcuni strumenti di nuova generazione e a un nuovo sistema di inviolabilità che rendono qualsiasi veicolo cisterna assolutamente impossibile da violare, e offrono la garanzia certa che il liquido inserito nel il serbatoio in baia di carico sia lo stesso che viene consegnato. «Lo stesso nel senso pieno del termine: gli stessi litri, lo stesso peso, lo stesso prodotto», specifica Fiorini. Si è cercato di eliminare tutti gli inconvenienti dei contatori tradizionali, lasciando la versatilità di utilizzo e la precisione, senza affrontare strumenti troppo innovativi o legati allo stato fisico del prodotto trasportato o del livellamento del terreno. In sintesi, si voleva applicare un controllo alla mescita che misurasse elementarmente il prodotto.


I carichi dal basso sono stati riprogettati, un sistema interno massiccio di chiusura meccanica sequenziale ADR (accoppiatore di ritegno) fa sì che solo con un comando pneumatico sia possibile aprire la bocchetta di carico, comando azionato da un PreciNode dedicato, con sigillatura elettronica e giunzioni pneumatiche antifrode.
Nuova anche la gamma per chimici con la botte dedicata all’AdBlue da 31.500 in due scomparti litri o i nuovi i tubi di scarico (manichette) lunghi 2,5 o 3,5 metri, a seconda del tipo di cisterna, facilmente estensibili dalla cassetta delle centraline e non dal fondo della cisterna, così da risparmiare tempo nelle fasi di scarico delle benzine.

EURO 6D MA NON SOLO
Nel corso degli anni benzina e gasolio sono profondamente cambiati dal punto di vista qualitativo. Prodotti che, in combinazione con l’evoluzione motoristica, giunta allo standard euro 6d, hanno permesso di contenere i livelli di emissione portandoli, in alcuni casi, a livelli prossimi allo zero. Un miglioramento che ha riguardato anche i processi produttivi, con emissioni in atmosfera delle raffinerie ridotte fino al 90% negli ultimi vent’anni.
Oggi la sfida della decarbonizzazione richiede un ulteriore sforzo in ricerca e sviluppo di nuove soluzioni in grado di dare risposta concreta alle esigenze di mobilità di merci e persone. Il settore è impegnato da tempo in questo percorso e, rispetto ad alcuni casi concreti, siamo all’avanguardia in Europa. Un esempio è quello dei biocarburanti, carburanti cioè di origine fossile con una quota di componenti di origine vegetale, destinata a crescere nei prossimi anni. Ci sono poi esperienze nella produzione o nella trasformazione congiunta di biocomponenti “drop-in” per la miscelazione che va al di là dei vincoli normativi. Oppure processi di idrotrattamento di oli vegetali (HVO) sono sviluppati dalle compagnie petrolifere e dai fornitori di tecnologia. Un ultimo combustibile alternativo su cui si lavora è il metanolo derivante da gas naturale ed etanolo da fonti rinnovabili, poi miscelati con i componenti petroliferi delle raffinerie
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A livello di mercato Italia (core business del Gruppo veneto) Andrea Brendolan si ritiene molto soddisfatto: «La situazione del mercato – ammette – è al di là delle più rosee aspettative. Abbiamo assunto altri quattro dipendenti, salendo a 52 operativi, abbiamo messo in opera nuove linee di costruzione, con tagli al plasma e soprattutto, durante la pandemia abbiamo avuto il tempo di sperimentare nuove soluzioni e prototipi, che adesso possiamo mettere a listino, e come da tre anni a questa parte siamo a otto mesi di consegna».

IL FUTURO DEI BIOCARBURANTI
La prossima generazione di biocarburanti avanzati è in fase di sviluppo. Vediamo quali e quanti modi.
La biomassa lignocellulosica (paglia, residui forestali) può essere trasformata in biocombustibile in diverse maniere. Per esempio, si sta esplorando la conversione termochimica come processo per convertire la biomassa prima in syngas e poi in una miscela di idrocarburi, utilizzabile per la produzione di biodiesel e carburanti di seconda generazione per bio-carboturbo.
La tecnologia Waste-to-Fuel, applicativa dell’economia circolare, trasforma rifiuti grassi e oli in carboturbo rinnovabile, diesel e nafta, con una riduzione del 90% dell’impronta di CO2 rispetto ai combustibili convenzionali.
Diverse raffinerie stanno inoltre lavorando su progetti finalizzati all’utilizzo o alla produzione dell’idrogeno verde, prodotto da elettricità rinnovabile, che offre il doppio vantaggio di ridurre le emissioni dei carburanti e degli altri prodotti della raffinazione, consentendo al tempo stesso lo stoccaggio dell’elettricità rinnovabile in eccesso, generata quando l’offerta supera la domanda. Una tecnologia che ha il potenziale per rafforzare la leadership dell’industria della raffinazione europea nella diffusione di future soluzioni a basse emissioni di carbonio come PTL e H2 per la mobilità.

Emilblue Station
NUOVO DISTRIBUTORE DI ADBLUE TARGATO EMILIANA SERBATOI
Una presenza varia, ma mirata quella di Emiliana Serbatoi a Oil&Nonoil, prima e poi anche l’ultima fiera di questa epoca Covid. Allo stand, infatti, oltre a una vasta parte del listino, la società emiliana ha esposto in primo piano l’EmilBlue Station, il nuovo distributore per AdBlue dotato di testata elettronica metrica e con certificazione MID. Le capacità disponibili sono pari a 1.500, 2.000, 3.000, 4.500 e 6.000 litri. Le dimensioni del distributore sono create per trovar posto sulle piattaforme di rifornimento esistenti e la stazione EmilBlue Station è totalmente coibentata e isolata termicamente. Opzionale la possibilità di riscaldare o condizionare la stazione elettricamente, in caso di climi rigidi o torridi. I modelli disponibili per ogni capacità sono tre: con la sola pistola dedicata ai camion (truck-service), alle auto (car-service) o con entrambe.
CARATTERISTICHE TECNICHE
• Alimentazione elettrica: 230v
• Portata di erogazione pompa: 40 lt./min
• Pistola di erogazione lato Camion: Modello ZVA
• Pistola di erogazione lato Autovetture: Modello ZVA
• Lunghezza del tubo di erogazione: 3,80 mt
• Filtri in acciaio INOX
• Telaio del distributore in acciaio zincato/INOX
• Basamento in acciaio ad alta resistenza S355
• Pannellatura in acciaio S235
• Verniciatura a polvere

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