HomeProfessioneLeggi e politicaLa manovra incentiva l’assunzione di giovani e donne. Ma chi li convincerà a restare sui camion?

La manovra incentiva l’assunzione di giovani e donne. Ma chi li convincerà a restare sui camion?

Il disegno di legge di Bilancio 2027 proroga gli sgravi contributivi e rafforza le deduzioni fiscali per chi assume giovani e lavoratrici madri. Un’opportunità per l’autotrasporto, alle prese con la carenza di conducenti e una presenza femminile al volante inferiore al 2%. Ma gli incentivi bastano a rendere attrattiva una professione? L’economista Francesca Bettio solleva una questione scomoda, affrontata nel volume «Anche io volevo il camion», in presentazione il 17 novembre.

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Il governo prova a rendere economicamente più conveniente assumere giovani e donne. E per l’autotrasporto, alle prese da anni con la difficoltà di trovare nuovi conducenti, potrebbe essere una buona notizia. Ma c’è una domanda che merita di accompagnare l’annuncio: quanto serve incentivare le assunzioni se poi le condizioni di lavoro scoraggiano le persone dall’entrare nella professione o le spingono ad abbandonarla?

È una questione che va ben oltre il risparmio fiscale. E che emerge con particolare forza dalle testimonianze raccolte in Anche io volevo il camion, il volume dedicato alla presenza femminile nel mondo del trasporto, realizzato da Uomini e Trasporti e in programma a Roma per la presentazione il prossimo 17 novembre.

Cosa prevede la manovra: deduzioni fino al 180% e sgravi prorogati

Partiamo dalle novità. Il disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e trasmesso al Parlamento, prevede la proroga fino al 31 dicembre 2027 degli esoneri contributivi per le assunzioni stabili di giovani, donne appartenenti alle categorie agevolate e lavoratori nelle Zone economiche speciali.

Ma la misura più interessante riguarda la maggiorazione del costo del lavoro fiscalmente deducibile per le nuove assunzioni. Per i lavoratori con meno di 36 anni, la maggiorazione annunciata sale al 40%, portando la deduzione complessiva al 140% del costo ammissibile. Per le lavoratrici madri la maggiorazione arriva all’80%, con una deduzione complessiva del 180%.

Attenzione: non significa che assumere una madre costi l’80% in meno. Si tratta di un aumento della quota di costo deducibile dal reddito imponibile dell’impresa, con un beneficio effettivo che dipende dal regime fiscale e dalle condizioni previste dalla norma.

La manovra introduce inoltre, per il 2027, una tassazione agevolata dell’1% su determinati incrementi retributivi dei giovani lavoratori e innalza a 2.000 euro la soglia di esenzione dei fringe benefit per i dipendenti fino a 30 anni.

Il quadro dovrà naturalmente essere confermato nell’iter parlamentare, così come andranno verificate le condizioni applicative e le possibilità di cumulare le diverse agevolazioni.

Un incentivo che arriva in un settore con pochi giovani e pochissime donne

Per l’autotrasporto si apre una possibilità concreta. Le imprese lamentano da tempo la scarsità di conducenti, mentre l’età media della popolazione professionale continua a rappresentare una criticità per il ricambio generazionale.

Ancora più evidente è il divario di genere. Secondo i dati ministeriali elaborati nel volume Anche io volevo il camion, nel 2025 le donne con Carta di qualificazione del conducente attiva erano appena l’1,84%. Un bacino professionale praticamente inesplorato, che potrebbe offrire opportunità tanto alle imprese quanto alle donne interessate a una professione tradizionalmente maschile.

Ma se la necessità di assumere è tanto forte, perché il settore continua ad attrarre così poche lavoratrici? E perché fatica a convincere anche molti giovani?

La provocazione dell’economista: «Gli sgravi contributivi si risolvono spesso in sprechi miliardari»

La risposta più scomoda arriva da Francesca Bettio, economista del lavoro, già docente all’Università di Siena e consulente scientifica della Commissione europea.

Intervistata per Anche io volevo il camion, Bettio affronta espressamente il tema degli incentivi alle assunzioni nei settori a prevalenza maschile. «Non esito a dire che gli sgravi contributivi si risolvono spesso in sprechi miliardari, senza generare necessariamente posti di lavoro aggiuntivi e duraturi».

Un giudizio netto, che l’economista motiva con un ragionamento preciso: intervenire soltanto sul costo dell’assunzione, lasciando immutata l’organizzazione aziendale, può produrre risultati temporanei senza eliminare gli ostacoli che impediscono alle donne di entrare e rimanere nel settore.

Il problema, dunque, non è necessariamente l’incentivo in sé. È l’idea che possa bastare. Perché una lavoratrice dovrebbe accettare un impiego che la costringe a trascorrere molti giorni lontano da casa, rende imprevedibili gli orari o complica la gestione dei figli? E perché un giovane, anche se attratto dalla guida, dovrebbe scegliere una professione nella quale il tempo personale viene spesso sacrificato alle esigenze della produzione?

Secondo Bettio, nei settori caratterizzati da margini ridotti e crescita debole anche le imprese interessate a cambiare incontrano difficoltà. Non sempre dispongono delle risorse necessarie per ripensare i turni, migliorare le condizioni di lavoro o rendere le attività maggiormente conciliabili con la vita familiare. La sua proposta guarda dunque oltre la singola azienda. Consorzi, cooperative e forme di collaborazione potrebbero contribuire a distribuire diversamente le attività, rendere più flessibili gli orari e aumentare la capacità di negoziazione con la committenza.

In questa prospettiva, la qualità dell’organizzazione diventa uno strumento di attrazione professionale non meno importante della retribuzione.

Il vero obiettivo non è soltanto assumere, ma far restare

Sarebbe sbagliato, naturalmente, liquidare gli incentivi come inutili. Ridurre il costo del lavoro può aiutare le imprese, soprattutto quelle di dimensioni minori, a programmare nuove assunzioni. E rendere fiscalmente più conveniente l’impiego di giovani e lavoratrici madri può contribuire ad allargare la platea dei potenziali candidati. Ma il successo di queste misure non dovrebbe essere valutato soltanto contando quanti contratti vengono firmati.

Bisognerebbe chiedersi quanti di quei lavoratori rimangono dopo due o tre anni. Quanti giovani riescono a costruirsi una carriera. Quante donne vengono messe nelle condizioni di conciliare lavoro e famiglia, di accedere alla formazione e di crescere professionalmente.

E soprattutto quante imprese riescono a utilizzare l’occasione offerta dagli incentivi per modificare stabilmente il modo in cui organizzano il lavoro.

Perché un incentivo può rendere più conveniente assumere una persona. Ma è la qualità del lavoro a convincerla a rimanere.

Ed è proprio questa la prospettiva che attraversa Anche io volevo il camion, il volume che Uomini e Trasporti presenterà il 17 novembre: non limitarsi a raccontare le donne che hanno già trovato il proprio posto nel mondo dei trasporti, ma capire come cambiare quel mondo perché molte altre possano entrarvi.

Una riflessione che, a ben vedere, non riguarda soltanto le donne. Riguarda il futuro stesso dell’autotrasporto.

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