Per oltre un quarto di secolo l’aeroporto di Brescia-Montichiari ha vissuto soprattutto di potenzialità. La posizione era quella giusta, nel cuore di una delle aree manifatturiere più importanti d’Europa. Le infrastrutture non mancavano, a cominciare da una pista di circa tre chilometri. Eppure il decollo commerciale del Gabriele d’Annunzio è stato a lungo rinviato.
Adesso, a cambiare le prospettive, non sono i passeggeri, ma i pacchi. Quelli di Amazon, che dallo scorso settembre ha trasferito da Malpensa a Montichiari le proprie operazioni cargo, portando nello scalo bresciano quattro voli al giorno per sei giorni alla settimana. Un movimento regolare di merci che richiede spazi, attrezzature, personale e soprattutto una rete di collegamenti terrestri capace di alimentarlo.
Il 30 ottobre è stato inaugurato il nuovo magazzino destinato prevalentemente al colosso dell’e-commerce: 4.300 metri quadrati di superficie, 67.000 metri cubi di volume e un investimento di 10 milioni di euro sostenuto dal gruppo Save, che attraverso la società Catullo gestisce l’aeroporto. Ma per capire la portata della notizia bisogna guardare oltre l’edificio.

Da Malpensa a Montichiari, perché Amazon cambia aeroporto
Amazon non ha semplicemente aggiunto una destinazione alla propria rete aerea. Ha trasferito un’attività da Malpensa a uno scalo più piccolo, ma specializzato nelle merci.
La differenza è importante. Malpensa è di gran lunga il primo aeroporto cargo italiano, con oltre 764.000 tonnellate movimentate nel 2025 e una quota del 61% sul totale nazionale. Montichiari, nello stesso anno, si è fermato a 31.411 tonnellate, peraltro in calo del 18,6% rispetto al 2024.
Difficile immaginare una sfida diretta tra due infrastrutture di dimensioni così diverse. Piuttosto, la scelta di Amazon dimostra che nella logistica aerea non conta soltanto la grandezza di uno scalo, ma anche la possibilità di organizzare flussi dedicati, con tempi e strutture compatibili con le esigenze dell’operatore.
Montichiari può offrire proprio questo: una vocazione cargo, operatività continuativa 24 ore su 24, servizio doganale sette giorni alla settimana e una collocazione favorevole rispetto ai poli produttivi e distributivi del Nord Italia.
Il magazzino da 10 milioni e la prospettiva di sei voli al giorno
La nuova struttura è stata realizzata in carpenteria metallica e dispone degli spazi necessari per supportare lo smistamento di migliaia di pacchi al giorno.
Per gestire l’operatività Amazon sono state introdotte anche attrezzature specifiche: macchine radiogene per i controlli di sicurezza, sistemi castor deck per la movimentazione dei carichi, cargo loader e nuove baie per il carico e lo scarico dei camion.
Il nuovo edificio si inserisce in un complesso aeroportuale che già ospita le attività cargo di Poste Italiane, di cui Montichiari rappresenta il principale hub operativo, di DHL e dei collegamenti internazionali.
Ma le prospettive non si fermano all’attività attuale. Enrico Marchi, presidente del Gruppo Save, ha indicato l’obiettivo di portare i voli giornalieri di Amazon da quattro a sei. E ha parlato della possibilità di raddoppiare complessivamente il traffico dello scalo.
Numeri che, per il momento, rappresentano obiettivi e non risultati già acquisiti. Ma che aiutano a comprendere perché l’investimento inaugurato il 30 ottobre sia soltanto una tappa di un programma molto più ampio.
Un aeroporto da 100 milioni. E un bacino industriale che guarda all’Europa
Il Master Plan di Montichiari prevede investimenti complessivi per 100 milioni di euro. Oltre al nuovo magazzino sono programmati interventi sulle infrastrutture aeroportuali, sugli spazi dedicati alle merci, sui piazzali e sulla viabilità interna.
Dal 2015 Save aveva già investito oltre 20 milioni di euro per attrezzare lo scalo. Una scelta che, secondo Marchi, ha richiesto anni di attesa e perdite economiche, prima di poter accogliere un operatore internazionale delle dimensioni di Amazon.
Ma il punto strategico è soprattutto geografico. Montichiari si trova tra le direttrici della A4 e della A21, con accesso al sistema autostradale lombardo, compresa la BreBeMi. È dunque in una posizione utile per raccogliere merci dalla Lombardia orientale, dal Veneto e da una parte dell’Emilia-Romagna.
C’è poi una questione più generale. Una quota del cargo prodotto dalle imprese italiane raggiunge su strada aeroporti del Nord Europa, dove viene successivamente imbarcata sugli aerei. Intercettare una parte di questi flussi è uno degli obiettivi dichiarati dal gestore.
Per riuscirci, tuttavia, non basta disporre di una pista e di magazzini moderni. Occorre convincere spedizionieri e compagnie aeree che Montichiari possa offrire frequenze, destinazioni, tariffe e tempi competitivi rispetto agli hub già consolidati.
Ed è qui che l’arrivo di Amazon può fare la differenza: garantendo una base stabile di traffico, contribuisce a sostenere infrastrutture e servizi che potrebbero diventare interessanti anche per altri operatori.
I numeri del 2026: merci avio in forte crescita, posta in calo
I primi dati dell’anno raccontano già un cambiamento nella composizione del traffico.
Secondo Assaeroporti, tra gennaio e settembre 2026 Brescia-Montichiari ha movimentato 24.731 tonnellate complessive di merci e posta, con un aumento del 5,9% sullo stesso periodo del 2025.
Ma dietro questa crescita relativamente contenuta si nascondono due andamenti opposti. Le merci avio, escluse quelle postali, sono arrivate a 13.606 tonnellate, registrando un aumento del 53,1%. Il traffico postale è invece diminuito del 23,1%, fermandosi a 11.126 tonnellate.
Un dato che segnala una progressiva diversificazione delle attività e che precede, in larga parte, l’ingresso di Amazon, avvenuto soltanto a settembre. Il contributo del nuovo operatore potrà quindi essere valutato più compiutamente nei risultati dell’ultimo trimestre e nel 2027.
Il contesto internazionale, intanto, rimane favorevole ai volumi. Secondo IATA, a settembre 2026 la domanda mondiale di trasporto aereo merci è aumentata del 7,7% su base annua, mentre quella dei vettori europei è cresciuta del 4,5%. Una crescita che deve però fare i conti con il forte rincaro del carburante per aviazione.
Duecento nuovi occupati a Brescia, ma Malpensa apre una vertenza
Il trasferimento di attività ha già prodotto effetti occupazionali. Da settembre, secondo Save, il personale impegnato nello scalo bresciano è aumentato di circa 200 unità, considerando lavoratori diretti e indiretti. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. A Malpensa la partenza della commessa Amazon ha coinvolto inizialmente circa 190 addetti alle operazioni di handling e logistica. Al tavolo regionale del 12 ottobre, secondo i sindacati, risultava ancora da ricollocare circa la metà dei lavoratori interessati.
È il risvolto meno favorevole di una riorganizzazione che crea opportunità in un territorio, ma può determinare difficoltà occupazionali in un altro. Un passaggio che dovrà essere gestito parallelamente alla crescita dell’aeroporto bresciano.
La vera sfida: far incontrare aerei e camion
C’è infine un aspetto che riguarda direttamente l’autotrasporto. Un aeroporto cargo non vive soltanto di aerei. Vive anche, e in larga misura, di camion. Ogni volo deve essere alimentato da merci che arrivano dai magazzini e dai centri di distribuzione. E ogni carico scaricato deve poter proseguire rapidamente verso le destinazioni terrestri. La competitività dello scalo dipende quindi dall’efficienza dell’intera catena: accessi stradali, tempi di accettazione, operazioni doganali, movimentazione e disponibilità di servizi di trasporto.
Peraltro, già nell’aprile 2026 Montichiari aveva inaugurato un collegamento cargo diretto con Xi’an, in Cina, dimostrando di voler sviluppare anche i traffici intercontinentali.
L’arrivo di Amazon aggiunge adesso la regolarità dei flussi dell’e-commerce a una vocazione che si sta progressivamente consolidando.
La scommessa, insomma, non è conclusa. Ma dopo 27 anni dalla sua inaugurazione, Montichiari sembra aver individuato una direzione precisa: anziché competere per portare persone in viaggio, diventare il punto da cui far partire e arrivare le merci.
E, per un aeroporto rimasto a lungo in attesa del proprio decollo, non è una differenza da poco.


