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L’isotermico a emissioni zero? Fatto!

La sfida era impegnativa: rendere energeticamente autonomo e sostenibile un semirimorchio frigo da agganciare a un trattore elettrico. Ma alla Chiggiato Trasporti si esaltano davanti agli ostacoli complessi. E in questo caso, per riuscire a superarli hanno messo insieme una squadra formata da competenze diverse, da IFAC a Record, da Thermo King a PBW. E alla fine il risultato è arrivato

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Un giorno, molto probabilmente, ci si ricorderà di quando per la prima volta a Piombino Dese, in provincia di Padova, nel prato di fronte al quartier generale della Chiggiato Trasporti, venne mostrato per la prima volta un semirimorchio in grado di dimostrare che anche un trasporto a temperatura controllata può essere condotto in modo sicuro e con emissioni azzerate.

Fino ad allora, infatti, l’alimentazione elettrica era bandita da alcuni segmenti, come quello del trasporto frigorifero, per la semplice ragione che per far viaggiare merci a una determinata temperatura c’è bisogno di un supporto energetico ulteriore rispetto a quello che muove il veicolo. E se lo si chiede alla batteria del trattore si corre il rischio di vedere evaporare l’autonomia come neve al sole.

Appuntamenti con la storia

Ma Luca Chiggiato, amministratore dell’omonima società, è poco incline a mettersi comodo su convinzioni diffuse perché, al contrario, si appassiona nell’individuare nuove sfide, a maggior ragione se, come in questo caso, si incrociano in un qualche modo con la storia.

Accadde qualcosa di analogo quando l’Italia si fermò a causa di un virus malefico: serviva un vaccino, ma serviva pure qualcuno che fosse in grado di trasportarlo. E quando i camion in livrea Chiggiato carichi di quel prezioso farmaco irruppero tramite i TG nelle case degli italiani, in quel momento tutti compresero che quella triste emergenza sanitaria aveva oltrepassato il giro di boa.

Una sfida da giocare in squadra

Stavolta a rendere complessa la sfida era soprattutto la necessità di ricorrere a un gioco di squadra, di dover attivare tanti diversi contributi per convogliarli tutti «oltre l’ostacolo». Il primo giocatore a essere chiamato è stato IFAC, costruttore di semirimorchi isotermici da sempre partner dell’azienda veneta, a cui Chiggiato ha chiesto non soltanto un involucro dotato di ottima base isolante, ma anche di impreziosirlo – come ha ricordato Vito Amodio, figlio del fondatore Angelo e fratello di Giusi – «con un doppio piano con paratia interna mobile per farla adattare al carico, con un rivestimento certificato antitaglio in grado di far attivare un allarme quando si forza non solo una maniglia, ma qualsiasi centimetro della struttura e con una serratura pneumatica che si apre solo da remoto».

Il secondo giocatore è Thermo King a cui è stato chiesto di «togliere calore» all’interno di questa scatola, ha puntualizzato Marco Tosi, tramite l’unità refrigerante Advancer 500 Spectrum. Tra i pregi di questo sistema, oltre alla capacità di generare più temperature, c’è quello di poter funzionare in modalità esclusivamente elettrica. Così non produce alcuna emissione, ma ha un’autonomia di 9 ore. Che sono di certo tante, ma in qualche caso, quando si viaggia per il mondo come fanno i veicoli Chiggiato, potrebbero anche consumarsi in attesa a una frontiera. Così, per totale garanzia del carico, si è optato per una soluzione ibrida, che alla bisogna riesce a prolungare la necessità di produrre freddo. Altro valore aggiunto del sistema è di essere dotato della capacità di «dare voce alla merce», di riuscire a intercettare tramite il flusso d’aria di ritorno ogni singola anomalia in termini di temperatura e di comunicarla alla centrale telematica connessa, che a quel punto sarà in grado di intervenire.

Luca Chiggiato, amministratore di Chiggiato Trasporti

Ma per far funzionare questa unità serve energia. E sul semirimorchio a zero emissioni la produce un assale. Merito di BPW che, come ha ricordato Massimo Sironi, è riuscita a trasformare quel componente meccanico in uno strumento capace di generare energia e di rendere autonomo l’allestimento. In pratica con ePower – è questo il nome dell’assale – si riesce a immagazzinare l’energia generata dal rimorchio in marcia o in frenata in una batteria ad alta tensione per poterla poi riutilizzare per alimentare il gruppo frigo anche durante le soste.

Ma per chi trasporta farmaci o capi di alta moda il semirimorchio sostenibile è anche quello inviolabile. Ed ecco perché nella squadra Chiggiato ha voluto anche Record Italia, azienda capace di integrare la localizzazione GPS con funzioni di sorveglianza e di controllo degli accessi per proteggere il carico. In questo caso, come ha sottolineato Davide Scardovi, la sfida richiesta era di «fare in modo che le procedure di notifica dell’allarme alla centrale operativa non si attivassero quando il ladro ha già aperto il veicolo, ma quando si sta avvicinando». Cosa resa possibile da un sistema di sensori che monitora l’area vicina al veicolo e, laddove percepisce qualcuno che vi entra all’interno, fa attivare una telecamera che inquadra la scena e la rende visibile e controllabile da remoto.

La sostenibilità, un patto tra generazioni

Il semirimorchio sicuro e pulito, frutto di questi incastri, segna una pietra miliare. Luca Chiggiato lo osserva soddisfatto, spiega che sicuramente acquisterà altri trattori elettrici per rendere i suoi trasporti ancora meno inquinanti, perché – sottolinea – «mi piacerebbe lasciare questo pianeta in condizioni migliori di come l’ho trovato». È una sorta di responsabilità che l’imprenditore veneto ha nel dna. I suoi occhi brillano allo stesso modo sia quando ricorda le lezioni di autotrasporto impartitegli da suo padre Giuseppe, fondatore dell’azienda, sia quando osserva come i suoi tre figli – Camilla, Carolina e Giovanni – abbiano preso la scia dei suoi veicoli e dei suoi ideali con impegno ed entusiasmo. La prima legge della sostenibilità, forse, è proprio un patto tra generazioni.

L’ampliamento dell’hub di Piombino Dese

LA SOSTENIBILITÀ IN FORMATO MAGAZZINO

La presentazione del semirimorchio a zero emissioni è stata anche l’occasione per buttare uno sguardo sul nuovo magazzino che Luca Chiggiato sta costruendo proprio davanti all’attuale sede e che dovrebbe essere inaugurato prima del prossimo autunno. È una struttura di 8.000 mq, con un’altezza di 19,75 metri sotto trave e in cui saranno organizzate due aree distinte in cui gestire due differenti fasce di temperatura, una tra i 2 e gli 8 gradi, l’altra tra i 15 e i 25, in grado di ospitare rispettivamente 6.500 e 13.500 bancali. A tale scopo si farà ricorso a degli UTA (Unità di trattamento Aria), vale a dire degli evaporatori che producono caldo o freddo in base agli imput che ricevono da specifici sensori.

Qui, per essere certi di avere sempre la temperatura desiderata, funzioneranno a doppia mandata e disporranno, in funzione della sostenibilità, di un sistema a vasi comunicanti per cui l’acqua che si è riscaldata dopo essere stata utilizzata in uno dei due settori per abbassare la temperatura viene convogliata sull’altro per innalzarla, così da non creare sprechi energetici. Il magazzino sarà certificato Tapa e quindi disporrà di quelle attrezzature utili a tracciare la merce dal momento in cui il camion entra nell’area e si avvicina a una delle sei baie di carico, fino a quando non si deposita la merce sul bancale. Sul tetto, poi, sarà installato un impianto fotovoltaico che porterà la produzione complessiva del sito a 1,4 megawatt. Il tutto ha richiesto un investimento di circa 13 milioni di euro.

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