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Aree di servizio, l’esperienza della Parco Tir Pesaro. Quando la sosta diventa palestra di aggregazione

A Pesaro, vicina al casello della A14, esiste da vent’anni un’area di sosta con qualche centinaio di stalli. Per accedervi bisogna entrare in una cooperativa, mettendosi insieme agli attuali 116 soci. Un piccolo investimento ripagato non soltanto dalla possibilità di parcheggiare camion, ma anche dall’opportunità di usufruire di una ricca gamma di servizi offerti a prezzi vantaggiosi, ma sufficienti a ripagare i costi della struttura

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Parco Tir Pesaro (PTP) è un’area di sosta posta a due passi dal casello della A14 che accoglie, in circa 35 mila metri quadri di superficie, 240 stalli in cui parcheggiare camion. Non ci possono entrare tutti liberamente, ma tutti possono associarsi alla cooperativa omonima che gestisce l’area dal 2006.

E farlo conviene, non soltanto perché in questo modo ci si garantisce la possibilità di parcheggiare il proprio veicolo in un luogo sicuro e videosorvegliato a prezzi competitivi, ma soprattutto perché ci si mette in condizione di beneficiare di una ricca serie di altri servizi, costruiti per tenere in equilibrio finanziario la gestione dell’area, ma poi divenuti anch’essi convenienti rispetto a quanto si trova all’esterno. Ma per comprendere come tutto questo sia possibile bisogna entrare nei dettagli.

I costi dello stallo lo pagano i servizi

Daniele Lucertini è da circa un mese il nuovo presidente della Parco Tir Pesaro. Da poco più di un anno è anche al timone della Carp, cooperativa pesarese che è stata tra le promotrici nel 2006 dell’area di servizio che si trova per la precisione in Località Selva Grossa (PS).

Partiamo con il dato fondamentale, il prezzo di uno stallo: alla PTP chiedono 55 euro al mese. Il neopresidente della PTP, Daniele Lucertini, chiarisce subito che «una struttura di questo tipo, come è evidente, ha costi di gestione importanti: alla manutenzione ordinaria – cura degli spazi, dei locali e dei servizi – si affiancano costi straordinari come il ripristino dell’asfaltature ogni dieci anni circa, di notevole impatto, che l’indotto procurato dal solo affitto degli stalli non riesce a coprire». Di fronte a questa insufficienza alla PTP hanno deciso che, invece di alzare il costo dello stallo, convenisse chiedere aiuto al modello aggregativo, declinandolo in tutte le possibilità modalità.

La prima è l’applicazione in scala cooperativa del principio delle economie di scala. In pratica significa che – quantifica Lucertini – «ogni mese la PTP acquista circa 650 mila litri di gasolio, più di 7,5 milioni ogni anno. Con questi numeri riesce ad avere un potere contrattuale maggiore e, di conseguenza, paga il gasolio meno, lo può proporre ai soci a prezzi competitivi e riesce a trattenere per sé una minima marginalità con cui ripagare almeno in parte i costi della struttura». Le altre parti si ottengono replicando lo schema applicato al gasolio per ulteriori servizi, dal lavaggio alla vendita di polizze assicurative (con cui esiste una convenzione con Federservice, società di Federtrasporti a cui PTP è associata), dal recupero dei ristorni autostradali fino, seppure in modo indiretto (visto che sono concessi a terzi) all’officina presente nell’area e alla trattoria.

Ma questo schema in chiave aggregativa funziona come un circolo virtuoso, nel senso cioè che tanto più crescono gli associati, tanto più i servizi diventano numerosi e tanto più si rendono vantaggiosi. Prova ne sia che nel 2006, al momento della nascita, la cooperativa PTP contava 18 asso ciati, mentre attualmente è salita a 116. E dietro questa spinta, spiega il presidente, c’è «l’acquisita consapevolezza anche da parte di piccole aziende, in genere orientate a risparmiare e a parcheggiare il camion in cortile, che i servizi forniti dalla PTP sono non soltanto migliori, ma anche più convenienti. E quindi anche loro si sono sempre più frequentemente rivolti a noi». Prova ne sia che l’offerta di servizi, progressivamente incrementata nel corso degli anni, attualmente sta per allargarsi alla gestione collettiva degli pneumatici e, in prospetti va, all’installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.

Economie circolari e relazioni

La seconda modalità con cui si declina il modello aggregativo si manifesta a margine di questi circoli virtuosi e prende forme che lo stesso presidente della PTP definisce di «economia circolare». Per spiegare come funzionano ricorre a un esempio: «Abbiamo fatto riferimento ai milioni di litri distribuiti all’interno dell’area. È però necessario che quel carburante ce lo trasporti qualcuno. E a questo provvedono gli stessi veicoli degli associati che poi si riforniranno di quello stesso gasolio».

La terza modalità aggregati va scaturisce dalle relazioni innescate dal muoversi insieme all’interno della stessa area. Le modalità in tal senso sono diverse. Alla PTP, per esempio, organizzano, all’interno dei 900 metri di palazzina desti nata agli uffici, sia incontri e convegni, sia cicli di formazione con cui accrescere le competenze degli associati. Ma al tempo stesso, sottolinea Lucertini, l’area funziona come una sorta di palestra con cui irrobustire i muscoli aggregativi, nel senso che favorisce contatti e scambi, mette in condizione di cogliere opportunità in maniera collettiva, aiuta a rimuovere eventuali diffidenze concorrenziali. Un meccanismo, questo, divenuto evidente in particolare tra i soci fondatori, tra i quali figurano come zoccolo duro tre cooperative storiche del tessuto provinciale come Carp di Pesaro, Tran Italia di Montelabbate e CTF di Fossombrone, che tutte insieme non soltanto superano i 100 milioni di fatturato, ma hanno acquisito un ruolo di primo piano sul mercato di trasporto nazionale e internazionale.

«D’altra parte, la forza dell’aggregazione – conclude Lucertini – è proprio quella di essere contagiosa: ci siamo messi insieme per avere spazi in cui parcheggiare i nostri camion e poi nel corso degli anni siamo riusciti a sostenere gli associati in tanti altri modi e a concretizzare tanti altri progetti . E chissà quanti ne riusciremo a realizzare ancora in futuro».

All’origine del PTP

I SOSTEGNI PUBBLICI PER LO START-UP

La «Parco Tir Pesaro» da circa vent’anni gestisce un’area di sosta tramite un modello che funziona. Prima del 2006, prima cioè di vedere la luce, è stata a lungo una chimera di cui si è parlato per almeno una decina di anni. Poi, come spesso accade, la caparbietà è stata premiata da due opportunità: la prima l’ha offerta il Comune di Pesaro che, interessato a liberare le strade comunali dai tanti camion in sosta, ha concesso un terreno alla nascente struttura con un diritto di superficie gratuito; la seconda è arrivata dall’Albo dell’Autotrasporto che, intenzionato da diversi anni a colmare la lacuna di spazi per parcheggiare camion, ha finanziato la PTP con 900 mila euro. Rispetto ai 3,25 milioni spesi all’epoca per realizzare l’area sono meno di un terzo, ma furono una spinta utile per parti re con il piede giusto.

Questo articolo fa parte del numero di luglio/agosto 2025 di Uomini e Trasporti: un numero che contiene un’ampia inchiesta sulle aree di sosta per camion.

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