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Confetra: «L’anello debole non serve a nessuno: incentiviamo le aggregazioni»

Secondo il presidente Carlo De Ruvo, tra i problemi alla base degli squilibri nella logistica ci sarebbe pure l’estrema debolezza delle aziende di autotrasporto che scontano un gap dimensionale e una massiccia frammentazione. Servono imprenditori forti, pronti anche a rifiutare condizioni contrattuali non convincenti. La committenza? Ne esistono di diverse tipologie. La più evoluta sceglie in base alla qualità del servizio e va verso appalti più genuini

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«Il vero problema che c’è dietro al dibattito estivo sulla vostra testata è che l’autotrasporto rimane ancora l’anello debole della catena. Il mercato richiede invece strutture più forti che abbiano la capacità anche di dire qualche “no” se le condizioni contrattuali non convincono». È diretto Carlo De Ruvo, Presidente di Confetra al secondo mandato, che ha accettato di condividere con UeT la propria visione sul futuro del settore.

Priorità? Incentivare le aggregazioni e smetterla con «le lamentele croniche» per «crescere come imprenditori in grado di decidere se accettare o rifiutare un contratto, investire in qualità per diversificare ed elevare l’offerta».

Carlo De Ruvo, Presidente di Confetra

Tra le criticità emerse dal nostro dibattito sul futuro della logistica c’è il massimo ribasso come unico elemento di valutazione per l’acquisto dei servizi. È veramente così?

«Sostenere che sia l’unico elemento di scelta è un po’ troppo semplicistica. Le aziende che acquistano servizi appartengono a segmenti di committenza molto differenti, quindi non generalizzerei. Quello che noto, invece, è che sempre più spesso vengono prese in considerazioni caratteristiche del servizio di natura qualitativa, come per esempio il tipo di mezzi utilizzati o la componente energetica per l’abbattimento della Co2, che è diventato un target di tutti i committenti e che quindi è richiesto anche ai fornitori. Oppure standard di sicurezza con il monitoraggio dei percorsi, l’utilizzo di aree di sosta sicure, la capacità di gestire in tempo reale la prova di consegne e ritiri».

Rispetto a queste caratteristiche, come giudica l’offerta chi acquista servizi di logistica?

«Anche qui dobbiamo tener conto della varietà dei committenti. Nel contratto collettivo nazionale di lavoro, firmato da tutte le associazioni datoriali, abbiamo inserito dei punti fermi. In primis, accertarsi che il fornitore applichi il Ccnl, poi il divieto di subappalto e, ancora, chiediamo la verifica della regolarità contributiva, dell’affidabilità finanziaria, mentre il mancato rispetto delle norme legate alla sicurezza sul lavoro diventa motivo di rescissione automatica del contratto. Mi sembrano punti molto qualificanti. Con questo non voglio dire che il prezzo non sia una componente importante: fa parte delle leggi di mercato, ma vedo che molti committenti, forse i più evoluti, scartano offerte troppo basse».

È difficile trovate un’azienda di autotrasporto adeguata?

«No, siamo ancora in una fase di eccesso dell’offerta».

Quali sono le criticità del sistema e come si possono superare?

«Innanzitutto, vorrei dire che la logistica oggi sta garantendo un flusso regolare delle merci da e per tutto il mondo fino agli scaffali. Quindi è qualcosa che comunque funziona. Ovviamente ci sono criticità e aree di miglioramento. Non c’è dubbio che una di queste sia nell’ambito degli appalti e nell’intermediazione illecita di manodopera, ma sono problematiche che riguardano gli appalti in generale, non solo nella logistica. Le aziende del nostro settore utilizzano gli appalti perché hanno bisogno di fornitori specializzati in diverse attività, dall’handling al magazzino. Si tratta di un aiuto per chi sta gestendo il tutto in modo corretto con appalti genuini, ma c’è anche chi introduce modalità illecite».

Confetra ha risposto a questo lavorando a un prototipo di contratto per gli appalti nella logistica, anche in risposta alle inchieste della Procura di Milano. Quali sono stati gli sviluppi?

«La nostra iniziativa prescinde dalle inchieste su cui ovviamente non entriamo. Abbiamo voluto fornire un modello di contratto redatto dallo Studio Ichino che rispetta pienamente la normativa di un appalto genuino. Lo abbiamo presentato in prossimità della pausa estiva, con un riscontro molto positivo da parte delle aziende che lo applicheranno su base volontaria alla scadenza dei contratti in essere. Stiamo assistendo a processi di concentrazione, con grandi player della logistica sempre più circondati da una folta schiera di fornitori».

Alcuni sostengono che mancherebbe un quadro regolatorio a tutela dei più piccoli. Cosa ne pensa?

«Esistono già autorità come l’Antitrust e l’ART che avrebbero il compito di vigilare sul mercato e quindi è importante che facciano il proprio lavoro. Anche l’Albo dell’Autotrasporto ha il compito di vigilare, ma parlando dei piccoli la sensazione è che esiste ancora un eccesso di offerta. Secondo me, bisognerebbe lavorare su due elementi per riequilibrare il mercato: dare una risposta alla carenza degli autisti e sostenere i processi di aggregazione delle piccole realtà».

Dal dibattito è emerso il tema della rappresentanza, giudicata da alcuni troppo frammentata e piena di conflitti di interessi. Condividete l’analisi?

«Non c’è dubbio che la frammentazione ci sia e anche i conflitti di interesse, ma io vorrei vederla in positivo. Una rappresentanza plurale non è necessariamente una cosa negativa e potrebbe addirittura essere un valore raggiunto. Pensiamo al Ccnl sottoscritto da Confetra, Anita/Confindustria, Conftrasporto/ Confcommercio, dalle cooperative, dagli artigiani nonché dai sindacati confederali coprendo quasi tutto il sistema economico: credo che l’importante sia parlarsi».

Ecco, qual è a vostro avviso la sede istituzionale più appropriata per discutere azioni a sostegno del settore?

«Ci sono sedi diverse a seconda dei temi. Per i problemi più tecnici e specifici, ovviamente è il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per discorsi più ampi che riguardano il lungo periodo, un luogo adatto a nostro avviso sarebbe il Cnel, perché rappresenta la parte datoriale e sindacale: è un luogo di confronto equilibrato dove cercare la sintesi».

Infine, gli incentivi. Alcuni sostengono che andrebbero distribuiti secondo una logica premiante, anche a chi acquista i servizi, prediligendo aziende che agiscono nella legalità. È d’accordo?

«Noi in generale siamo contro gli incentivi a pioggia e intermediati. Però non tutti gli aiuti sono negativi: vediamo positivamente il sostegno alla digitalizzazione delle aziende perché questo è il vero grande tema dei prossimi anni. Investimenti mirati all’adozione dell’AI sarebbero molto importanti. Aggiungo anche gli aiuti al rinnovo delle flotte per l’acquisto di automezzi green. Ecco, dobbiamo distinguere tra incentivi buoni e cattivi. Sa che fine fa lo sconto sulle accise? Va ad abbassare i prezzi dei servizi a beneficio della committenza. Quindi sono inutili, non portano alcun vantaggio al sistema. Un’azione importante, come ho già detto, sarebbe sostenere l’aggregazione delle aziende perché il vero problema che c’è dietro al dibattito estivo sulla vostra testata è che l’autotrasporto rimane ancora l’anello debole della catena. Ecco noi non abbiamo bisogno di anelli deboli, ma di strutture più forti che abbiamo la capacità anche di dire qualche no se le condizioni contrattuali non convincono. Allora concordo con Alessandro Peron che chiede di smetterla con le lamentele croniche per crescere come imprenditori in grado di decidere se accettare o rifiutare un contratto, investire in qualità per diversificare ed elevare l’offerta».

Questo articolo fa parte del numero di settembre/ottobre 2025 di Uomini e Trasporti: un numero che racchiude un ampio dibattito sul futuro del settore, animato da tanti osservatori e da tanti lettori.

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