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Sei vite, un solo vantaggio: ecco perché la sostenibilità Michelin conviene (anche ai conti)

Alla quinta edizione dell’Attestato per la Gestione Sostenibile degli Pneumatici, Silvia Vergani, direttrice marketing di Michelin Italia, racconta come il modello «multivita» trasformi la sostenibilità in leva competitiva. Meno materie prime, meno CO₂, ma anche meno costi, più chilometri e sicurezza certificata: i numeri spiegano perché la scelta green è prima di tutto una scelta industriale

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C’è un numero che ritorna più volte nel racconto di Silvia Vergani, direttrice marketing di Michelin Italia. È il cinque: cinque edizioni dell’Attestato per la Gestione Sostenibile degli Pneumatici. Un traguardo che, pur lontano dai 120 anni di presenza di Michelin in Italia, fotografa un percorso ormai maturo. Non un progetto sperimentale, ma un modello consolidato che parla la lingua dell’industria: quella dei numeri, delle performance, dei bilanci.

Il modello «multivita»: quando lo pneumatico non finisce alla prima usura

Alla base dell’Attestato c’è quello che in Michelin chiamano modello «multivita». Un principio semplice quanto rivoluzionario: lo pneumatico autocarro non nasce per una sola stagione, ma per vivere più cicli operativi.

La prima vita è quella del nuovo. Quando il battistrada si consuma, entra in gioco la riscolpitura, che consente di ottenere fino al 25% di percorrenza chilometrica in più. Poi la ricostruzione, che apre la strada alla terza vita. E il ciclo può ripetersi: nuova riscolpitura, seconda ricostruzione e ulteriore riscolpitura finale. Per la maggior parte delle gamme Michelin, si può arrivare fino a sei vite.

Silvia Vergani, direttrice Marketing di Michelin Italia

Meno materie prime, meno CO₂: i numeri ambientali

La sostenibilità, in questo schema, non è uno slogan ma una conseguenza tecnica. Ogni pneumatico ricostruito consente di risparmiare circa 50 chilogrammi di materie prime, perché mantiene e valorizza la carcassa originaria.

Moltiplicato per migliaia di unità, il dato assume un peso industriale. Nell’edizione 2026 dell’Attestato – riferita ai dati 2025 – sono 67 le aziende premiate, per un totale di 23.000 veicoli coinvolti. Il risultato: 8.228 tonnellate di CO₂ risparmiate e quasi 3.000 tonnellate di materie prime non utilizzate.

Il vantaggio che pesa sul conto economico

Ma il punto centrale, sottolinea Vergani, è che il vantaggio ambientale coincide con quello economico. Lo pneumatico ricostruito costa mediamente il 40% in meno rispetto a un nuovo premium di prima fascia. La sola riscolpitura, con quel 25% di percorrenza aggiuntiva, significa posticipare l’acquisto di un treno gomme di alcuni mesi. Se ipotizziamo una percorrenza annua di 100 mila chilometri, si parla di 25 mila chilometri aggiuntivi: circa tre mesi di attività senza nuovo esborso.

Tradotto in indicatore industriale, il costo chilometrico può ridursi mediamente di circa il 33%. Un dato che impatta direttamente sul conto economico della flotta, specie in una fase in cui ogni voce di costo è sotto pressione.

Ottantasei controlli: la sostenibilità passa dalla sicurezza

Sostenibilità, però, non può prescindere dalla sicurezza. E qui emerge un altro numero chiave: 86. Sono le fasi di controllo a cui viene sottoposto ogni pneumatico ricostruito negli stabilimenti Michelin.

Non verifiche a campione, ma controlli su ogni singola carcassa, prima e dopo il processo: ispezioni visive con luce radente, analisi ai raggi X per verificare la disposizione dei cavi metallici, controlli interni assimilabili a una TAC industriale per individuare eventuali difetti strutturali, fino alla verifica finale tattile e dimensionale.

Le statistiche interne indicano che i tassi di accidentalità dei ricostruiti Michelin sono equiparabili, e in alcuni casi inferiori, a quelli degli pneumatici nuovi dello stesso marchio. Un elemento che smonta definitivamente l’equazione, ancora diffusa, tra ricostruito e minore affidabilità.

Parametri certificati e soglie chiare

L’Attestato si fonda su parametri oggettivi e certificati. Il sistema di calcolo è validato da DEKRA e prevede due soglie minime per l’accesso: almeno il 10% di pneumatici riscolpiti e almeno il 30% di ricostruiti sul totale del parco circolante.

Non ci sono barriere dimensionali: possono partecipare grandi flotte da migliaia di veicoli, ma anche realtà più piccole, dal trasporto persone fino al singolo imprenditore particolarmente attento alla gestione.

La carcassa come scelta industriale

C’è infine un elemento strutturale che rende possibile tutto questo: la carcassa. Michelin progetta pneumatici autocarro ricostruibili fin dall’origine. È una scelta industriale che risale a un secolo fa e che oggi diventa un vantaggio competitivo. Le statistiche interne indicano che circa il 90% delle carcasse Michelin è idoneo alla ricostruzione.

La sostenibilità, in altre parole, non si aggiunge dopo: si progetta prima.

La lezione che emerge dalla quinta edizione dell’Attestato è chiara: la sostenibilità non è un costo accessorio, né un esercizio reputazionale. È un moltiplicatore di efficienza. Riduce l’uso di materie prime, abbatte le emissioni, abbassa il costo chilometrico, mantiene – e certifica – standard elevati di sicurezza.

Sei vite per un pneumatico non sono solo una promessa tecnica. Sono la dimostrazione che, quando il modello industriale è coerente, ambiente e margini possono viaggiare nella stessa direzione.

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