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Con il caro gasolio l’autotrasporto azzera i margini: ecco le misure straordinarie richieste dalle associazioni per andare avanti

Con il gasolio a +0,25 €/l, i costi salgono di 9.000 euro annui per camion, azzerando i margini medi di settore inferiori al 3%. Tutte le associazioni unite chiedono interventi urgenti: credito d’imposta sui carburanti, taglio contributivo, più liquidità e regole vincolanti sui contratti

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L’emergenza carburante torna a mettere sotto pressione l’autotrasporto italiano e riporta al centro del confronto politico un tema noto: la fragilità strutturale del settore di fronte agli shock energetici. In una lettera firmata da tutte le associazione del settore, tra cui Anita, Unatras, Confartigianato Trasporti, Cna Fita, Fiap, Fai, Fedit, Legacoop e Confcooperative, sono state messe nero su bianco le proposte che il settore richiede al Governo per far fronte alla situazione e alle tensioni internazionali che spinto al rialzo il prezzo del gasolio, con il conseguente aumento dei costi immediati e ricavi differiti, in un comparto che opera con marginalità minime.

I numeri che spiegano la crisi

  • +0,25 €/litro nelle ultime settimane
  • circa 36.000 litri/anno per mezzo
  • 👉 +9.000 € annui per camion
  • 👉 +90.000 € su 10 veicoli

In un settore con margini sotto il 3%, l’effetto è diretto: il solo carburante può azzerare il risultato economico

A questo si aggiunge un tema strutturale:

  • pagamento carburante immediato
  • incassi medi a 60–90 giorni

Una combinazione che genera pressione finanziaria crescente.

Il peso dei costi: un equilibrio che salta

Nel trasporto merci:

  • carburante = 30–35% dei costi
  • lavoro = 30–35%

Oltre il 65–70% dei costi totali concentrati in due sole voci

È su questo squilibrio che interviene la proposta di Unatras, con misure che non sono solo tecniche ma esplicitamente politiche, perché chiedono una risposta coordinata tra Italia ed Europa.

Le richieste: un pacchetto su tre leve

Credito d’imposta carburante (anche HVO)
Un meccanismo automatico legato agli aumenti settimanali rilevati dal MASE:
le imprese recuperano il differenziale di prezzo in base ai litri acquistati.

È la misura più immediata per sterilizzare gli shock.

Taglio temporaneo del costo del lavoro
Esonero contributivo per titolari e dipendenti.

Qui il messaggio politico è chiaro: lo Stato interviene sul secondo grande costo per salvaguardare l’operatività

Accise: utilizzo immediato del credito
Stop ai 60 giorni di attesa: utilizzo entro 10 giorni dalla domanda.

Sospensione di imposte e contributi
Una misura ponte per evitare crisi di cassa.

È il punto più critico: senza liquidità, anche imprese sane rischiano di fermarsi.

Aggiornamento dei costi di esercizio
Adeguamento immediato dei valori ufficiali del MIT.

Fuel surcharge obbligatorio
Clausola carburante vincolante nei contratti scritti.

Qui si gioca una partita politica importante: trasferire il rischio carburante lungo la filiera, evitando che resti tutto in capo al vettore.

Accisa mobile: una risposta che divide

L’ipotesi di riduzione generalizzata delle accise è vista con cautela dal settore:

  • effetti limitati per l’autotrasporto professionale
  • rischio di penalizzare chi ha investito in flotte moderne

La richiesta è netta: qualsiasi intervento non deve ridurre il rimborso accise esistente

Il nodo europeo (e politico)

Molte misure richiedono un passaggio europeo sugli aiuti di Stato, con possibile deroga ai limiti “de minimis”. Tradotto: senza un quadro UE straordinario, l’intervento nazionale rischia di essere insufficiente

Quella del caro gasolio non è solo un’emergenza congiunturale, ma un test politico:

  • sulla capacità di intervenire rapidamente
  • sulla volontà di riconoscere l’autotrasporto come infrastruttura strategica

Perché senza correttivi immediati, il rischio non è solo per le imprese, ma per l’intera tenuta della logistica nazionale.

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