Il frangente non è dei più facili: tra carburante volatile e margini sotto pressione, il cargo aereo italiano continua a marciare con il freno tirato. Eppure, quando si parla di export, la stiva dell’aereo conta eccome. Secondo gli ultimi dati, quasi il 29% dell’export italiano verso i Paesi extra UE, in termini di valore, viene movimentato per via aerea. Una quota elevata, che rende il cargo un asset strategico per chi vende all’estero prodotti ad alto contenuto tecnologico, moda, farmaceutico, luxury.
Il problema è che questo potenziale non si traduce ancora in crescita: nel 2025 il traffico passeggeri negli aeroporti italiani è aumentato del 5% sul 2024, mentre il comparto merci si è fermato a un +2%. Il differenziale fotografa bene il ritardo: il cargo si muove, ma più lentamente del resto della filiera. Una parte significativa delle merci italiane continua inoltre a transitare su hub esteri, da cui vengono consolidate e smistate, con extra‑costi e tempi più lunghi per le imprese esportatrici.
In questo contesto si inserisce il Protocollo d’Intesa firmato a Roma da Enac e Confetra, con l’obiettivo dichiarato di «promuovere lo sviluppo e la competitività del cargo aereo in Italia» attraverso interventi su qualità dei servizi, digitalizzazione, infrastrutture e sostenibilità. L’accordo, siglato dal presidente Enac Pierluigi Di Palma e dal presidente Confetra Carlo De Ruvo, prova a fare un passo oltre la fotografia del problema, impostando una cooperazione strutturata tra autorità dell’aviazione civile e rappresentanza della logistica.
Al centro ci sono quattro leve principali. La prima è l’introduzione della Carta dei Servizi Merci per gli aeroporti che movimentano oltre 100.000 tonnellate annue, uno strumento che dovrà fissare indicatori di qualità misurabili e sistemi di monitoraggio delle performance, in modo da definire standard minimi comuni e favorire il miglioramento continuo dei servizi cargo. La logica è portare nel mondo delle merci ciò che per il passeggeri è ormai dato per acquisito: livelli di servizio chiari, comparabilità tra gli scali, trasparenza sui risultati.
Seconda leva, la digitalizzazione dei processi. Il Protocollo richiama esplicitamente lo sviluppo di piattaforme integrate di gestione – l’Airport Cargo Community System – e l’adozione di tecnologie innovative per lo scambio dati tra compagnie, handler, spedizionieri, corrieri e gestori aeroportuali. L’obiettivo è ridurre la frammentazione documentale, abbattere i tempi di lavorazione e aumentare la visibilità lungo la catena, avvicinando il cargo aereo agli standard di tracciabilità a cui l’e‑commerce ha abituato il mercato.
Il terzo fronte è quello infrastrutturale: il Protocollo parla di potenziamento dei poli logistici, miglioramento delle aree di handling e integrazione intermodale, cioè dei collegamenti stradali e ferroviari a servizio degli scali. Se si vogliono riportare su hub italiani flussi oggi instradati su aeroporti stranieri, non basta aumentare la capacità di stiva: servono magazzini adeguati, aree di sosta per i camion, corsie dedicate e terminal in grado di gestire grandi volumi con tempi certi.
Infine, la sostenibilità. L’intesa richiama l’applicazione della metodologia ICAO del Balanced Approach per la gestione dell’impatto acustico, tema particolarmente sensibile per un’attività – quella cargo – che si gioca spesso nelle fasce serali e notturne. Bilanciare esigenze operative, tutela dei residenti e limiti ambientali sarà decisivo per poter sviluppare davvero il segmento merci senza aprire nuovi contenziosi sul fronte rumore.
Per dare gambe al Protocollo sarà istituito un Tavolo Tecnico congiunto Enac–Confetra, incaricato di coordinare le iniziative, definire la Carta dei Servizi Merci e redigere un documento strategico sullo sviluppo del cargo aereo nazionale. Non solo: il testo prevede il coinvolgimento degli operatori della filiera – spedizionieri, handler, corrieri espressi – attraverso le associazioni aderenti a Confetra, in particolare AICAI, ANAMA e ASSOHANDLERS, chiamate a supportare l’adozione delle nuove regole e a collaborare con i gestori aeroportuali.
Resta da capire quanto rapidamente questo impianto potrà tradursi in risultati misurabili sul campo: tempi di giacenza più brevi, maggiore affidabilità nelle consegne, quota crescente di traffico gestita in Italia. In un mercato in cui i volumi crescono meno dei passeggeri e i costi operativi restano elevati, il vero discrimine non sarà tanto il “se” ma il “come” e il “quando” verranno implementati gli impegni presi. Se l’asse Enac–Confetra riuscirà a fare massa critica, il cargo aereo potrebbe passare dal ruolo di “cenerentola” del sistema aeroportuale a quello di leva di competitività per l’export italiano nei mercati extra UE.


