L’avvio del mercato europeo delle emissioni nel trasporto marittimo (ETS) e l’estensione dal 2028 ai trasporti su strada e al settore residenziale e commerciale (ETS2) avranno pesanti ricadute sull’intero sistema economico, ma ad essere maggiormente penalizzato a partire dal 2028 sarà l’autotrasporto che sconta ancora una forte dipendenza dal diesel e lunghe percorrenze. Il rapporto Cer-Confcommercio presentato oggi nella sede romana dell’associazione analizza l’impatto del sistema europeo legato alle emissioni per i diversi settori economici.
Con l’introduzione dal 2028 dell’ETS 2 sul trasporto stradale e gli edifici, l’autotrasporto vedrebbe lievitare gli extracosti che – nello scenario peggiorativo – potrebbero raggiungere i 960 € per i veicoli leggeri (< 3,5t) fino a oltre 11.300 € per gli autocarri pesanti superiori a 26 tonnellate. Già nello scenario con prezzi CO₂ medi 2025, l’incremento dei costi operativi risulterebbe compreso tra circa 660 € per i veicoli commerciali leggeri e oltre 7.800 € per i mezzi pesanti di maggiore capacità.
In generale, per il trasporto su strada, l’aggravio è stimato tra 4,7 e 11,3 miliardi di euro annui, con forti effetti sui carburanti che già scontano l’accisa più alta d’Europa. La quota principale dell’onere ricadrà sul diesel, con un incremento stimato fino a circa 7,7 miliardi di euro nello scenario peggiore. In questo caso, il prezzo del diesel potrebbe aumentare di oltre il 17% e quello della benzina di oltre il 14%, con rincari fino a 355 euro l’anno per le auto diesel e 250 euro per le auto a benzina.
Secondo il Rapporto Cer-Confcommercio, i maggiori costi saranno trasferiti in misura pressoché integrale sui consumatori finali, a causa della rigidità della domanda di carburanti. La nuova componente legata alla CO₂ arriverebbe a incidere per oltre il 10% sul prezzo finale alla pompa.
Confcommercio chiede correttivi
“Mentre viviamo l’emergenza della crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente, che in Italia ha provocato il taglio straordinario delle accise e la proclamazione del fermo dei servizi di autotrasporto, una nuova tempesta di pari impatto si profila all’orizzonte – ha affermato Pasquale Russo, Vice Presidente di Confcommercio e Presidente di Conftrasporto –L’impatto dell’Ets e dell’Ets2 rischia di mettere in ginocchio molte imprese e farne chiudere molte altre. Non c’è tempo da perdere. Servono correttivi e misure di sostegno per evitare ulteriori ripercussioni sulla competitività del sistema economico italiano. Nel trasporto stradale, in cui l’Italia applica già le accise sui carburanti più elevate d’Europa, occorre prevedere meccanismi di compensazione sugli oneri ETS2. Allo stesso tempo, bisogna evitare nuovi aggravi per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, che già sostengono costi energetici superiori alla media europea, e introdurre misure per il trasporto marittimo, a partire dai collegamenti con le isole, dalle Autostrade del Mare e dal transhipment”.
Impatti maggiori anche sul marittimo
Anche il trasporto marittimo sarà interessato da un ulteriore consistente aumento dei costi operativi. L’impatto dell’ETS, già in vigore nel settore, potrebbe raggiungere circa i 713 milioni di euro entro il 2028, aggravato ulteriormente dall’applicazione del regolamento FuelEU Maritime. L’effetto combinato delle due normative porterà a un forte aumento del costo dei combustibili navali, incidendo sulla competitività delle imprese e sull’intera catena logistica.
Effetto inflazione
Infine, il rapporto ha preso in considerazione anche l’impatto delle nuove normative sul settore settore residenziale e commerciale, nel quale l’incremento sarebbe compreso tra 1,6 e circa 4 miliardi di euro l’anno per le utenze domestiche, principalmente a causa della dipendenza dal gas naturale. L’extracosto medio per le famiglie arriverebbe fino a 128 euro annui, con impatti maggiori nel Nord Est (152 euro annui) e nel Nord Ovest (134 euro annui). Per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, che già oggi pagano per l’energia le tariffe più alte in Europa, gli aumenti risulterebbero particolarmente rilevanti. Nello scenario peggiore, l’extracosto annuo raggiungerebbe i 400 euro per un bar e i 364 euro per un negozio alimentare, supererebbe i 1.090 euro per le grandi superfici di vendita, arriverebbe a circa 1.275 euro per i ristoranti e oltrepasserebbe i 3.270 euro per un albergo medio. Incrementi che rischiano di vanificare le attuali misure per il contenimento della spesa energetica e di alimentare dinamiche inflattive.


