Nel 2025 il trasporto ferroviario merci ha perso circa il 3,5%, in termini di treni/km, rispetto al 2024. Il caloconferma una serie negativa iniziata nel 2022 con una riduzione complessiva di circa 7,8% nell’arco del triennio 2022-2025. La stessa diminuzione è stata registrata anche nel traffico ferroviario merci con origine e destino nei porti nazionali e in tutti gli interporti italiani e terminal privati (- 3% circa nel 2025 rispetto al 2024 e -7% rispetto al 2022 – tutti i dati descritti rappresentano il sistema nel suo complesso). Un’immagine di estrema difficoltà che emerge dal quarto rapporto di Fermerci, presentato oggi al Cnel, alla presenza degli operatori, del viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi e del Presidente della Commissione Trasporti della Camera, Salvatore Deidda. Si registra un’apertura di collaborazione da parte di Renato Brunetta che in veste di Presidente del Cnel ha aperto i lavori, proponendo di “utilizzare la potestà di iniziativa legislativa del Cnel per aiutare un settore che da troppi anni è in crisi. Suggerisco quindi– ha detto Brunetta – di lavorare a una proposta di legge di sostegno alla logistica”.
Il settore chiede incentivi e coordinamento
“Servono politiche urgenti per sostenere le imprese ferroviarie e superare una crisi che dura ormai da troppo tempo – ha esordito il presidente di Fermerci, Clemente Carta – Altro che riequilibrio modale, dallo studio emerge che le risorse assegnate negli anni sono servite solo a tenere parzialmente il livello dei volumi. Tutte le contingenze attuali come: lavori sulla rete ferroviaria, tensioni geopolitiche e interruzioni dei valichi alpini hanno danneggiato in questianni il comparto. Se a questo aggiungiamo l’incertezza dei prossimi mesi e l’assenza, al momento, di risorsenecessarie per il settore, i danni saranno irreversibili. Gli incentivi – continua Carta – sono uno strumento di politicadei trasporti a servizio della collettività e dell’industria nazionale e sono da considerarsi investimenti che provocanoesternalità positive in termini ambientali, economici, sociali e industriali”.
Investimento fruttosi
Lo studio dimostra infatti che un euro investito nel trasporto ferroviario produce un ritorno economico per l’intero sistema pari a 1,5 euro. L’impatto economico, occupazionale e ambientale generato dalla logistica ferroviariae dalle infrastrutture collegate contribuisce difatti allo sviluppo locale e alla qualità della vita dei territori attraversati. Sistima che la quota di valore in termini percentuali dei servizi intermodali che rimane sui territori attraversati in confronto ai servizi su strada sia di 98% a 75% sui traffici internazionali. Nel 2024 il territorial economic footprint ossia il beneficio complessivo generato per l’Italia grazie all’utilizzo del trasporto ferroviario è stato di oltre 1,6 miliardi di euro. Il calcolo deriva dall’analisi complessiva delle merci movimentate sulle reti ferroviarie (italiane ed estere) e dalminore costo esterno del cargo ferroviario rispetto al trasporto esclusivamente su gomma.
Il picco dei cantieri
Lo studio ha anche mostra che il 2026 sarà l’anno con il maggior numero di interruzioni sui binari italiani con un picco di 788 cantieri aperti, una situazione che sarà leggermente migliorata nel 2027, ma resterà comunque critica, resa ancora più drammatica dall’apertura di lavori di rimessa in sicurezza sulla rete tedesca che si protrarranno nei prossimi anni. Una scacchiera di cantieri che rischia di azzerare per sempre il cargo ferroviario europeo. Per questo gli operatori chiedono un coordinamento e una roadmap internazionale con l’obiettivo di gestire meglio le criticità, tra cui ci sono anche i valichi alpini che hanno registrato un calo del traffico sui binari del 5,2%.
Merci pericolose, un mercato a sé
Un’apertura viene dal trasporto sui binari di merci pericolose a cui per la prima volta il rapporto di Fermerci dedica spazio con un’indagine condotta da Giovanni Adamo, Dangerous Goods Risk Manager. Un settore in cui la domanda è in crescita per via di una maggiore sicurezza rispetto al tutto strada, ma che presenta un’offerta ancora carente con molte aziende non ancora non in grado di fornire servizi dedicati e con oltre il 60% dei terminal non abilitati alla gestione delle merci pericolose. Un mercato, quindi, che proprio per questi dati, mostra un considerevole potenziale di crescita.


