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Caso GLS, il TAR conferma la multa da 8 milioni: nuove regole per chi si dichiara “green”

Il programma “Climate Protect” è costato a GLS una sanzione da 8 milioni di euro, confermata dal TAR Lazio. Una decisione che alza l’asticella per tutte le aziende che promuovono servizi e iniziative ambientali nel trasporto e nella logistica

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La conferma da parte del TAR Lazio della sanzione da 8 milioni di euro inflitta dall’Antitrust a GLS non è soltanto una vicenda giudiziaria. Per il settore del trasporto e della logistica rappresenta un precedente destinato a incidere sul modo in cui vengono progettati, finanziati e comunicati i programmi ambientali.

La vicenda nasce dal programma “Climate Protect”, attraverso il quale GLS applicava un contributo alle spedizioni presentato come strumento per compensare e ridurre le emissioni di CO₂. L’iniziativa era accompagnata da una forte comunicazione sulla sostenibilità del servizio.

Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, tuttavia, alcune delle informazioni diffuse risultavano ambigue, poco precise e difficilmente verificabili, tanto da far apparire il servizio più sostenibile di quanto fosse in realtà. Per questo, nel gennaio 2025, l’Autorità ha sanzionato il gruppo con una multa da 8 milioni di euro. Nel 2026 il TAR Lazio ha respinto il ricorso di GLS, confermando integralmente la decisione.

Quando il marketing ambientale diventa un problema

Nel provvedimento l’Antitrust ha contestato l’utilizzo di messaggi che richiamavano concetti come energia “100% verde”, neutralità climatica e compensazione integrale delle emissioni.

Secondo l’Autorità, tali affermazioni non rispettavano pienamente i requisiti di chiarezza, accuratezza e verificabilità richiesti dalla normativa sulle pratiche commerciali. Inoltre, il contributo economico associato al programma sarebbe stato applicato senza un collegamento sufficientemente trasparente con i costi effettivi delle attività di compensazione ambientale.

La combinazione tra comunicazione “verde” e sovrapprezzo applicato ai clienti è stata quindi ritenuta idonea a influenzarne le decisioni commerciali.

Perché la sentenza riguarda tutto il settore

Il caso GLS va ben oltre la singola azienda. Il principio affermato dal TAR è che le dichiarazioni ambientali devono rispettare gli stessi standard di correttezza e trasparenza richiesti per qualsiasi altra comunicazione commerciale.

Per un settore che negli ultimi anni ha fatto largo uso di espressioni come “carbon neutral”, “green logistics”, “emissioni compensate” o “trasporto sostenibile”, il messaggio è chiaro: la sostenibilità non può essere affidata soltanto allo storytelling, ma deve essere dimostrata con dati e metodologie verificabili.

In altre parole, non basta dire di essere “green”: bisogna poterlo dimostrare.

Cosa cambia per le aziende di trasporto e logistica

La prima conseguenza riguarda la comunicazione commerciale. Qualsiasi dichiarazione sulla riduzione delle emissioni, sulla neutralità climatica o sull’utilizzo di energia rinnovabile dovrà essere supportata da dati misurabili, criteri trasparenti e, sempre più spesso, verifiche indipendenti.

Anche eventuali contributi o sovrapprezzi ambientali richiederanno maggiore attenzione. Le aziende dovranno spiegare chiaramente come vengono calcolati, quali costi coprono e quali risultati ambientali producono.

Diventa inoltre fondamentale che uffici commerciali, marketing e direzione aziendale utilizzino un linguaggio preciso e coerente, evitando formule assolute o difficili da dimostrare.

Le nuove norme contro il greenwashing

La sentenza arriva mentre l’Europa sta rafforzando le regole contro il greenwashing. La Direttiva (UE) 2024/825 aggiorna infatti la disciplina sulle pratiche commerciali scorrette introducendo limiti più stringenti all’utilizzo di dichiarazioni ambientali generiche o non verificabili.

Anche il recepimento italiano segue la stessa direzione, restringendo ulteriormente lo spazio per formule come “eco”, “green”, “a impatto zero” o “climaticamente neutro” quando non siano supportate da prove concrete.

Meno slogan, più dati

La lezione che arriva dal caso GLS è semplice. La sostenibilità non può più essere trattata come una semplice leva di marketing.

Con la conferma della sanzione da parte del TAR e con l’entrata in vigore delle nuove norme europee, ogni promessa ambientale dovrà poggiare su dati, metodologie e risultati verificabili.

Per le aziende che investono davvero nella sostenibilità si tratta di un’opportunità per rafforzare la propria credibilità. Per chi continuerà a fare affidamento su slogan verdi, compensazioni poco trasparenti o promesse difficili da dimostrare, il rischio non sarà soltanto reputazionale ma anche economico.

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