La firma di un Memorandum of Understanding tra CMA CGM Group, CEVA Logistics e Chery Auto — avvenuta l’11 giugno 2026 nella sede del costruttore cinese a Wuhu — è il segnale più concreto di come i grandi player della logistica globale stiano riposizionandosi per intercettare uno dei flussi commerciali più dinamici del decennio: l’espansione internazionale dell’automotive cinese.
Chery Auto è oggi il maggiore esportatore cinese di veicoli passeggeri, con una presenza in oltre 130 paesi. La sua crescita fuori dai confini nazionali è stata rapida, ma ha reso evidenti i limiti di una supply chain non ancora strutturata per reggere la complessità di mercati molto diversi tra loro, dall’Europa al Medio Oriente, dall’America Latina all’Asia-Pacifico. È precisamente questo il vuoto che CMA CGM e CEVA si propongono di colmare.
Una struttura a tre livelli, un obiettivo unico
L’accordo è costruito sulla complementarità dei ruoli. CMA CGM porta la potenza della rete marittima globale – oltre 700 navi, 420 porti serviti, 24 milioni di TEU movimentati nel 2025 – e la capacità di orchestrare trasporti multimodali su scala planetaria. CEVA Logistics aggiunge la componente operativa specializzata: gestione dei veicoli finiti, logistica dei ricambi e, aspetto sempre più critico, la movimentazione delle batterie per veicoli elettrici, soggette a normative stringenti e a requisiti di handling molto specifici.
Per Chery, il valore dell’accordo non sta solo nell’efficienza operativa, ma nella possibilità di costruire una supply chain localizzata, capace cioè di adattarsi alle specificità regolamentari, infrastrutturali e commerciali di ciascun mercato. È la risposta logistica alla cosiddetta localization strategy: non più esportare semplicemente veicoli, ma strutturare presenze industriali e distributive radicate nei territori.
Perché questo accordo conta per tutta la filiera
Per gli operatori della logistica e i corrieri internazionali, la vicenda ha implicazioni che vanno oltre i tre firmatari e indica almeno tre tendenze in atto.
La prima: la verticalizzazione della logistica automotive. I grandi gruppi shipping non si limitano più al trasporto marittimo, ma acquisiscono o integrano competenze specialistiche per offrire soluzioni end-to-end. CMA CGM lo ha fatto con l’acquisizione di CEVA, e ora lo capitalizza su contratti di alto profilo.
La seconda: la crescita strutturale dei flussi automotive dalla Cina. Il mercato dell’export di veicoli cinesi – inclusi EV e ibridi – continuerà a crescere nei prossimi anni, generando volumi significativi di logistica per veicoli finiti, di spedizioni di componenti e di batterie. Chi si posiziona oggi come partner strategico dei costruttori cinesi acquisisce un vantaggio competitivo difficile da replicare.
La terza: la resilienza come valore commerciale. Dopo gli shock degli ultimi anni – pandemia, congestione portuale, crisi del Mar Rosso – i grandi shipper industriali cercano partner logistici in grado di garantire continuità operativa in scenari instabili. La solidità di un accordo trilaterale come questo risponde esattamente a tale esigenza.
Le voci dei protagonisti
«Man mano che le supply chain automotive globali diventano sempre più complesse, partnership logistiche solide e affidabili sono più importanti che mai», ha dichiarato Amélie Humphreys, General Manager di CMA CGM China. Eric Dessupoiu, Vice President Finished Vehicle Logistics di CEVA, ha sottolineato come la gestione di supply chain multi-mercato stia diventando «un differenziatore competitivo critico» per i costruttori in fase di espansione internazionale. Dal lato cinese, Chen Chunqing, Executive Vice President di Chery International, ha evidenziato l’obiettivo di costruire «ecosistemi di supply chain robusti, localizzati e pronti per il futuro».
L’accordo è allo stato di Memorandum: i dettagli operativi e contrattuali saranno definiti nelle prossime fasi. Ma la direzione è chiara e per il mercato della logistica internazionale il messaggio è già arrivato.


