Fabiana La Penna: «Aiutatemi a capire se sono la prima (e l’unica) cisternista in Campania»
Tutto inizia nell’esercito dove si arruola come volontaria. È là che la Tankerqueen napoletana per la prima volta sale su un mezzo pesante. Passano gli anni, vive di musica, fino a ritrovarsi a Barcellona alla guida di un autobus. Il patentino ADR preso in spagnolo e il lavoro a Napoli in un’azienda che si chiama MD. Ma sui piazzali sempre e solo l’unica donna. Allora Fabiana si affida ai social: “Voglio trovare donne che come me ogni giorno affrontano queste sfide”
Su TikTok si chiama Tankerqueen, regina delle cisterne. Di giorno ne guida una sulle strade della Campania, ma di sera fa la Dj e non rinuncia all’altra sua passione: la musica. Grandi occhi celesti e capelli rosso fuoco, spesso viene scambiata per polacca o russa. Invece lei è «napoletana doc», nata con l’obiettivo preciso di stupire. Lo dice lei stessa cercando di spiegare la grande attrazione per i “bestioni” che vorrebbe condividere con altre donne. Ecco perché da qualche mese è impegnata a scoprire se veramente – come dicono molti – è lei, proprio lei, la prima cisternista donna in Campania. Obiettivo? Creare una rete, sentirsi meno sola, ma anche abbattere insieme pregiudizi e paure perché «le donne hanno una precisione e un’attenzione ai dettagli che in questo mestiere fanno la differenza. Quindi testa alta e via». Parola di Fabiana La Penna.
Quando hai preso le patenti? Cosa ti ha spinto?
Ho sempre avuto un’anima artistica. Per 13 anni ho vissuto di musica. A 18 anni mi sono arruolata nell’esercito come volontaria. E lì mi hanno affidato l’incarico di conduttrice e così presi le mie prime patenti. Da quando sono salita sui mezzi pesanti ho capito subito che quella era la mia strada. Mi piaceva tantissimo.
Quando hai cominciato a lavorare? Come sei arrivata all’ADR?
Questo lavoro è cominciato tre anni fa. Ho iniziato con gli autobus a Barcellona. Mia mamma vive là da tanti anni. Dopo questa esperienza, ho capito che i pullman mi stavano stretti: i giri erano ripetitivi e poi le persone che hai a bordo in un certo senso ti limitano. E così sono arrivata all’ADR: forse perché sono cresciuta con proprio con l’obiettivo di stupire. Volevo fare qualcosa fuori dal normale, che fosse allo stesso tempo più professionale possibile e insolito per una donna. Così la prima immagine che mi è venuta in mente è stato il camion cisterna…
Dove hai preso il patentino?
In Spagna. Non è stato facile perché ho dovuto imparare la lingua, studiare tantissimo, ma volevo raggiungere questo obiettivo a tutti i costi. Ci sono riuscita anche nel migliore dei modi: ho fatto zero errori, molto contenta di questo.
In quale azienda lavori oggi?
Si chiama MD del Gruppo Malinconico. Ci lavoro da poco perché sono tornata in Italia da circa un mese. Quando dico che lavoro all’MD, molti pensano che faccia la cassiera, un lavoro più probabile per una donna. Ho scelto questa azienda perché ne parlano bene tutti, autisti e aziende chimiche. Ho grandi aspettative che in parte si stanno realizzando e poi non essendo molto grande tende ad avere più cura del personale. E questo è davvero molto importante.
Com’è la tua giornata tipo?
La mia giornata tipo è che non è mai una giornata tipo. Non so mai che cosa mi aspetta e ogni giorno vivo un percorso diverso. Faccio operazioni di carico e scarico di prodotti chimici nelle aziende. Attualmente sto lavorando con tank container – i contenitori cisterna per il trasporto intermodale – quindi vado anche al porto a fare operazioni di ritiro. Prima lavoravo di più con cisterne autostradali. Ovviamente non mancano lunghissime ore di attesa… Ma a me piace molto dover studiare la mappa per arrivare nei luoghi di scarico. È una cosa che mi dà adrenalina, come guidare questo bestione nel caos totale du Napoli, la mia città. È una sfida continua che mi fa sentire ancora più fiera di me stessa.
Amo l’adrenalina di non sapere mai che cosa ti aspetta, il senso di libertà, l’orgoglio di riuscire a muovere il mezzo e soprattutto lo stupore delle persone quando vedono una donna scendere dalla portiera. Le cose che odio sono sicuramente le lunghissime ore di attesa
E come vivi il momento in cui ti trovi da sola sui piazzali con tutti uomini?
All’inizio può sembrare una situazione particolare, ma in realtà mi trovo benissimo. Ci sono molti lati positivi: quando vedono che sei una donna, i colleghi hanno un approccio più gentile rispetto a come interagiscono tra loro. Spesso ti offrono una mano, per esempio con le manovre. E se poi capiscono che sai lavorare, conquisti il loro rispetto. Si sa che noi donne dobbiamo sempre dimostrare di saper fare le cose dieci volte meglio degli uomini per guadagnare un minimo di considerazione. Se fossimo al loro livello, saremmo considerate un po’ inferiori. Quindi tengo sempre a dimostrare la massima professionalità, proprio per abbattere questo pregiudizio. Non so se hai fatto caso, anche sui social, spesso si leggono commenti in cui uomini consigliano alle donne camioniste di cambiare mestiere… Scrivono: «È facile girare col camion col cambio automatico». Cose assurde. Ci tengo a dire che la mia prima esperienze è stata con una cisterna autostradale con cambio manuale!
A proposito di social, hai chiesto di aiutarti a capire se sei l’unica donna cisternista in Campania. Perché è tanto importante?
Da quando sto a Napoli mi sento un pesce fuor d’acqua. Non ho mai incrociato una donna, per non parlare di una donna con cisterna chimica. Volevo capire se fossi davvero l’unica in tutta la zona o se ci fosse qualcun’altra nascosta da qualche parte… Per me è importante per una questione di confronto, per trovare una persona che vive le mie stesse sfide quotidiane. Quando sei l’unica ti senti un po’ isolata: ho creato un profilo per fare rete e sentirmi meno sola. Sarebbe molto bello anche sapere di essere la prima donna cisternista, ma per il momento non ho avuto riscontri….
Cosa diresti a una donna che vuole seguire il tuo esempio?
Le direi di non farsi frenare mai da pregiudizi o dalle paure né dalle sue né quelle degli altri: se si sente dentro la scintilla della passione bisogna buttarsi perché questo lavoro è duro e richiede tanto sacrificio e determinazione. Soprattutto all’inizio devi dimostrare quanto vali, ma ti dà anche un’indipendenza e delle soddisfazioni immense. Le direi di non porsi limiti solo perché è un ambiente storicamente maschile: le donne hanno una precisione e un’attenzione ai dettagli che in questo mestiere fanno la differenza. Quindi testa alta e via!
… Mancano servizi igienici o docce dedicate esclusivamente alle donne. Se ci sono, spesso sono in condizioni inaccettabili. Per esempio, nelle aziende chimiche non ho mai trovato servizi per le donne
Quali sono le cose che ami del tuo lavoro e quali quelle che odi?
Amo l’adrenalina di non sapere mai che cosa ti aspetta, il senso di libertà, l’orgoglio di riuscire a muovere il mezzo e soprattutto lo stupore delle persone quando vedono una donna scendere dalla portiera. Le cose che odio sono sicuramente le lunghissime ore di attesa: non sai mai quando ti liberi. Io amo l’operatività quindi per me stare ferma è tempo perso, ma comunque purtroppo bisogna farlo. Questo lavoro dà tantissimo, ma – non lo possiamo negare – ti toglie anche tanto, soprattutto a livello personale. Per una donna fare questa vita e pensare di costruire una famiglia è complicatissimo. Non sai mai a che ora finisci, lunghe ore sui piazzali, ritmi folli e incastrare tutto diventa una sfida enorme. Ma ci tengo a far passare il messaggio che, nonostante i sacrifici, non bisogna rinunciare a sé stesse: io guido la cisterna, ma allo stesso tempo faccio la Dj, mi prendo cura di me: chi guida un camion non deve essere per forza un maschiaccio.
Durante il lavoro che mangi?
Ecco tra le cose che odio c’è la frenesia che non mi dà tempo di fermarmi per mangiare. È anche una questione di carattere perché vedo che ci sono autisti che si fermano e vanno anche al ristorante. Però io non riesco, forse sbaglio, ma è vero che sono agli inizi. Per me mangiare è l’ultima cosa e non sono un esempio da seguire. A volte mi porto della pasta del giorno prima o mangio schifezze. Vado avanti a energie e carboidrati.
Che cosa hanno detto i tuoi genitori quando hai iniziato questo lavoro?
Non si stupiscono più perché conoscendomi si aspettavano di tutto. Mia madre è molto molto fiera di me. Me ne accorgo quando la sento parlare con le sue amiche: racconta sempre del mio lavoro, continua a stupirsene ogni giorno. A me fa piacere questa sua reazione.
E quando dici che lavoro fai?
Quando le persone mi chiedono che lavoro faccio, inizio con un sorrisino. Effettivamente non so mai come la prenderanno, di solito la prima reazione è lo stupore, inevitabilmente.
Quali sono le cose da migliorare per le donne sul camion?
Questa è la domanda più importante. Parliamo di cose pratiche, come la dignità dei servizi nei piazzali, nei terminal, nei porti, nelle aree di sosta. Spesso qui mancano servizi igienici o docce dedicate esclusivamente alle donne. Se ci sono, spesso sono in condizioni inaccettabili. Per esempio, nelle aziende chimiche non ho mai trovato servizi per le donne, a volte sono andata in quelli per gli uomini e ogni volta prima di uscire dalla toilette dovevo chiedere se ci fosse qualcuno negli orinatoi. Insomma, per niente comodo…
Che cosa possiamo insegnare agli uomini al volante?
Sicuramente la calma, la gestione dello stress, l’ordine e la pulizia per il proprio mezzo. Credo che la marcia in più di una donna è proprio la combinazione tra la cura del mezzo, la precisione e la pazienza.